Stasera in tv Milano calibro 9 di Fernando di Leo

Stasera in tv su Rai 4 alle 00,00 Milano calibro 9, un film italiano del 1972, scritto e diretto da Fernando Di Leo. Il film è il primo capitolo della cosiddetta trilogia del milieu del regista. Il titolo della pellicola è quello di un’antologia di racconti di Giorgio Scerbanenco: l’idea del pacco bomba e dello scambio dei pacchi è tratta da Stazione centrale ammazzare subito e le caratteristiche del personaggio di Ugo Piazza sono, invece, riferimenti ai racconti Vietato essere felici e La vendetta è il miglior perdono. Prodotto da Ermanno Curti e Armando Novelli, scritto e sceneggiato da Fernando Di Leo, con al fotografia di Franco Villa, il montaggio di Amedeo Giomini, le scenografie e i costumi di Francesco Cuppini e Marcella Moretti e le musiche di Luis Enríquez Bacalov e gli Osanna, Milano Calibro 9 è interpretato da Con Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Frank Wolff, Luigi Pistilli, Ivo Garrani, Philippe Leroy, Lionel Stander, Mario Novelli.

Trama
Accusato di aver tentato di fregare il boss, il gangster Ugo è costretto a uccidere per non essere ucciso. Un ragazzo si mette dalla sua parte e lo vendica quando la sua donna lo tradisce e lo fa uccidere dal nuovo amante.

“Basterebbe solo la magnifica colonna sonora di Luis Bacalov a rendere memorabile questo Milano calibro 9: una struggente rivisitazione di tango, con gli inserti progressive rock degli Osanna. Inizia il film, Milano piazza Duomo, la metropolitana e queste note che immergono immediatamente in un trascinante flusso emotivo. Ma naturalmente c’è dell’altro. Tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Scerbanenco, questo primo dei tre grandi noir di di Leo è una sapiente orchestrazione di intrighi, tradimenti e sorprese, ma è anche una sorta di quadro impressionista, in cui l’azione acquista senso nel contesto dell’atmosfera in cui è calata, e qui si tratta di un’atmosfera livida, grigia. Di Leo racconta di un milieu criminale e lo fa guardando alle grandi tradizione di genere americana e d’oltralpe, con un disincanto e una profondità sino ad allora sconosciuti dalle nostre parti. E come sempre accade nei grandi film di genere, la descrizione di un microcosmo, di un ambiente preciso non fa che essere la cifra, la chiave di lettura di un’intera società. In Milano calibro 9 c’è tutto: c’è chi con stoicismo difende strenuamente il proprio onore fino all’ultimo (il personaggio di Chino/Leroy su tutti), c’è chi comanda fondando la propria rispettabilità sulla violenza e la minaccia (l’americano/Stander), ci sono le vittime, c’è il cinico calcolatore (Ugo Piazza/Gastone Moschin), l’istinto brutale (splendido Rocco/Mario Adorf), c’è chi tradisce e chi è fedele, chi predica e chi agisce. E l’occhio di di Leo è di un pessimismo senza appello: tutti sono condannati in un modo o nell’altro a perdere. Certo, alcune cose viste oggi appaiono superflue: i ragionamenti comunistoidi del vicecommissario interpretato da Pistilli c’entrano poco, sembrano messi lì a bella posta, ma, in fondo, quanta gente era così nei ’70? E la forza di di Leo sta proprio in questo, nel riuscire a dare credibilità e spessore ai suoi protagonisti senza ricorrere a sofismi psicologici, semplicemente scrutandone i volti e i movimenti, registrandone i silenzi e gli scatti incontrollati, facendoli emergere dalla banalità grottesca dei personaggi di contorno. Ma aldilà dell’interpretazione di uno stuolo di attori grandi pur senza essere primedonne (tanto di cappello a Gastone Moschin, sguardo di ghiaccio e volto vissuto), un personaggio si impone su tutti: Milano. Un noir senza una grande città non ha quasi ragion d’essere, e qui come non mai di Leo riesce “a far vivere” Milano, riesce a coglierne, dai Navigli alle periferie, dal Pirellone alla stazione centrale, l’atmosfera plumbea, il grigiore sporco, quasi una cappa di fatalità e dolore che pesa su tutto… Del resto, i titoli dei film a volte parlano chiaro”.
(Aldo Spiniello, Sentieri Selvaggi, 24 Settembre 2005)

«Io non permetto che si confrontino Milano Calibro 9, La mala ordina e Il boss con i poliziotteschi all’italiana, che erano un altro genere di film. La sola comparazione che accetto, e la subisco come inferiore, è con i film di Melville, io a quelli mi sono rifatto come costruzione psicologica». Il cinema di Fernando Di Leo ha sempre fatto genere a sé, il regista di origini pugliesi lo sapeva e la sua celebre trilogia noir ne è la palese dimostrazione.

Nella nuova puntata in onda martedì 17 Gennaio alle 23:25, Wonderland omaggerà Di Leo a vent’anni dalla sua morte con uno speciale che illustra la sua filosofia cinematografica attraverso una rara intervista realizzata nel 2001 per il programma Strane Storie di Raisat Cinema e mai più trasmessa da allora. Inoltre, proprio il trittico Milano Calibro 9, La mala ordina, Il boss è protagonista di un mini-ciclo che Cineteca Wonderland dedica a Fernando Di Leo per tre martedì consecutivi, cominciando proprio con Milano Calibro 9, in onda al termine dello speciale nell’edizione integrale e restaurata dalla Cineteca Nazionale con Minerva Pictures.

Prima di esordire come regista a fine anni ’60 con il bellico Rose rosse per il führer, Di Leo aveva lavorato come sceneggiatore a oltre venti film, soprattutto western, contribuendo a veri capisaldi del genere come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Django. Il successo che renderà quello di Di Leo un nome fondamentale per l’evoluzione del genere in Italia arriva grazie alle opere dello scrittore Giorgio Scerbanenco del quale traspone nel 1969 l’omonimo romanzo I ragazzi del massacro. Dopo la parentesi exploitation con il giallo tardo gotico La bestia uccide a sangue freddo, Fernando Di Leo torna nel 1972 ad attingere da Scerbanenco utilizzando il titolo dell’antologia Milano Calibro 9 per dar vita al suo capolavoro che prendeva diversi elementi dai vari racconti contenuti nella raccolta dello scrittore di origini ucraine, cuciti assieme fino a formare una storia originale. Al grande successo di Milano Calibro 9 seguirà a pochi mesi di distanza La mala ordina, che chiude il ciclo di film ispirati da Scerbanenco; l’anno successivo arriva invece Il boss, la perfetta quadratura del cerchio sul genere noir nonché l’ideale conclusione di una trilogia che Di Leo ha incentrato sul mondo della malavita italiana.

Oltre alle incursioni nel cinema erotico con La seduzione e soprattutto Avere vent’anni, Di Leo continuerà proprio ad esplorare i meandri del crime come via preferenziale per la sua filmografia, spesso con budget piccoli ma con uno sguardo molto attento alla psicologia dei suoi personaggi, quasi sempre fuorilegge invece che poliziotti, in controtendenza a quello che il genere in voga in quegli anni preferiva.
Per concludere, Wonderland ha esplorato anche l’eredità lasciata da Di Leo chiedendo pareri e considerazioni sull’opera del regista all’attore Marco Bocci, che ha interpretato il protagonista nel recente sequel Calibro 9, e alla regista Deborah M. Farina che ha analizzato con piglio autoriale il capolavoro di Fernando Di Leo nel documentario Milano calibro 9: le ore del destino, presentato all’ultimo Torino Film Festival.

Wonderland è un programma di Leopoldo Santovincenzo, Carlo Modesti Pauer, Andrea Fornasiero ed Enrico Platania. Produttore esecutivo Sabrina La Croix, montaggio e edizione Leonardo Fiore, regia di Leopoldo Santovincenzo.

 

 

Luca Biscontini