Stasera in tv su La7d alle 21,30 Sesso, bugie e videotape di Steven Soderbergh

Stasera in tv su La7d alle 21,30 Sesso, bugie e videotape (Sex, Lies, and Videotape), un film del 1989 scritto e diretto da Steven Soderbergh, vincitore della Palma d’oro al 42º Festival di Cannes, con James Spader e Andie MacDowell. Nel 2006 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Primo lungometraggio di finzione di Soderbergh, dopo un documentario e due cortometraggi (Yes: 9012 live, 1985, Access All Areas, 1985, Winston, 1987), scritto e sceneggiato dal regista, con le musiche di Cliff Martinez, Sesso, bugie e videotape è interpretato da James Spader (vincitore del Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes), Andie MacDowell, Laura San Giacomo e Peter Gallagher.

Trama
Ann (Andie MacDowell) è la moglie di un giovane avvocato di successo, John Mullany (Peter Gallagher). Ann ha una sorella, Cynthia (Laura San Giacomo), che diversamente da Ann è molto estroversa. Cynthia e John sono amanti. Un giorno arriva in città Graham Dalton (James Spader), un vecchio amico di John che sconvolge la vita di Ann, che successivamente scopre la relazione di suo marito con sua sorella.

Quella di Steven Soderbergh è un’opera prima indimenticabile: appena ventiseienne è il più giovane regista a vincere la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Sex, Lies and Videotape (1989), più o meno alla stessa età di Orson Welles quando ha girato Quarto potere e di Marco Bellocchio quando ha realizzato I pugni in tasca. Con Sesso, bugie e videotape riesce a realizzare una delle opere più riuscite sul sesso, sebbene siano le bugie che i protagonisti raccontano a se stessi e agli altri la parte più esplicita e pruriginosa della pellicola.

Il sesso invece, è sussurrato, chiacchierato e sviscerato, ma resta spesso fuori campo. Sviluppata principalmente attraverso i dialoghi intimi dei protagonisti e le riprese video, l’opera prima di Soderbergh è stimolante ed evocativa. Quella cui si assiste infatti non è la realtà, ma solo la sua rappresentazione. Esattamente quello che accade allo spettatore che è passivamente immerso in una storia che non lo coinvolge concretamente di persona. È importante dire che il debutto del regista, all’epoca 25enne, è un’opera matura e colossale nel modo in cui riesce, con una semplice struttura narrativa, a distruggere le certezze della bourgeoisie dell’America repubblicana, nell’ultimo anno del secondo mandato Reagan.

Pellicola statica di stampo teatrale, in cui la “mise-en-scène” del regista di Atlanta, essenziale e laconica, fa il verso al padre del cinema indipendente John Cassavetes. Ma c’è anche il misterioso ospite che compromette irrimediabilmente le sorti della famiglia borghese. Come, ma anche diversamente da, Teorema di Pier Paolo Pasolini. Le musiche essenziali di Cliff Martinez segnano anche il suo debutto come fortunato autore di OST, prima come collaboratore stretto di Soderbergh poi il sodalizio con Nicolas Winding Refn e il lavoro eccezionale su Drive.

 

 

Luca Biscontini