Stasera in tv Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni

Stasera in tv su Cine34 alle 21 Stanno tutti bene, un film del 1990 diretto da Giuseppe Tornatore. È stato presentato in concorso al 43º Festival di Cannes. Nel 2009 ne è stato realizzato un remake statunitense omonimo, Stanno tutti bene – Everybody’s Fine. La parte che fu di Mastroianni è stata affidata a Robert De Niro. Sceneggiato da Giuseppe Tornatore, Tonino Guerra e Massimo De Rita, con la fotografia di Blasco Giurato, il montaggio di Mario Morra, le scenografi e di Andrea Crisanti e Nello Giorgetti e le musiche di Ennio Morricone, Stanno tutti bene è interpretato da Marcello Mastroianni, Michèle Morgan, Marino Cenna, Norma Martelli, Salvatore Cascio, Leo Gullotta, Nicola Di Pinto,Victor Cavallo. Il film si aggiudicò il premio della giuria ecumenica al Festival di Cannes e un David Donatello per le musiche (Morricone).

Trama
Matteo è in pensione dopo una vita di duro lavoro e di sacrifici. Vedovo, è fiero dei successi dei figli, sparsi in tutta Italia, i quali ogni tanto gli scrivono vantando matrimoni riusciti ed occupazioni favolose. Ora che ha tempo Matteo decide di andarli a trovare: dalla Sicilia risale a Napoli, poi a Roma, poi a Firenze, quindi a Milano e a Torino: ma i figli l’hanno ingannato, stanno tutti male.

Non dev’essere stato facile per Giuseppe Tornatore, reduce dall’enorme successo di Nuovo Cinema Paradiso (1988), premiato con l’Oscar per il Miglior Film Straniero e con un Golden Globe, tornare dietro alla macchina da presa. Chiunque al suo posto sarebbe stato colto da un’enorme e comprensibile ansia da prestazione. Eppure, il regista, con buon senso e umiltà, seppe dare corpo a una nuova, commovente e, al tempo stesso, amara storia, attraverso cui raccontare i cambiamenti umani, culturali e antropologici che, in quegli anni (nel 1990), stavano modificando sensibilmente il volto del nostro paese. Insieme a Tonino Guerra e Massimo De Rita, Tornatore realizzò una sceneggiatura solida che, grazie all’abile e intensa prestazione di Marcello Mastroianni, diveniva una perfetta metafora della scomparsa – quasi un precipitare – di tutti quei valori di riferimento che avevano costituito i capisaldi della generazione che aveva vissuto gli anni della guerra e anche quelli successivi, caratterizzati da un ingenuo entusiasmo per l’improvviso benessere economico.

In Stanno tutti bene, Matteo Scuro (Mastroianni), un anziano vedovo siciliano, decide di andare a far visita ai suoi cinque figli che abitano sparsi in varie città dell’Italia continentale, tra Napoli, Roma, Firenze, Milano e Torino. Orgoglioso dell’educazione impartita, ha dato loro nomi presi da personaggi del melodramma, di cui è appassionato: Tosca, Canio, Norma, Guglielmo e Alvaro. Questa premessa già da sola la dice lunga su ciò con cui dovrà fare i conti l’ingenuo protagonista, il quale, quasi immerso in un’irreale dimensione nostalgica di un passato incontaminato, sarà suo malgrado costretto a prendere coscienza della rovinosa epoca in cui si muove. Alla bellezza della poesia dei rapporti famigliari vissuti in una terra verace si sostituisce la prosa del solipsismo che contrassegna la fatale dispersione di un’umanità il cui unico comun denominatore è fornito dall’esigenza di sopravvivere, a qualsiasi costo e in qualunque modo.

Quella foto in cui compare tutta la famiglia, che il signor Scuro porta sempre con sé, mostrandola con orgoglio a chiunque gli si pari davanti, man mano che il suo viaggio prosegue acquisisce la valenza di un cimelio, di una testimonianza di un passato fatalmente scomparso, che un’immagine, seppur bella e poetica, non ha la forza di ripristinare. Bellissime ed esemplari, in tal senso, le sequenze in cui il vecchio padre telefona ai figli, ma dall’altra parte c’è solo la voce metallica di un dispositivo di segreteria telefonica: con un enorme sforzo di direzione, Tornatore, volendo sottolineare lo svanimento dell’umanità dei rapporti, riesce a interrompere all’improvviso il movimento di centinaia di comparse, ben restituendo il senso di smarrimento del protagonista per il quale il non riuscire a parlare con gli adorati figli rappresenta quasi una sospensione della vita.

Con la bella fotografia di Blasco Giurato (un vero fuori classe del nostro cinema) e le musiche del sempre opportuno maestro Ennio Morricone (che in questo film appare anche in un breve cammeo), Stanno tutti bene è un film che fissa egregiamente sulla pellicola una fase di passaggio cruciale del nostro paese – e dell’umanità in generale ai tempi della globalizzazione – restituendo con efficacia la fine di un mondo cui ormai non restava che accettare la propria scomparsa, finanche negando l’evidenza della realtà dei fatti (si allude, in questo senso, al finale struggente). Un film che dopo quasi trent’anni non ha perso il suo fascino e tutta la sua potenza evocativa.

 

 

Luca Biscontini