Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 I cancelli del cielo di Michael Cimino

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 I cancelli del cielo (Heaven’s Gate), un film del 1980 scritto e diretto da Michael Cimino. È un western epico, liberamente ispirato alla guerra della Contea di Johnson, e ritrae una disputa fittizia tra i proprietari terrieri e gli immigrati europei nel Wyoming nel 1890. Il film ha come protagonisti Kris Kristofferson, Christopher Walken, John Hurt, Sam Waterston, Brad Dourif, Isabelle Huppert, Joseph Cotten e Jeff Bridges. All’uscita ricevette recensioni negative e incassò meno di tre milioni di dollari in patria (a fronte di un budget stimato di 44 milioni), avvicinando al collasso la società di distribuzione, la United Artists, e distruggendo effettivamente la reputazione di Cimino, in precedenza uno dei registi in ascesa di Hollywood grazie al suo celebre film del 1978 Il cacciatore, che aveva vinto cinque Premi Oscar 1979.

La prima edizione dell’opera, che fu mostrata da Cimino ai dirigenti della United Artists al termine delle riprese, aveva 325 minuti (5 ore e 25 min) di durata. I produttori imposero allora una drastica riduzione della pellicola: in particolare ne risentì la parte della battaglia, in origine molto più estesa, secondo Steven Bach pari da sola alla lunghezza della maggior parte dei film mai realizzati. La durata fu quindi portata a 219 minuti (3 ore e 39 min); quest’ultima versione fu presentata alla “prima” newyorkese. La Director’s Cut restaurata presentata a Venezia è di 216 minuti. Questa versione è stata trasmessa su Rai Movie il 20 settembre 2014 (dopo che un problema tecnico ne aveva compromesso la trasmissione il 6 settembre), risincronizzando le battute doppiate all’epoca della distribuzione in sala della versione da 149 minuti e sottotitolando quelle rimaste in inglese. A partire dal 25 agosto 2016 la Director’s Cut, interamente in inglese con sottotitoli, è stata distribuita in cinema selezionati del territorio nazionale dalla Cineteca di Bologna come parte della rassegna “Il cinema ritrovato”.

Trama
Siamo nella contea di Johnson, nello Wyoming, verso la fine del secolo scorso. I grandi allevatori sono in guerra contro gli immigrati dall’Europa dell’Est, che reclamano la terra che è stata loro promessa. I contadini sono difesi dallo sceriffo Averill, mentre gli allevatori hanno come legale un amico di gioventù dello stesso Averill, Billy Irvine. Lo sceriffo riesce a organizzare militarmente gli immigrati e ad affrontare finalmente lo squadrone dei killer pagati dagli allevatori in una sorta di battaglia campale.

Olivier Assayas: “Ho rivisto il film poche settimane fa nell’incredibile versione director’s cut restaurata. Ho sempre ammirato Michael Cimino, e ho amato I cancelli del cielo all’uscita – pur con qualche riserva. Oggi, non posso credere di avere avuto anche la minima perplessità riguardo a questo capolavoro. Non soltanto invecchia bene, ma spazza via qualsiasi dubbio: per qualche ragione il passare del tempo (ricordate quella battuta così toccante? What one loves in life are things that fade) fa apparire questo film come il trionfo straordinario e sublime che allora non ero riuscito a vedere. E il modo in cui infine ci arriva attraverso gli echi del tempo lo rende ancora più commovente, persino straziante.”

Riportiamo l’articolo di Richard Brody apparso sul The New Yorker il 4 Novembre 2012.

Quando I cancelli del cielo, il western di quasi quattro ore di Cimino, uscì in sala il 19 novembre 1980, fu vittima di un omicidio critico. Con le loro recensioni, i più famosi critici americani hanno disonorato loro stessi e la loro professione, a partire da Vincent Canby, che nella sua recensione del Times, apparsa il giorno dell’uscita del film. Al “Village Voice”, Andrew Sarris, che non era stato un fan del precedente film di Cimino premiato con l’Oscar, Il cacciatore, scrisse: “Sono un po’ sorpreso che molti di quegli stessi critici che avevano esaltato Cimino per Il cacciatore lo abbiamo con altrettanto entusiasmo dato in pasto ai leoni”. E prosegue: “Non mi sono fatto ingannare. Perciò, la stupidità e l’incoerenza dei I Cancelli del cielo non sono state una sorpresa perché erano già ampiamente evidenti nel Il Cacciatore“.

Sul New Yorker Pauline Kael scrisse che “il film è così irreale – così distante e fumoso – che il suo messaggio di disperazione non lascia traccia. Va semplicemente alla deriva”. Lo definiva “una miscela cupa e confusa di virtuosismi visivi, ambizione totalizzante e scrittura trasandata”; si lamentava che “le azioni violente sono prive di qualsiasi giustificazione narrativa”, e sperava che Cimino “fosse un po’ più navigato e si limitasse a raccontare una storia”. Poi passava dalla critica al vandalismo: “I cancelli del cielo è un disastro. È un film che vorresti sfregiare, a cui vorresti disegnare i baffi. È il film di un vanitoso che è stato colto in fallo”.

Storia, personaggi, narrazione – e scrittura. Dalla prima volta che ho visto il film, mi è sembrato inconcepibile che qualcuno potesse non vedere – e non essere totalmente coinvolto – nella storia di I cancelli del cielo. Una delle meraviglie del film di Cimino è l’incastro delle sotto-storie o storie satellitari all’interno di scene grandiosamente concepite e realizzate. È un film che, mentre procede inesorabilmente verso un picco drammatico potente e avvincente, intreccia altre storie lungo il percorso. Sicuramente tutti questi critici, in diversi momenti delle loro carriere, hanno lodato il cinema modernista, fosse Godard, Antonioni o Terrence Malick. Bisognerebbe chiedersi che cosa de I Cancelli del cielo lo ha reso così irritante, a parte il fatto che fosse insolitamente lungo e molto costoso (la durata delle riprese, le spese quadruplicate rispetto al budget originale, il perfezionismo di Cimino sul set furono riferiti dalla stampa durante tutte le riprese fino all’uscita, scatenando un fuoco di critiche demagogiche che si concentrarono sull’atteggiamento del regista nei confronti del denaro e delle risorse).

Non dubito della sincerità di questi critici, credo che fondamentalmente la loro reazione non sia stata determinata da questi racconti, ma rafforzata da essi. Il coraggio di Cimino sta proprio nella narrazione, nel suo portare in vita un racconto relativamente classico attraverso i mezzi tipicamente cinematografici – immagini, gesti, movimenti, dettagli. Con un’attenzione puntuale sia al grande e al piccolo, alla composizione e alla scenografia, al paesaggio e al costume, alle azioni fondamentali e ai gesti più effimeri, Cimino raggiunge quella specie di rivelazione delle implicazioni psicologiche che in un romanzo si ottiene quando le percezioni vengono finemente espresse e descritte con precisione. È come se Cimino avesse osservato con uno sguardo documentario curioso e impetuoso l’immenso mondo del passato che ha immaginato e creato – ma un documentario che, come nei casi migliori, non registra soltanto ma discerne.

Potrebbero essere stati proprio i valori classici della psicologia – realizzati attraverso mezzi assolutamente moderni e originali – a confondere questi critici. Le loro aspettative rispetto al racconto cinematografico sono state influenzate dalla loro ossessione per la sceneggiatura – con l’idea che un film sia, a tutti gli effetti, una rappresentazione filmata. Ma il modo in cui Cimino affronta la narrazione de I Cancelli del cielo è originale tanto quanto quello di Alain Resnais – ma quel racconto è un western, è un film hollywoodiano, e il film di Cimino non è un trattato di filosofia o un saggio per immagini, è una storia, un racconto ricco e grandioso, anche se realizzato con mezzi diversi da quelli dei suoi amati antenati.

 

 

Luca Biscontini