Stasera in tv su Rai 3 alle 23,35 Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia

Stasera in tv su Rai 3 alle 23,35 Sicilian Ghost Story, un film del 2017 scritto e diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Liberamente tratto dal racconto Un cavaliere bianco scritto da Marco Mancassola e contenuto nella raccolta Non saremo confusi per sempre (Einaudi, 2011. La nave di Teseo, 2018). Il film è basato sulle vicende legate alla sparizione e all’omicidio di Giuseppe Di Matteo. Con la direzione della fotografia di Luca Bigazzi, le scenografie di Marco Dentici, i costumi di Antonella Cannarozzi (candidata all’Oscar per Io sono l’amore) e le musiche di Soap&Skin e Anton Spielmann, Sicilian Ghost Story è stato scelto come film di apertura della Semaine de la Critique 2017, dove il duo di registi siciliani aveva già presentato in competizione l’opera di debutto Salvo. Con Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez, Corinne Musallari, Vincenzo Amato, Sabine Timoteo.

Trama
I tredicenni Luna e Giuseppe sono due compagni di scuola tra loro molto diversi ma innamorati l’uno dell’altra. Il loro amore però avrà il potere di sovvertire le leggi del tempo e dello spazio per sconfiggere un mondo oscuro dominato dalla morte quando Giuseppe, figlio di un boss della mafia, verrà rapito.

Sicilian Ghost Story è il secondo film della coppia di autori Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, che proprio a Cannes nel 2013 vinsero il Grand Prix de la Semaine de la Critique e il Prix Révélation con il bellissimo Salvo. Montato dal reggiano Cristiano Travaglioli – già montatore per Paolo Sorrentino da Il Divo in poi – il film è una cupa favola sospesa tra realismo e sogno, ispirata a una delle pagine più nere delle storie di mafia che hanno insanguinato il nostro paese. Il rapimento e i 779 giorni di cattività di Giuseppe di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia, da parte degli uomini di Cosa Nostra. Il ragazzo fu poi barbaramente ucciso a sangue freddo e sciolto nell’acido per cancellarne ogni memoria, facendone un fantasma senza passato e senza futuro. Un fatto che ha colpito molto i due autori, figli di quella terra siciliana lordata da barbarie simili, che hanno sentito il bisogno di restituire dignità a una vita così giovane violentata da uomini senza umanità.

Protagonisti due ragazzini, entrambi per la prima volta sullo schermo, interpreti di Giuseppe (Gaetano Fernandez) e Luna (Julia Jedlikowska), la giovane compagna di classe della quale egli è innamorato ricambiato. Se la storia di Giuseppe nel film è ispirata a fatti veri, il personaggio di Luna è fittizio e ha il compito di far collidere il mondo del sogno nel quale è intrappolato il fantasma di Giuseppe con il mondo reale. Il sentimento dei due ragazzi provoca lo strappo che consente a Luna di avvertire la presenza del suo giovane amore. Ne viene fuori un racconto senza tempo, sospeso in un onirismo brutalizzato da una verità ancorata alle ancestrali leggi di una terra irrorata di menzogne e omertà.

I boschi e i corsi d’acqua sono ritratti come i luoghi incantati delle fiabe nei quali si potrebbe incontrare l’orco o la fata, dove i sogni acquistano un peso e la verità incontrovertibile della natura filtra dai rami degli alberi come ossigeno. Verità e bellezza contrapposte alla brutale menzogna delle case abusive, del degrado di manufatti abbandonati nei quali si consuma il pasto degli orchi, degli sguardi di adulti innervati di colpa. A collegare i due mondi, gestiti con due registri registici differenti come il genere fantasy e il melò, sono i simboli che gli autori disseminano come indizi di un gioco di ruolo drammaticamente reale. L’acqua, rinascita e portatrice di vita, è l’elemento che apre e idealmente chiude una storia circolare di amore-morte-resurrezione. L’uso dei colori – il blu dei barili di acido, i capelli del pupazzo di Giuseppe, la busta da lettere, i capelli di Luna e il rosso del cappotto dei due ragazzi in fuga nel bosco – che consente allo sguardo di agganciare architetture sensoriali dalle prospettive profonde, punti di collegamento di un destino atroce e porte di fuga da una realtà demente.

Nella fiaba gotica di Sicilian ghost story, i due registi lavorano sulla percezione degli eventi più che sulla loro effettiva realtà. Il punto di vista di Luna impasta le dimensione dell’onirico e del reale in un unico piano percettivo, creando per lo spettatore che guarda quell’ambiguità necessaria a confondere il reale e il fantastico. Scorrono sullo schermo personaggi archetipici delle fiabe – la madre anaffettiva sembra la matrigna di Cenerentola – gli animali sono personaggi della selva “oscura”, magica, nella quale sembra di veder fuggire dal lupo un cappuccetto rosso senza scampo. Sicilian Ghost Story è ottimo film portatore di un’idea di cinema potente e originale, degno di aprire – come nessun altro film italiano in passato – la Semaine de la Critique.

 

 

Luca Biscontini