Stasera in tv su Iris alle 21 La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore

Stasera in tv su Iris alle 21 La leggenda del pianista sull’oceano, un film del 1998 diretto da Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco. Gran parte del film è stata girata nella città di Odessa in Ucraina. Alcune scene sono state girate nell’ex mattatoio del rione Testaccio a Roma, dove la sagoma della nave è rimasta per mesi visibile da molti punti della città. Per realizzare gli esterni del Virginian si è tratta ispirazione dai progetti della RMS Lusitania e della sua nave gemella, la RMS Mauretania. Il salone in cui Novecento suona il piano infatti ha una cupola simile a quella che la SS Mauretania aveva durante le proprie traversate oceaniche. La progettazione degli arredamenti è stata affidata a Bruno Cesari, vincitore dell’Oscar per la scenografia de L’ultimo imperatore. Sceneggiato da Giuseppe Tornatore, con la fotografia di Lajos Koltai, il montaggio di Massimo Quaglia, le scenografie di Francesco Frigeri, i costumi di Maurizio Millenotti e le musiche di Ennio Morricone, La leggenda del pianista sull’oceano è interpretato da Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Bill Nunn, Clarence Williams III.

Trama
Lo hanno trovato appena nato in un cesto nascosto a bordo del Virginian e da lì non è mai sceso. Il Virginian è un piroscafo che attraversa l’oceano sulla rotta che va dall’Europa all’America e ritorno. È il trombettista, suo amico di vecchia data, Max Tooney, che ci racconta la sua storia. La nave per Novecento rappresenta tutto. Da autodidatta ha imparato a suonare il pianoforte e si concede il lusso di sfidare il famoso jazzista Jelly Roll Morton.

Nell’anno dell’uscita di Titanic, Tornatore realizza il suo personale capolavoro d’ambientazione marina, ispirandosi all’originalissimo racconto di Alessandro Baricco. Nel film convivono in perfetto equilibrio la storia di amicizia che lega il protagonista al trombettista Max (Pruitt Traylor Vince) con una profonda riflessione sul senso di inadeguatezza dell’uomo davanti alla perdita di ogni certezza, coincisa con l’esplosione tecnologica. Completato dalle musiche di Ennio Morricone, intonatissimo valore aggiunto del film, La leggenda del pianista sull’oceano è anche una straordinaria prova di virtuosismo registico che conferma il regista siciliano alle primissime posizioni per talento, creatività e capacità narrativa.

Romanzo di formazione e di sensazione in cui la struttura complessa si architetta tra un’unità principale e flashback narrativi, il film si pone subito come un classico anche grazie a personaggi costruiti seguendo un disegno quasi mitico (il pianista è di per sé un personaggio da romanzo in tutto e per tutto; l’amico trombettista fallito e malinconico; il fochista che alleva il bimbo e muore ridendo ai nomi dei cavalli; la figura della ragazza, figlia del contadino friulano) e grazie a una metafora di fondo quasi angosciante: è un film sull’isolamento consapevole degli spiriti puri governati dal sacro fuoco dell’arte, che preferiscono essere nel luogo della loro non-vita (la nave) anziché sopravvivere nel non-luogo della vita (il fuori). È quindi un film sulla paura del cambiamento e sulle sue conseguenze. La solitudine del numero primo (perché solo, distaccato dagli altri numeri e indivisibile) si evince perfettamente dalla struggente scena delle telefonate casuali, tentativo estremo di cercare un rapporto, un qualcuno con cui parlare.

Così come la si nota con la scoperta dell’amore, tappa cruciale della narrazione, vissuta sulle note dell’unica musica registrata e che poi fa da leitmotiv concreto e astratto al contempo. E servendosi di un reparto tecnico di gran lusso (la fotografia viva e spenta, sporca e plastica di Lajos Koltai, le magniloquenti scenografie di Francesco Frigeri, Maurizio Millenotti ai costumi e il montaggio di Massimo Quaglia) ha pertanto un ruolo fondamentale la straordinaria partitura musicale del leggendario Ennio Morricone, al meglio della forma, che si fa prepotentemente protagonista dell’opera, insinuandosi in ogni angolo del film e scavando prepotentemente nel vissuto dello spettatore, incanalandosi energicamente nella mente. Un film dell’altro secolo, una poesia con più di un’affinità con il capolavoro di Tornatore, Nuovo cinema Paradiso (il tema del ritorno, l’educazione sentimentale, la distruzione del luogo d’elezione).

 

 

Luca Biscontini