Stasera in tv La terra dei morti viventi di George A. Romero

Stasera in tv su Mediaset Italia 2 alle 21,15 La terra dei morti viventi, un film del 2005, diretto da George A. Romero. È un film horror, quarto capitolo che ha ampliato la serie sui morti viventi del regista. Romero nei suoi film sugli zombie ha sempre voluto ritrarre in maniera critica la realtà socio-politica americana: ne La terra dei morti viventi è messo in discussione il diritto di sopraffazione sui popoli più poveri, dell’aggressione verso i diversi, della lotta al terrorismo e del principio di globalizzazione. Il budget del film è di 19 milioni di dollari mentre l’incasso totale è di 46.800.000 dollari. Con Simon Baker, John Leguizamo, Dennis Hopper, Asia Argento, Robert Joy.

Trama
I morti viventi sono ormai diventati la maggioranza: i pochi esseri umani sopravvissuti vivono in città fortificate dove chi può permetterselo abita in grattacieli inaccessibili, mentre i poveri combattono nelle strade. La loro unica difesa è costituita da un enorme carro armato in grado di intercettare e distruggere gli zombie, che nel frattempo si stanno organizzando in un pericoloso esercito.

Vent’anni dopo la fine della sua trilogia, Romero torna a deliziarci con i suoi zombi. Torna in un mondo oramai ridotto a pochi sopravvissuti, mentre tutto il resto non è altro che schiere di morti viventi. Ma questi ultimi uniti e compatti contro un obiettivo comune e gli umani divisi fra chi può permettersi case lussuose e chi vive per strada. Risultato: non è cambiato niente, neppure in un mondo afflitto da un apocalisse grave per il genere umano.

Gli ultimi film di Romero ricordano molto il miglior Carpenter: ossia, saggi socio-politici travestiti da cinema di genere. Land of the Dead è meno geniale e radicale del successivo Diary of the Dead, il quale arriva a riflettere non solamente sui mali degli USA di Bush, ma su argomenti più ampi come i nuovi media virtuali ed interattivi e la mutazione, da essi indotta, del concetto stesso di verità/realtà/identità. In Land of the Dead si resta invece nell’allegoria politica, con gli eroi di turno che, se da una parte si riallacciano a tutta una tradizione cinematografica statunitense (d’altra parte lo stesso Carpenter era un fanatico di Hawks e i suoi personaggi arrivavano addirittura a passarsi i fucili come faceva John Wayne), dall’altro incarnano le varie tipologie sociali create dall’economia (e dall’ideologia) contemporanea.

Segregazione di classe, di razza, di genere, sfruttamento scriteriato delle risorse naturali, degrado suburbano, consumismo, isolamento, terrorismo, sonnambulismo delle masse contrapposto alla coscienza civile del singolo (peraltro, una figura quasi astratta e ideale, come si evince dalla vaghezza di dettagli con cui è delineato il biondo protagonista ed il suo passato): forse c’è troppa carne al fuoco e il ritmo non è sempre avvincente, ma complessivamente si può dire che Romero centri il bersaglio. Film trasparente, esplicito, apocalittico.

 

 

Luca Biscontini