Stasera in tv su Rai 3 alle 21,20 The square di Ruben Östlund, Palma d’Oro al Festival di Cannes

Stasera in tv su Rai 3 alle 21,20 The square, un film del 2017 diretto da Ruben Östlund. Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 2017, il film è stato selezionato per rappresentare la Svezia ai premi Oscar 2018 nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera. Con la direzione della fotografia di Frederik Wenzel, le scenografie di Josefin Åsberg e i costumi di Sofie Krunegård, The Square è interpretato da Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Linda Anborg, John Nordling.

Trama
Dopo l’abolizione della monarchia svedese, il Palazzo Reale di Stoccolma è diventato un museo d’arte contemporanea. Christian, il curatore del museo, si trova a gestire uno spazio museale per una nuova installazione artistica sul tema della fiducia, incentrata su un oggetto, The Square, un piccolo spazio aperto ma delimitato, di forma quadrata, i cui confini sono tracciati solo per terra, tra le pietre di un pavé. Nel film ricorre più volte una sua definizione come quella di un “santuario” all’interno del quale tutti godono di uguali diritti e obblighi. Dopo aver trovato una società di pubbliche relazioni a cui affidare la promozione dell’evento museale attraverso strategie di marketing virale su internet e per mezzo dei social network digitali, si verificano una serie di eventi caotici.

Ben vengano film come The Square, capaci di colpire nel vivo il corretto intellettualismo borghese, di squarciare il velo di esistenze ipocrite e vigliacche, di (far) riflettere sulla valenza dell’arte moderna nel nostro contemporaneo, su quanto, nel suo essere così assurda, ostinatamente concettuale e astratta da scollarsi dalla sporca dimensione del reale (salvo utilizzarla per affermare e ricordarci della sua presenza), riesca a stabilire col potenziale fruitore una qualche forma di comunicazione, a inserirsi nel nostro ruvido quotidiano, a influenzare le nostre vite, a condurci a sensati ragionamenti, a farci persone migliori. E a far meditare sul confine sempre più labile tra libertà d’espressione e modalità espressive.

The Square non è affatto un capolavoro ma è un’opera che sa dialogare, spesso farfugliando, con il nostro controverso, contraddittorio, caotico presente. Vive di potenti frammenti, è fatta di segmenti efficaci all’interno di una narrazione altalenante, che alterna vivacità a tedio, dilungandosi dove forse non serve, diluendo i concetti e barcamenandosi tra questioni ben focalizzate ed altre meno. A volte smarrendosi.
Come se il brillante soggetto scelto non fosse abbastanza da poter reggere da solo l’intero lungometraggio (impressione riscontrata già nel precedente Forza Maggiore) e, perciò, avesse bisogno di ‘spaziare’, magari girando a vuoto, o magari inserendo sottotrame che alla fine si riallacciano comunque al discorso di partenza. Oppure, ancora, la sua percepita vaghezza è soltanto la conseguenza del tirare in ballo tante, troppe radicate complesse contorte problematiche (come dice lo stesso protagonista – un perfetto imbecille, inadeguato maschio adulto paradossalmente integrato nella società che conta – mentre si riprende in un video selfie) i cui nodi un film non è in grado di sciogliere o non vuole e, in fondo, nemmeno gli compete.

The Square solleva interrogativi. O più precisamente è il riflesso della nostra (quanto?) evoluta società. Certo è, che si chiude lasciando a mezz’aria ma con la sensazione di non aver perso tempo. Forse è proprio questa la funzione principe dell’arte moderna, scovata nel nutrito mucchio di perplessità che da sempre l’accompagnano.

 

 

Luca Biscontini