Stasera in tv Omicron di Ugo Gregoretti

Stasera in tv su Rai Storia alle 21,10 Omicron, un film del 1963 scritto e diretto da Ugo Gregoretti. È una satira basata su una storia fantascientifica. Prodotto da Franco Cristaldi, scritto e sceneggiato da Ugo Gregoretti, con la fotografia di Carlo De Palma, il montaggio di Nino Baragli, le scenografie di Carlo Gentili e le musiche di Piro Umiliani, Omicron è interpretato da Renato Salvatori, Rosemarie Dexter, Gaetano Quartararo, Dante Di Pinto, Vittorio Calef, Giuliana Corbellini, Franco Luzzi, Calisto Calisti, Ida Serasini, Mara Carisi, Fausto Del Duca.

Trama
L’operaio Trabucco viene trovato morto in riva al Po. Nel suo corpo si è installato un extraterrestre che prepara l’invasione della Terra. Omicron (questo è il nome dell’alieno) in un primo tempo denuncia i sindacalisti, ma per amore di una donna inizia poi a militare dalla parte degli operai. Sarà ucciso mentre organizza uno sciopero. Fantascienza usata come metafora per parlare di problemi politici e sociali.

Omicron era un film sulla fabbrica, o meglio, sulla Fiat, tant’è vero che la sua base documentaria è l’inchiesta sulla Fiat fatta da Giovanni Carocci e comparsa sulla rivista “Nuovi argomenti”, diretta da Alberto Moravia, che analizzava le difficili questioni sindacali all’interno degli stabilimenti FIAT dopo la creazione di una polizia segreta che vigilava sul lavoro negli stabilimenti. Alcune cose vennero da un incontro a Torino con dei giovani come Fofi e Soave. Dopo i miei primi lavori e dopo il successo del film Ro.go.pa.g., Cristaldi mi propose nel 1963 di girare un film di soggetto fantascientifico, che dapprima pensai di girare direttamente a Torino. Omicron era quindi un curioso esempio di satira sul lavoro operaio in una grande fabbrica, con un alieno che si incarnava in un operaio. Andai in FIAT, un po’ ingenuamente, per chiedere l’uso di un grande stabilimento dove poter girare, ma ovviamente la FIAT non ci diede il permesso. Andai allora all’ENI, che spinta dal desiderio di dimostrare come gli enti pubblici fossero più aperti dei privati, ci mise a disposizione immediatamente uno stabilimento di Firenze, il Nuovo Pignone, specializzato nella costruzione delle bombole a gas per le cucine; restammo lì quasi un mese; a Torino girammo solo alcuni esterni in Piazza San Carlo e in periferia.

A Torino ritornai successivamente, negli anni Settanta, per girare alcuni programmi sperimentali della RAI di Torino, lavori di ricerca che sfruttavano l’uso del chroma-key. Negli anni Ottanta restai a Torino per quattro anni come direttore del Teatro Stabile di Torino. Un’esperienza molto libera, vissuta senza condizionamenti, che mi permise di mettere in scena buoni spettacoli, come Ubu Re di Jarry. Ho un ricordo bello di quel periodo, che tuttavia mi provocò molte critiche al momento di lasciare Torino. Fui bollato come colui che aveva rovinato il teatro pubblico torinese. Con il tempo tutto si è appianato ed oggi sono accolto molto bene ogni volta che torno. Torino è sicuramente la città dove conservo più amici.”

(Ugo Gregoretti)

 

Luca Biscontini