Insieme al Gianni Corsi sceneggiatore di Gli ultimi saranno ultimi e Beata ignoranza di Massimiliano Bruno, sono gli attori Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico a firmare lo script di Strike – Figli di un’era sbagliata, lungometraggio che oltretutto segna per i tre il debutto dietro alla macchina da presa.
Ed è proprio Bruno a vestire nella quasi ora e cinquanta di visione i panni di Fermo, padre del Dante che, interpretato dallo stesso Berti, è un goffo e timido laureando in psicologia all’interno di una vicenda ambientata in una calda estate romana tra le mura di una struttura che cura le dipendenze patologiche.

Struttura dove si ritrovano anche Pietro e Tiziano, ovvero Nasta e Tricarico: il primo costretto a regolari controlli dopo essere stato sorpreso per l’ennesima volta in possesso di marijuana e che desidera fuggire in vacanza insieme alla sua (ex) fidanzata; il secondo, apparentemente un duro, che necessita di risolvere al più presto un’apparente dipendenza da crack. A fargli da contorno abbiamo da un lato altri personaggi problematici dai volti di Caterina Guzzanti, Lorenzo Zurzolo, Max Mazzotta e Alfonso Postiglione, dall’altro la dottoressa Marzioni di Matilde Gioli e il professor Zannetti di Massimo Ceccherini. Senza contare la Gaia di Pilar Fogliati, a completamento di un ricco cast che, comprendente anche la Beatrice Fiorentini dell’horror Resvrgis, la Kyshan Wilson di Sotto il sole di Amalfi e la Veronica Benassi di cui registriamo soltanto un piccolo ruolo in Notti magiche di Paolo Virzì, lascerebbe immaginare Strike – Figli di un’era sbagliata come una produzione mirata in maniera principale al divertimento e alla leggerezza.

Le cose, invece, non stanno affatto così, in quanto, tra chi ha a che fare con la cocaina, chi ogni tanto si concede qualche giocata alle corse dei cavalli e maschi che, addirittura, hanno qualche problemino con il proprio organo sessuale per quanto riguarda dimensioni e funzionamento, sebbene qualche tentativo di battuta ironica sia presente risulta impresa decisamente difficile ridere. Quindi, chi si aspetta una classica commedia italiana considerando buona parte dei nomi tirati in ballo rischia di annoiarsi non poco nell’assistere a situazioni il cui tenore tende per lo più al dramma. Situazioni che, di conseguenza, non riusciranno in alcun modo a coinvolgerlo, mentre magari lo spettatore in cerca di qualcosa di più serioso troverà proprio ciò che cerca, man mano che viene ribadito che la vita non è una gara e che sono riflessioni relative alla solitudine e all’amore ad emergere in particolar modo in Strike – Figli di un’era sbagliata… forse tirato un po’ troppo per le lunghe.
