Stefano Napolitano: la bellezza di ciò che si ha dentro

Forse ha ragione Stefano Napolitano quando dice che la bellezza è nell’espressione di se, di ciò che regna dentro. Un disco come questo emancipa il concetto di suono e di ricerca, di quella bellezza che la tecnica esprime affidandosi anche a ritrovati originali e inediti come il sintetizzatore virtuale TH8 di Acustica Audio che segna un primo passo nelle produzioni discografiche proprio con questo lavoro. Si intitola “Una nuova luce sul mondo”, un nuovo disco che tra elettronica e suoni di antichi strumenti cerca di rendere tangibile visioni allegoriche di fede e di quel “sentire” umano che ha sempre smosso la vita di ogni epoca. La fede mutuata oggi, le figure allegoriche (e neanche tanto) che tornano in un tempo nuovo, assurdo, a tratti distopico. Urgenze di ciò che si ha dentro… e di ciò che si vede attorno.

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza e questa bellezza viene spesso messa in vetrina e resa estetica. Per Stefano Napolitano invece, cos’è per davvero la bellezza?
Forse esprimere ciò che si ha dentro. Questa è l’arte più pura. Un po’ come il concetto di amare. Si dovrebbe amare a prescindere e non soltanto perché c’è qualcuno che ci ama. La bellezza è un vuoto a perdere. Fare delle cose col rischio che non vengano comprese ma con la soddisfazione di essere riusciti a farle almeno per compiacer se stessi.

Nel suono di questo disco sembri renderla solenne, la porti su un trono in processione… in generale come sai d’averla trovata e come la cerchi?
Man mano che i brani erano pronti li portavo da Danilo per farglieli ascoltare e per sottoporli al suo giudizio. Danilo ha lavorato con giganti della musica, quindi per me il suo parere era fondamentale. A lui sono piaciuti tutti e questo mi ha fatto capire che c’era della bellezza in quello che avevo fatto. Poi cominciavamo a ricercare accuratamente l’arrangiamento più adatto. Non si è mai sicuri di nulla alla fine. Ma sei hai accanto un grande professionista che ti segue con interesse, questo ti dà il coraggio di credere in te stesso maggiormente.

Massiccio il muro di chitarre dal gusto americano e sottili le rifiniture arabe e turche dentro molte soluzioni. Una contrapposizione assai marcata devo dire. Cosa ne pensi? E cosa ti ha spinto a cercarla (se ha senso la mia lettura)?
Io sono stato sempre per unire e non per separare. Il mondo non dovrebbe avere confini, nord, sud, est e ovest. Ho voluto unire i suoni di due culture contrapposte. Immaginare un suono mondiale, il suono della vecchia terra come il titolo del secondo brano dell’album. Per me è stata un’esigenza, spostare la mia attenzione dalla cultura anni 80 che ho vissuto ampiamente, all’esplorazione della new age e musica ambient fino ad arrivare all’utilizzo di vari strumenti. La vera sfida era di mixarli bene fra loro affinché uscisse il suono che volevo. Tutto questo è stato reso possibile dall’abile maestria di Danilo.

E poi tanto pop italiano, Renato Zero impera nelle ombre e nei furti soprattutto dentro le soluzioni vocali. Da cosa hai attinto per questo lavoro?
Mi hanno affibbiato molti nomi di illustri colleghi, non solo Zero ma anche Cutugno, Celentano, Battisti, Morgan, Subsonica, Battiato, Bowie, Depeche Mode ecc. soprattutto quando incisi il primo singolo dal titolo Cadendo. Con il massimo rispetto che nutro per questi artisti che hanno fatto la storia della musica mondiale e che senz’altro mi hanno anche ispirato essendo cresciuto anche io con la loro musica, penso di muovermi da un’altra parte e sto cercando di fare la mia storia.

Dal vivo? Che vita sta vivendo questo lavoro?
Sono considerato un emergente, non ho molto materiale e la mia manager non è riuscita a procurarmi delle date. Però il 20 luglio a Novello in provincia di Cuneo sono stato invitato ad una manifestazione pro Palestina in cui ho suonato sul palco con il mio gruppo i Lucifero’s Strummers 4 pezzi dell’album. Per l’occasione c’erano anche Alberto Fortis, Marco Carena, i Powerillusi, gli Statuto, Johnson Righeira e Moni Ovadia. Il 19 ottobre terrò un concerto radiofonico su Radio PNR, un’emittente di Tortona nella provincia di Alessandria.

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