Stasera in tv Miracolo a Milano di Vittorio De Sica

Stasera in tv su Cine34 alle 23,20 Miracolo a Milano, un film del 1951 diretto da Vittorio De Sica. Tratto dal romanzo Totò il buono di Cesare Zavattini, Miracolo a Milano nasce dalla lunga collaborazione tra Zavattini e De Sica, a cui si debbono altri film del periodo neorealista come Umberto D.Sciuscià Ladri di biciclette. Il romanzo, edito da Bompiani nel 1943, dopo essere uscito a puntate sul settimanale Tempo, era lo sviluppo di un soggetto di tre pagine, scritto a quattro mani da Zavattini e Totò nel 1940. Le riprese furono effettuate tra il Febbraio e il Giugno del 1950. Il titolo di lavorazione del film era I poveri disturbano, titolo che fu cambiato in seguito alle pressioni dei produttori e di alcuni politici che vedevano il Neorealismo come un cattivo biglietto da visita per l’Italia all’estero. Soprattutto a causa degli effetti speciali, affidati a tecnici americani, (in particolare il noto volo finale sulle scope e le immagini in trasparenza dello spirito della madre e degli angeli), la spesa finale salì a circa 180 milioni di lire, il triplo di quant’era costato Ladri di biciclette, con un indebitamento che avrebbe assillato il regista-produttore per diversi anni. Girato a Milano, in prossimità della stazione di Lambrate, nel 1950, quando uscì nelle sale venne accolto in modo negativo da progressisti e conservatori. I primi lo giudicarono troppo evangelico e consolatorio; gli altri invece lo giudicarono un film eversivo e d’ispirazione comunista. Probabilmente quello che non piaceva a nessuno era la scelta di avere come protagonisti di un film dei barboni inoperosi e che fanno festa. Miracolo a Milano vinse il Grand Prix du Festival al festival di Cannes nel 1951. Con Emma Gramatica, Francesco Golisano, Paolo Stoppa, Brunella Bovo, Guglielmo Barnabò, Anna Carena, Alba Arnova, Virgilio Riento, Arturo Bragaglia, Erminio Spalla.

Trama
Il piccolo Totò finisce in orfanotrofio dopo la morte di Lolotta che, dopo averlo trovato sotto un cavolo, lo aveva preso con sé. Una volta cresciuto riesce a difendere miracolosamente, anche grazie all’intervento dello spirito della sua defunta madrina, un gruppo di poveri che abitano una zona della periferia di Milano vittime delle manovre di uno speculatore senza scrupoli. Mascherato dai toni della fiaba, il film è una feroce denuncia dell’oppressione. Quando la lotta di classe fallisce restano soltanto le armi dell’utopia e della speranza che non muore.
Vittorio De Sica: “Miracolo a Milano è il mio film più discusso: non è piaciuto ad amici a me cari, è piaciuto a colleghi che stimo profondamente, come Jean Renoir. È un film che ha suscitato reazioni diversissime; ciascuno lo ha visto e lo ha sentito a suo modo. Per quanto mi riguarda, vorrei dire semplicemente che sono legato a quel film da una profonda affezione sentimentale; non perché mi costò più fatica di tutti gli altri, più tempo, più guai e più soldi (venne della gente apposta dall’America per fare gli “effetti speciali” e non la finiva più e mi costò più di tutto il resto del film), ma perché l’avevo ideato e realizzato in omaggio a Cesare Zavattini. Da molto tempo, fin dai nostri primi incontri, sapevo quando egli tenesse a un libro piccolo e bello che aveva idealmente dedicato ai ragazzi: Totò il buono; sapevo soprattutto il suo desiderio segreto di vederlo diventare film. Pensai a Miracolo a Milano come a un film tutto suo”.

Tratto dal romanzo di Cesare Zavattini, evoluzione di tre pagine scritte insieme a Totò, Miracolo a Milano si sviluppa come una fiaba, un sogno lontano da quel realismo che Vittorio De Sica aveva portato sugli schermi con film come Sciuscià e Ladri di biciclette. Qui, il regista e Zavattini sembrano voler schierarsi al fianco dei barboni e dei diseredati, coloro che rifiutano la società e i suoi sistemi perché sono in cerca di un luogo in cui “buon giorno vuol dire veramente buon giorno”. Oltre ad essere la prima volta in cui il regista utilizza gli effetti speciali (il film costò 180 milioni di lire, un debito che De Sica dovette sostenere per diversi anni), Miracolo a Milano è un tentativo di portare lo stile Neorealista all’interno di una fiaba, con una forte impronta ideologica: i ricchi vivono nel lusso e appartengono al regno della Terra, mentre i poveri vivono nelle baracche ma con modi sostanzialmente cattolici e possono volare in Cielo.

La pellicola, premiata a Cannes nel 1951, non fu gradita né dalla destra, soprattutto per come fu dipinto il personaggio di Mobbi e per la carica eversiva dei barboni, né dalla sinistra, secondo cui il film rappresentò il punto d’arresto della vena realistica del regista. In realtà, Miracolo a Milano, che è sicuramente un film di passaggio, visto l’incrocio a quel tempo con le prime opere di Fellini e quelle più libere di Rossellini, è una grande fiaba del passato, che resiste bene allo scorrere del tempo e che continua ad avere qualcosa da dire.

 

 

Luca Biscontini