Stasera in tv Missouri di Arthur Penn, con Marlon Brando e Jack Nicholson

Stasera in tv su Rai Movie alle 23,30 Missouri (The Missouri Breaks), un film western del 1976 diretto da Arthur Penn, con Marlon Brando e Jack Nicholson. È un western moderno senza eroi, a volte crudo e cinico, che simpatizza per i ribelli, mostrando invece una certa intolleranza nei confronti di chi si propone come difensore dell’ordine. Una malinconica metafora delle disillusioni di un’epoca. Con Il soggetto e la sceneggiatura di Marlon Brando e Thomas McGuane, la fotografia di Michael C. Butler, il montaggio di Dede Allen, Gerald B. Greenberg e Stephen A. Rotter e le musiche di John Williams, Missouri è interpretato da Marlon Brando, Jack Nicholson, Kathleen Lloyd, Randy Quaid, John P. Ryan, John McLiam, Kathleen Lloyd, Frederic Forrest.

Trama
Un proprietario terriero ingaggia un celebre cacciatore di taglie, Lee Clayton, per sgominare una banda di razziatori di cavalli. Questi uccide tutti i banditi, eccetto il loro capo, Tom Logan, che ha anche una relazione con la figlia del proprietario. Nello scontro finale, incerto fino all’ultimo, è il cacciatore di taglie ad avere la peggio, il proprietario terriero muore e sua figlia e Tom vanno ognuno per la propria strada.

Arthur Penn, giunto al suo terzo western, dopo Furia selvaggia – Billy Kid (1958) e Piccolo grande uomo (1970), definendo il suo stato d’animo durante le riprese dichiara: “Un grosso film, con grossi attori, che è causa per me di una forte tensione. Ti aspetti anche questo però. Sono tutte persone originali, con idee originali. Così il lavoro è sempre interessante”. Riguardo a Brando aggiunge: “Non ho fatto altro che sedermi e stare a guardare ciò che il folle genio dell’attore sapeva proporre. E Brando ha risposto con una delle sue creazioni più peculiari”.

Il manicheismo semplicistico del western viene corretto secondo un’ottica revisionista e crepuscolare, che degrada gli allevatori da laboriosi pionieri ad amorali arricchiti ed eleva invece i ladri di bestiame da farabutti ad emarginati in cerca di riscatto; il sovvertimento (o l’aggiornamento) delle regole del genere si verifica anche stilisticamente con i dialoghi vivaci, una gustosa ironia e l’assenza di duelli e sparatorie.

Penn, come era già successo pochi anni prima, riscrive le regole del genere western, firmando un film anomalo, con poca azione e molte parole e con due super divi che da soli valgono il prezzo del biglietto. Il tono è malinconico, Brando che incarna il regolatore è veramente senza freni (basta vedere tutti i copricapo che indossa nei vari omicidi), mentre Nicholson è molto più misurato. Il confronto finale tra i due è improvviso, breve e senza appello, così come l’epilogo scevro di ogni ottimismo e romanticismo. L’impressione è che l’ambientazione western sia solo un dettaglio e che Penn la usi per destrutturare e scardinare le coordinate stilistiche del genere. Il suo sguardo non è imparziale, parteggia chiaramente per i ladri di cavalli, i fuorilegge, mentre il loro cacciatore si macchia di crimini efferati.

Considerato probabilmente il film più atteso del 1976, per la contemporanea presenza di Brando (che aveva girato Il padrino e Ultimo tango a Parigi) e Nicholson (proveniente dal successo di Chinatown), fu invece un fallimento dal punto di vista commerciale e della critica. Il cast eccezionale fece levitare i costi di produzione. I due attori avevano preteso circa un milione di dollari a testa. Al buon successo avuto sul mercato europeo non corrispose un’uguale fortuna in patria.

 

 

Luca Biscontini