Stasera in tv Quella sporca dozzina di Robert Aldrich

Stasera in tv su Iris alle 21 Quella sporca dozzina, un film del 1967 diretto da Robert Aldrich, adattamento dell’omonimo romanzo di E.M. Nathanson. Oltre ad ottenere un grande successo di pubblico e uno dei migliori incassi degli anni sessanta, ricevette quattro candidature agli Oscar ottenendo quello per i migliori effetti sonori e rappresentò un modello per molti film d’azione dei decenni successivi. Nel 2001 l’American Film Institute lo ha inserito al 65º posto tra i cento film più avvincenti del cinema americano. Con Lee Marvin, Ernest Borgnine, Charles Bronson, Telly Savalas, Jim Brown, John Cassavetes.

Trama
Lo sbarco in Normandia è ormai imminente. Lo Stato Maggiore alleato affida al maggiore John Reisman, aiutato dal sergente Ballon, il compito di far saltare un castello in Francia, dove si riuniscono abitualmente i più alti ufficiali del comando tedesco. La località è un centro operativo nevralgico e una casa di piacere per passare i momenti liberi dalle fatiche della guerra. La missione presenta però rischi altissimi che non possono essere affidati a soldati comuni, per quanto abili e coraggiosi.

Quella sporca dozzina è la negazione del film bellico attraverso i suoi stessi canoni cinematografici: reclutamento, addestramento, combattimento, eroismo. Il carattere antitetico è dovuto però allo spunto iniziale, per cui dodici condannati, rei di crimini violenti, si fanno onore al posto dei capoccioni impomatati e imbelli in una nazione comandata, testuali parole del maggiore Reisman – ma non si può non acconsentire -, da un pazzo. Interpretato da uno statuario Lee Marvin, il maggiore, a suo modo patriottico ma refrattario a quelle regole che non considera giuste, è una figura memorabile; antesignano padre putativo di tanti sergenti di ferro tutto sommato onesti e di buon cuore visti successivamente al cinema (da Gunny a Ufficiale e gentiluomo). Aldrich, ricompensato con quattro nomination agli Oscar e un’unica statuetta conquistata per i migliori effetti sonori, compone un’opera polemica e politica, volutamente controcorrente rispetto ai pamphlet guerrafondai del periodo, sul genere Berretti verdi (citazione non casuale visto che John Wayne rinunciò al ruolo poi affidato a Lee Marvin per prendere parte al film co-diretto con Ray Kellogg). Ciò nonostante la predominanza del gruppo che pian piano matura uno spirito di corpo, l’appartenenza a una missione comune: eppure nel bildungsroman dei dodici reietti si staglia netto lo spirito anarcoide dei folli dotati di genio, dei perdenti che per riscattarsi, quasi senza volerlo, compiono grandi imprese. Lo stesso spirito di sfida e di contraddizione che Aldrich da sempre conosce e porta su grande schermo con rabbia. Uno spirito che non è caciarone o chiassoso, anche se non cammina in punta di piedi né sente il bisogno di scusarsi per la sua insolenza, piuttosto entropico ed empatico. Il nemico comune non sono solo i tedeschi, che ancora non hanno fatto niente alla dozzina di americani meno integrati a memoria di platea – a partire dai nomi, dalle razze, per finire con usi e costumi – , ma prima ancora le istituzioni, per cui i soldati, gente comune, di strada, vale poco meno della carne sul bancone del supermercato, da immolare prendendo le decisioni critiche seduti dietro a un tavolo, incapaci di far altro che di sentenziare. Il maggiore, seppure superiore di grado, non è diverso dai suoi discepoli, per i quali assume il triplice ruolo di padre severo, fratello maggiore e amorevole chioccia. Il principio comune, che lega ciò che nessun altro potrà sciogliere, è allora la voglia di rivalsa, di ritagliarsi un posto rispettabile nella società, ma soprattutto di far vedere che la figura degli idioti non è fatta per un pungo di esseri umani che, come tutti gli altri, non chiedono altro che di poter dimostrare di meritarsi quindici fatidici minuti di fiducia e stima, propria e altrui”.
(Matteo Di Giulio, Sentieri Selvaggi, 5 Novembre 2006)

 

 

Luca Biscontini