STONA: la bella sensazione di pulito

Che bel titolo questo. Eppure ecco la sensazione che trovo dopo l’ascolto di questo nuovo disco di Massimo STONA che si intitola “Storia di un equilibrista”. Bella sensazione di pulito. Una voce fresca, per niente presuntuosa, arrangiamento mai didattici e mai scontati anche grazie al grande mestiere di Guido Guglielminetti che ha guidato la direzione artistica. Un lavoro da cantautore dei giorni nostri in cui, per fortuna, l’elettronica entra ma senza invasione di campo definitiva, in cui il suono viene suonato e quindi dove l’artista in tutto e per tutto si mette in gioco con la sua vita. Si mette in gioco STONA e lo fa con semplicità, pagando certamente pegno di ispirazione a modelli molto forti della nostra tradizione contemporanea, ma anche e soprattutto mettendoci del suo. Nel singolo si marca a fuoco il basso freatless di Guglielminetti che caratterizza il brano di un soul molto efficace ancorato a questa bellissima similitudine di un equilibrista. E quella sensazione di freschezza e pulizia arriva tanto anche da brani come “Troppo pigro” e l’ascolto si fa manifesto di queste sensazioni che in altro modo non saprei come descrivere. Dolcissimo momento di albe e di rinascite in “Sonar” che sfoga libertà ed energia e, ancora, glorioso momento di scuola classica, l’unico del disco, per l’ultima traccia dal titolo “Santa pazienza”. Ci siamo: è davvero un bel disco che celebra l’estetica fuori dai cliché comodi che ormai sono alla gogna di tutti. E noi l’estetica la sottolineiamo sempre…

Noi parliamo molto di estetica. Come avrai visto il nostro magazine affronta il concetto di bello, nella donna ovviamente, nell’esibizionismo di ogni genere e quindi anche cinema, musica, teatro, lusso. L’estetica per il cantautore Stona che cosa significa?

Sicuramente è importante presentarsi con il proprio progetto in una determinata maniera, il “look” è una percentuale davvero molto importante del messaggio che mandi in quanto artista, ma ovviamente devono esserci i contenuti in primis affinché un progetto artistico si possa definire tale… potrei dirti 50 e 50. L’estetica vuol dire anche gli arrangiamenti e le sonorità che vestono una canzone e in cui devi rispecchiarti.. l’importante è essere veri, trasmettere un messaggio concreto anche attraverso l’estetica che sia di pari passo con il tuo vero io.

Il tuo disco cura molto l’estetica. Non si adagia nelle soluzioni classiche della canzone d’autore ma neanche cerca chissà quali trasgressioni. In quale equilibrio avete cercato di sistemare questo disco?

Proprio di equilibrio infatti si parla in questo disco; c’è una ricerca costante in questo senso che va dalla scelta dei testi, le parole giuste dette in una certa maniera, alla scelta degli arrangiamenti; con Guido Guglielminetti alla produzione questo è stato facile grazie alla sua esperienza e tocco magico. Quindi non troppe trasgressioni in termini di soluzioni ma più spazio al cuore, ai suoni acustici e ritmi latini con solo qualche accenno di elettronica e sinth pop calibrate in egual misura.

Eccezion fatta per “Santa pazienza”. Quest’ultimo brano davvero rispecchia un cliché famoso. Perché questa scelta finale? È un brano che proprio si distacca dal disco in maniera forte… penso che te l’avranno chiesto in tanti vero?

Questo è un brano che mi sta portando molta fortuna e come vedi quindi alla fine quando una canzone è bella la puoi fare davvero anche solo con un arrangiamento minimale e funzionerà sempre.. senza trucco e senza inganno; inizialmente essendo appunto molto diversa dal resto del disco stavo per lasciarla fuori ma stavo per prendere una cantonata incredibile… Guido mi ha spronato a fare di meglio sul testo e l’abbiamo recuperata all’ultimo mettendola proprio a chiusura del disco e credo sia stata la scelta migliore.

Guido Guglielminetti. Com’è avvenuta la produzione con questo grande personaggio della musica italiana? In particolare chi decideva cosa?

È una fortuna per me aver incrociato un grandissimo musicista e una persona meravigliosa cosi’ disponibile a mettersi in gioco con uno sconosciuto come me;  il lavoro è andato benissimo: mi sono dedicato alla scrittura e alla pre-produzione nel mio studio per poi passare al lavoro vero e proprio al PSR Practice Studio Recording di Guido dove alla fine ci si è divertiti ulteriormente a creare, provare, improvvisare… credo si senta nel disco questo tipo di sentimento, di gioia nel fare il lavoro che si ama.

E a proposito di equilibristi secondo te la vita c’è nell’equilibrio o nel cercare l’equilibrio?

Credo sia uno complementare dell’altro.. l’equilibrio deve esserci un tutte le cose e sta a noi cercare di trovarlo nelle nostre vite per vivere bene, sereni e in pace con noi stessi.