Stasera in tv La cena di Ettore Scola

Stasera in tv su La7 alle 01,00 (ma disponibile anche su YouTube) La cena, un film del 1998 diretto da Ettore Scola. Prodotto da Franco Committeri, scritto e sceneggiato da Ettore Scola, Furio Scarpelli, Silvia Scola e Giacomo Scarpelli, con la fotografia di Franco Di Giacomo, il montaggio di Raimondo Crociani, le scenografie di Luciano Ricceri e le musiche di Armando Trovajoli, La cena è interpretato da Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Riccardo Garrone, Eros Pagni, Daniela Poggi, Giorgio Tirabassi, Giorgio Colangeli, Antonio Catania, Nello Mascia, Eleonora Danco, Francesco Siciliano, Rolando Ravello, Corrado Olmi, Marie Gillain.

Trama
Nell’Antico Grottino, ristorante romano si svolgono le vicende dei consueti avventori. C’è la padrona del locale che decide di non partire con il suo grande amore, una madre che scopre la vocazione della figlia, una ragazza che dà appuntamento a quattro fidanzati insieme, un professore che costringe la giovanissima amante a lasciarlo e un ciarlatano che si trasforma in autentico mago.

La cena è un delizioso film in cui Ettore Scola, grazie anche a un cast straordinario che solo un uomo di cinema come lui poteva mettere in piedi, forniva un prezioso spaccato della borghesia italiana di fine millennio, restituendone i tic, le idiosincrasie, le contraddizioni, la malafede, l’ingenuità, la degenerazione, e segnalando, dunque, la mutazione di una classe sempre più priva di punti di riferimento stabili, disorientata dalla crescente disarticolazione del tessuto sociale.

Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Riccardo Garrone, Eros Pagni, Daniela Poggi, Giorgio Tirabassi, Giorgio Colangeli, Nello Mascia, Eleonora Danco, Francesco Siciliano: un film corale, che, sebbene girato completamente negli interni di un ristorante, è assai dinamico, laddove la macchina da presa di Scola, saltellando da una situazione all’altra, si pone con sguardo fluido nei confronti dei personaggi, e le varie storie, scritte dall’abile penna di veterani quali Age, Scarpelli, lo stesso Scola e la figlia Silvia, si concatenano formando un fitto mosaico in cui l’occhio dello spettatore indugia, cercando di venirne a capo, e godendo delle figure che lentamente prendono corpo.

Delizioso il duetto tra il professore di filosofia (Giannini) e la giovane allieva-amante (Marie Gillain), laddove per scoraggiare la ragazza che minaccia di spedire una lettera alla moglie, svelando la loro relazione clandestina, il burbero insegnante rinnega quanto sostenuto nel corso di una vita dedicata al pensiero, affermando che il filosofo è un impostore, che l’unica ‘salvazione’ possibile per l’odierno mondo è il profitto personale, l’individualismo, il mercato, ottenendo il risultato sperato, con la signorina che piangendo lo abbandona, determinata a riprendere il rapporto con un suo coetaneo. Ma c’è anche l’altro ‘siparietto’ tra la madre cafona-disinibita-godereccia (Sandrelli) e la figliola, la quale, per tutta risposta alle continue pressioni esercitate dalla signora che la esorta a svegliarsi, perdere la virginità, divertirsi, reagisce comunicandole di voler cominciare il noviziato per prendere i voti. Una notizia sconvolgente che rovina il pasto a base di trippa della colorita genitrice, che, in ultimo, si ritrova a scambiare poche ma intense battute con la proprietaria del locale, Flora (Ardant), e vedere due icone del cinema così diverse e contigue interagire, seppur fugacemente, fornisce un piacere intenso, la loro bravura davvero impressiona.

E poi c’è il jolly, quel professor Pezzulo (Gassman) che deambula di tavolo in tavolo, facendo il punto della situazione, dando la propria opinione non richiesta, come un vecchio saggio che, avendone viste di ogni, si sente autorizzato a chiosare le innumerevoli, splendide, balzane, sciocche, auliche, meschine conversazioni che s’intrecciano vorticosamente durante l’ennesima serata di un’Italia al giro di boa del nuovo millennio. Per non parlare del debordante cuoco (Pagni) che, disgustato dal vuoto e dall’inutilità delle nuove generazioni, urla tutto il proprio disprezzo, pontificando, facendo la cronaca di tutti quei significativi eventi della storia italiana del dopo guerra a cui lui, per la veneranda età, ha attivamente partecipato, e, dunque, non gli resta che segnalare disperatamente quanto la contemporaneità sia insulsa e da ripudiare.

Scola, poi, verso la fine, interrompe il chiacchiericcio magnifico e improduttivo dei suoi protagonisti con un portentoso carrello-panoramica-piano-sequenza con cui sembra dare le generalità di ciascun personaggio, finalmente silente e assorto nella meravigliosa musica eseguita da un duo (arpa e flauto traverso) che sospende le disgraziate vicende a cui si assiste per due ore di visione. Un aristocratico del nostro cinema, Ettore Scola, capace di indagare con profondità e col tocco della leggerezza l’anima di un paese, il nostro, sempre incompiuto, fracassone, ridondante, polemico, servile, allineato, ma dotato di un’umanità incontenibile, di una ricchezza interiore che attenua inevitabilmente la severità del giudizio che, di primo acchito, verrebbe voglia di decretare in maniera inappellabile.

 

Luca Biscontini