Stasera in tv The Tree of Life di Terrence Malick

Stasera in tv su TV 2000 alle 21,10 The Tree of Life, un film del 2011 diretto da Terrence Malick. Quinta opera del regista statunitense, ha per protagonisti Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain, oltre ad aver segnato l’esordio di Hunter McCracken, Laramie Eppler e Tye Sheridan. La storia è narrata per mezzo di flashback, accompagnati da un flusso di musica costante. Dopo la parte iniziale il film presenta una sequenza sulla storia dell’universo dopo il Big Bang, con l’obiettivo di mettere a confronto la vita di un macrocosmo (l’universo) e quella di un microcosmo (la famiglia). Il film è stato distribuito dopo un’attesa di quasi due anni (la sua uscita era inizialmente prevista per il dicembre 2009). È stato presentato in concorso al 64º Festival di Cannes, nel maggio 2011, dove ha vinto la Palma d’oro per il miglior film.

Trama
Jack, un ragazzino di undici anni, vive nel Midwest insieme ai suoi due fratelli e ai suoi genitori. La sua esistenza gli appare piena, rotonda, incantevole nonostante i messaggi che gli giungono dai genitori amorevoli siano dissonanti: la madre gli insegna la grazia, il padre cerca invece di motivare la sua autostima e il suo individualismo. Le cose si fanno più complesse quando Jack affronterà per la prima volta la malattia, la sofferenza e la morte. Il mondo, che un tempo era per lui una cosa splendida, diventa un labirinto. Inizia così un cammino verso la consapevolezza e la comprensione dell’esistente che si compirà quando Jack sarà adulto.

“Vi è una via della Natura e una via della Grazia”. Il tema fondamentale del film, all’interno del quale il regista texano utilizza ancora una volta la voce fuori campo, diventata un suo segno distintivo, è la ricerca del senso della vita. Esso viene affrontato giustapponendo immagini e riprese di accadimenti dello spazio (pianeti, stelle e galassie), scenari naturali incontaminati dall’uomo (deserti, oceani, vulcani persino l’evoluzione della terra primigenia e i dinosauri, che Dio avrebbe fatto estinguere per fare posto all’amato uomo), ricostruzioni dell'”infinitamente piccolo” (immagini al microscopio elettronico di movimenti cellulari) e le vicende della famiglia protagonista.

A detta di alcuni critici, l’opera sarebbe confrontabile e affiancabile a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. La verosimiglianza di questo paragone è legata, oltre che all’impiego del tecnico Douglas Trumbull, all’impostazione strutturale e ritmica del film. Entrambi inseriscono una vicenda umana particolare nel quadro della evoluzione dell’Universo. Entrambi si giovano di una fotografia e un impatto visivo notevole e di un commento musicale particolarmente accurato e si caratterizzano per la prevalenza della suggestione visiva e sonora su dialoghi e trama. Mentre tuttavia l’opera di Kubrick appare concentrata sull’aspetto della evoluzione tecnologica, in una prospettiva sostanzialmente materialista se non nichilista, il film di Malick è prevalentemente incentrato sulla dimensione delle emozioni e apertamente orientato a lasciare dischiuse risposte, o quantomeno dubbi, metafisici.

Nel corso del film compaiono riferimenti alla religione cristiana e in particolare al Libro di Giobbe nel quale l’uomo si interroga sul senso del dolore. A tal proposito è significativa la frase di apertura “Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della Terra?” (Gb 38,4), che rimanda a questo testo sacro e l’omelia al funerale dell’amico, nella quale il sacerdote fa riflettere i fedeli proprio sul significato e la ineluttabilità della sofferenza nella vita umana. La sequenza della storia dell’universo con la lotta per la sopravvivenza dei primi animali (e un primo episodio di pietà, quando l’animale preistorico “grazia” la sua preda) si mette a confronto con la storia di alcuni esseri umani (in questo caso la famiglia O’Brien) che nei tempi antichi si sono evoluti da una situazione primordiale. Il film, infatti, oltre a trattare temi come la morte, l’aldilà, la nascita, l’infanzia, l’adolescenza e la mentalità del mondo contemporaneo, mette in luce una riflessione sull’evoluzione del macrocosmo dell’universo e dei microcosmi costituiti dal nucleo familiare e dalla mente di Jack.

The Tree of Life si conclude con la riconciliazione non solo di Jack con la lezione del padre e della madre e la elaborazione del lutto per la morte del fratello, ma anche con l’armonizzazione di Natura e Tecnologia, simboleggiate dalle tre immagini finali in sequenza dei girasoli nel silenzio, delle vetrate dei grattacieli di Houston che riflettono un cielo puro e delle nubi e in un ponte, che idealmente conduce verso il tramonto. L’ultima immagine sui titoli di coda, quella di una fiamma nell’oscurità e che lascia aperta la porta alla interpretazione dello spettatore.

 

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Luca Biscontini