Ballerino, coreografo e performer professionista, Stefano Bellina vanta una carriera ricca di esperienze nel mondo dello spettacolo. Ha calcato palchi importanti, partecipato a programmi televisivi, concerti e videoclip di artisti noti, oltre a numerosi eventi e spot pubblicitari.
La sua passione per la danza lo ha portato anche all’insegnamento: oggi forma giovani talenti in accademie e scuole di danza, trasmettendo con energia e professionalità tutto ciò che ha imparato in anni di esperienza.
Accanto alla carriera artistica, Stefano ha sviluppato un percorso parallelo nel fitness come personal trainer, coniugando preparazione tecnica e motivazione. A questo si aggiunge l’attività di modello e fit model, che lo ha visto protagonista di campagne pubblicitarie e collaborazioni con diversi brand.
Una figura poliedrica e completa, capace di muoversi con naturalezza tra arte, sport e immagine: questo è Stefano Bellina, il protagonista della nostra intervista.
Ciao Stefano, quando e come hai capito che la danza sarebbe stata la tua strada?
Ho capito che la danza sarebbe stata la mia strada in una situazione assurda. Fino ai quindici anni giocavo a calcio, ero molto forte, ma ho avuto un problema grave al ginocchio e ho dovuto abbandonare. Questa cosa mi ha pesato molto. Nell’estate dei miei quindici-sedici anni, ho conosciuto un animatore in un villaggio turistico di nome Agostino che ballava breakdance e hip hop. Ne rimasi folgorato e innamorato di queste discipline urbane. Mi ci buttai a capofitto e, dopo soli tre anni di allenamento intensivo quotidiano, all’età di diciannove anni iniziai a lavorare nel mondo dello spettacolo. Probabilmente avevo anche un dono innato.
C’è stato un maestro, un incontro o un momento preciso che ha segnato il tuo percorso artistico?
Non c’è stato un momento preciso, ma una serie di fattori. La base era l’amore spassionato per il movimento, la danza, l’acrobatica e la cultura urbana, dato che sono nato come ballerino di breakdance e poi ho affinato l’hip hop. Amavo la musica hip hop, mettermi in mostra e la sfida di imparare e esibirmi. Mi piaceva ballare in discoteca e alle feste, e ho pensato: se sono così portato, perché non farne il mio lavoro? Ce l’ho fatta. Ho incontrato tante belle persone che mi hanno dato carica, motivazione, energia e coraggio. Ogni lavoro importante dopo soli tre anni e mezzo di pratica è stato uno stimolo. Sono stati tutti incontri importanti per mantenere la motivazione, nonostante i numerosi infortuni gravi. Mi sono operato al tendine d’Achille, al crociato sinistro e destro, al menisco e ho avuto problemi alla spalla, ma l’amore per il mio lavoro mi ha fatto continuare senza mai abbandonare del tutto.
Quali sono le esperienze professionali che più ti hanno arricchito, sia come ballerino che come coreografo?
Ce ne sono state tante. Ho vent’anni di esperienza nel mondo dello spettacolo, tolti gli anni del Covid. Ho avuto belle esperienze in televisione e nell’insegnamento in scuole come Angeli sulle Punte, Backstage Arti in Movimento e altre, che mi hanno fatto amare la disciplina e trasmetterla a bambini, adulti, dilettanti e professionisti. Ho lavorato con grandi nomi come Mici di Radio 105, Baby K al Chiambretti Night. È più facile dirti chi non ho sopportato: Barbara D’Urso, con cui ho lavorato diverse volte ma alla fine ci siamo mandati a quel paese sul set. Con altri cantanti, artisti e presentatori mi sono trovato bene.
Le tue coreografie uniscono tecnica ed emozione: da cosa parti quando crei? Dalla musica, da un’idea, o da un’emozione personale?
Quando creo, a volte parto semplicemente dalla musica che mi piace e dalle emozioni che mi dà. Altre volte da un’idea, o da un’emozione. Dipende. Mi è capitato di partire da uno, due o tutti e tre questi elementi.
Secondo te qual è il giusto equilibrio tra disciplina tecnica e libertà espressiva?
Disciplina, tecnica e libertà espressiva sono tre elementi fondamentali nella mia vita artistica e personale. Il giusto equilibrio è impegno, costanza e serietà per la disciplina; la tecnica ne è una conseguenza. La libertà espressiva è essenziale: nei lavori senza di essa mi sento più un artigiano che un artista, e mi stimolano meno. Preferisco quelli con carta bianca o indicazioni generali. Nelle mie coreografie cerco un buon equilibrio tra tecnica e libertà espressiva, non solo uno o l’altro.
Oggi vediamo contaminazioni tra tanti stili diversi: quanto pensi sia importante saper dialogare con generi come hip hop, teatro danza o musica dal vivo?
Sono assolutamente a favore di contaminare più espressioni artistiche e stili. Più cose sai fare in campo artistico, meglio è. Uno spettacolo contaminato risulta variegato, stimolante e non noioso. Fondere vari stili di musica con danza, teatro o musica dal vivo crea cose molto carine e interessanti.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera?
La sfida più grande è stata non mollare mai nonostante le avversità, come il Covid che ha colpito noi artisti non tutelati in Italia. Soprattutto gli infortuni gravi: la rottura del tendine d’Achille mi ha tenuto in stampelle per tre mesi più riabilitazione difficile. Infortuni come crociati rotti richiedono riprese lunghe, da otto a quattordici mesi, ma se fai buone riabilitazioni e resti in forma, riprendi.
Il mondo della danza è competitivo: come si riesce a trovare un proprio spazio senza perdere la propria identità?
Il mondo della danza è competitivo, come quello della moda. Per trovare spazio senza perdere identità, concentrati sul tuo focus e raggiungi obiettivi senza venderti o svenderti, senza vie facili. Diventare famoso concedendosi sessualmente o con contenuti estremi potrebbe farti perdere l’identità e alienarti dai tuoi valori. Su di me ha funzionato così.
Se non fossi stato ballerino e coreografo, cosa avresti fatto nella vita?
Sono già insegnante di fitness, personal trainer e di danza in accademie. Ho studiato psicologia all’università. Sicuramente sarei imprenditore o lavorerei in contesti psicologici, psicodinamici, artistici o di fitness. Non sto mai con le mani in mano e avrò alternative se dovessi abbandonare questo percorso.
Guardando al futuro, c’è un progetto, un palco o una collaborazione che sogni ancora di realizzare?
Spero di continuare il più possibile con la mia passione che è il mio lavoro, rimanendo in forma e sembrando più giovane dell’età che ho. Ho lavorato con tanti artisti, trasmissioni e spot, quindi non ho più la voglia di dover per forza collaborare con qualcuno specifico. Voglio invecchiare al meglio e continuare a lavorare con passione.
Che consiglio daresti a un giovane che sogna di vivere di danza oggi?
Studiare, formarsi costantemente, impegnarsi e imparare più discipline per avere più sbocchi lavorativi nello spettacolo, performing e insegnamento. Più stili padroneggi, più guadagni e più sei felice. Appassionarsi di arte in generale aiuta nella creazione. Mantenersi in forma con uno stile di vita sano.
Grazie Stefano per aver condiviso con noi la tua esperienza e la tua visione della danza, che è molto più di un mestiere: è una passione che diventa vita.
Salutiamo i nostri lettori di Mondospettacolo, certi che le tue parole possano ispirare tanti giovani artisti a credere nei propri sogni e a non smettere mai di danzare.

























