Stasera in tv Sedotta e abbandonata di Pietro Germi

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Sedotta e abbandonata, un film del 1964 diretto da Pietro Germi. La pellicola fa parte di una trilogia iniziata con Divorzio all’italiana (1961) e conclusa con Signore & signori (1966). Terminata la collaborazione con De Laurentiis che lo aveva preso in esclusiva per quattro anni come sceneggiatore, Luciano Vincenzoni ritrova il maestro Germi, con il quale aveva avuto dei contrasti a proposito del film Il ferroviere. Tornati a lavorare insieme, creano la società RPA e producono il film Sedotta e abbandonata. Gli esterni del film sono stati girati a Sciacca, in provincia di Agrigento. Il film fu presentato al Festival di Cannes in cui si aggiudicò il premio per la migliore interpretazione maschile (Saro Urzì). Vinse, inoltre, due David di Donatello (miglior regista a Pietro Germi, miglior produttore a Franco Cristaldi) e quattro Nastri d’Argento. Con Aldo Puglisi, Lando Buzzanca, Stefania Sandrelli, Saro Urzì, Leopoldo Trieste, Lola Braccini, Umberto Spadaro, Rocco D’Assunta, Oreste Palella.

Trama
Agnese, sedici anni, viene sedotta dal fidanzato della sorella Matilde. Il babbo pretende le nozze riparatrici, ma il seduttore nicchia. Costretto con le maniere forti, quando l’uomo accetta è Agnese a rifiutare. Il gentore non demorde e la giovane minaccia di rinchiudersi in convento.

«Con Sedotta e abbandonata gli affezionati spettatori di Divorzio all’italiana si ritrovano in una Sicilia dominata da un grottesco senso dell’onore, nuovamente si muovono in un clima cupo e afoso con bagliori terrificanti, in cui scoppiano feroci contrasti familiari, e per la seconda volta s’imbattono in una Stefania Sandrelli concupita da un focoso isolano. Simile la cornice, analogo il desiderio del regista, Pietro Germi, di accusare, raccontando una storia inventata, l’ipocrisia dei costumi locali e della legislazione italiana.»
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 11 Maggio 1964)

«In Sedotta e abbandonata il regista attacca un altro aspetto della nostra legislazione, cioè l’articolo che attribuisce al matrimonio il potere di cancellare ogni precedente reato dell’uomo nei confronti della donna, dalla violenza al ratto. Come nel film precedente Germi prende pretesto da uno spunto polemico per affrontare un tetro quadro d’ambiente.»
(Tullio Kezich, 1966)

«I personaggi, infatti, i loro caratteri e persino il loro aspetto fisico, le situazioni che li hanno al centro e le soluzioni cui vengono indirizzati sono tutti immersi in un clima caricaturale alla Grosz permeato quasi soltanto di violentissima asprezza e, a volte, di una così spietata ferocia da rilevare negli autori soprattutto antipatia e disprezzo nei loro confronti e mai, invece, un minimo di pietà o di commiserazione.»
(Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 31 Gennaio 1964)

«Il film ironizza in modo più che sardonico su quella Sicilia in cui salvare il cosiddetto “onore” è di importanza vitale, in cui sono le apparenze quelle che contano (memorabile la scena in cui il padre della ragazza costringe tutta la famiglia, appena usciti dal commissariato, a ridere per far credere alla gente che si era trattato di un malinteso), e le donne hanno l’importanza di un soprammobile. Sicilia questa che all’epoca di Germi esisteva ancora e che oggi non è del tutto scomparsa. Incantevolmente dimessa la Sandrelli e prepotentemente sanguigno il grande Saro Urzì (nella parte del padre della ragazza). Germi non è mai stato così pungente e sferzante, con un stile poi da lasciar a bocca aperta. Un capolavoro della “commedia all’italiana”.»
(Morando Morandini, Dizionario dei film, 2007)

 

 

Luca Biscontini