Stasera in tv Philomena di Stephen Frears, con Judi Dench

Stasera in tv su Iris alle 21 Philomena, un film del 2013 diretto da Stephen Frears, frutto di una co-produzione tra Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Il film è basato sul romanzo di Martin Sixsmith intitolato The Lost Child of Philomena Lee, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme con il titolo Philomena, in concomitanza con la distribuzione del film. Protagonisti delle pellicola sono Judi Dench e Steve Coogan, quest’ultimo anche autore della sceneggiatura assieme a Jeff Pope. La pellicola è stata presentata in anteprima il 31 Agosto 2013 all’interno del concorso ufficiale della 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura e altri premi, tra cui Queer Lion, il Premio Signis, il Premio Padre Nazareno Taddei ed il Premio Brian. Al Toronto International Film Festival ha ottenuto il secondo posto tra i film scelti dal pubblico.

Trama
Quando è rimasta incinta, ancora adolescente nell’Irlanda del 1952, Philomena Lee è stata mandata nel convento di Roscrea per essere rieducata al pari di tutte le donne come lei considerate perdute. Al momento del parto, il bambino appena nato le viene strappato dalle braccia dalle suore per essere mandato in America e dato in adozione. Per cinquant’anni, Philomena (Judi Dench) ha cercato il figlio invano, tanto che ha quasi perso le speranze di ritrovarlo. A ridarle la forza per mettersi in viaggio e andare in America è l’incontro con Martin Sixsmith (Steve Coogan), un cinico giornalista con cui scoprirà la straordinaria storia del figlio e vivrà un’avventura sorprendente all’insegna delle forti emozioni e del divertimento.

“Nel 2002 Peter Mullan vinse il Leone d’oro della Mostra veneziana con Magdalene, il film che raccontava le angherie che le suore cattoliche infliggevano alle giovani «peccatrici» irlandesi recluse nei loro conventi. Quest’anno Stephen Frears è andato a Venezia per raccontare la storia, vera, di una di quelle ragazze: Philomena (tornando ingiustamente senza un premio, se non quello a Steve Coogan per la sceneggiatura). Ci sono film che non hanno alcuna intenzione di essere innovativi in termini di linguaggio. Non hanno bisogno di sperimentazioni, si basano su fatti concreti: una storia talmente ricca da sembrare inventata, due attori in stato di grazia (Judi Dench e Steve Coogan, anche sceneggiatore con Jeff Pope, nomen omen, e produttore) una sceneggiatura che bilancia magnificamente la drammaticità del racconto con dialoghi cesellati (l’ingenua Phil scopre che il figlio era gay quando in una foto lo vede con indosso una salopette) e un ritmo da azione filmica, molto più dirompente di tanti film d’azione. Così succede che Philomena si riveli un autentico trionfo, facendo più di un pensierino agli Oscar. Sarebbe un buon riscatto per Stephen Frears, geniaccio troppo spesso snobbato dalla critica più spocchiosa e da giurie distratte. Anche perché Philomena non è solo un fantastico racconto di vita vissuta che vede coinvolti Jane Russell, Ronald Reagan, il dio dei cattolici, ma un confronto intenso e ricco di implicazioni tra un intellettuale abituato a muoversi nei piani alti della vita, senza davvero accorgersi di quel che succede là sotto, e una persona vera capace di telefonare al suo «socio» per chiedergli se ha bisogno di un accappatoio perché nel lussuoso albergo dove la rivista li ha alloggiati gliene hanno messi due. Stephen Frears si è augurato che il Papa possa vedere il suo film, ecco, sarebbe bello che succedesse e senza voler dare la croce addosso a nessuno, facesse qualche riflessione su quanta cattiveria inutilmente punitiva sia stata messa in atto da rappresentanti del mondo cattolico, in epoche non poi così remote.”
(Antonello Catacchio, Il Manifesto, 19 Dicembre 2013)

“Alla base del bel film di Stephen Frears c’è una vicenda vera, raccontata da Martin Sixsmith in un libro del 2009, The Lost Child of Philomena Lee, ora in uscita da noi (Piemme). Tanto materiale poteva produrre un film pasticciato e sempre a rischio di scivolare nel patetico: invece la lacrima arriva, ma resta sul ciglio, trattenuta con britannico senso del controllo; e semmai a scattare più spesso è la risata per il gioco a contrasto della strana coppia. L’intellettuale snob uscito da Oxford e l’ex-infermiera piccolo borghese, l’ateo e la credente, il giornalista che cerca di rimontare la china con una storia di vita vissuta; e un’anziana signora che, a dispetto delle sue dickensiane vicissitudini, si diletta della lettura di romanzi rosa a lieto fine. E’ anche un gioco su ciò che potrebbe essere Philomena, una storia d’appendice, se non fosse per un regista tanto abile a giostrarla in un calibrato dosaggio di pathos e commedia.”
(Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa, 19 Dicembre 2013)

 

 

Luca Biscontini