Presentato per la prima volta in occasione della settantaseiesima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino (sezione Generation 14plus), Sunny dancer è il film di apertura dell’edizione 2026 del Giffoni Film Festival.

Opera seconda (dopo Black dog) di George Jacques, il titolo e i poster ufficiali fanno pensare a questo lungometraggio come ad una classica commedia romantica per adolescenti.

E, in effetti lo è, solo che Sunny dancer è anche molto di più. È una storia di un gruppo di ragazzi che sono ancora vivi… dopo che gli è stato diagnosticato un cancro. L’attrice protagonista di questa storia è Bella Ramsey (le serie tv Il Trono di spade, The last of us) che interpreta Ivy, una diciassettenne che ha avuto poco tempo prima la leucemia. Anche se al momento il suo cancro è in forte remissione, la malattia l’ha resa ancor più introversa e ribelle nei confronti dei suoi genitori. Questi ultimi, per cercare di farla uscire dalla situazione la “convincono” a partecipare ad un “Cancer Camp”, un campeggio riservato a minorenni con la sua stessa situazione. L’inizio non è dei migliori. Oltre all’essere messa in imbarazzo fin dal primo momento dalla sua esuberante madre Karen (Jessica Gunning), anche il responsabile del campo Patrick (Neil Patrick Harris) sembra essere fin troppo euforico per i suoi gusti. Le cose non sembrano andare meglio quando scopre chi è la sua compagna di stanza: Ella (Ruby Stokes), una ragazza poco più grande di lei ma, caratterialmente parlando, il suo opposto (una sorta di déjà vu della serie Netflix Mercoledì del primo incontro tra i personaggi interpretati da Jenna Ortega ed Emma Myers). Saranno le quattro settimane più irritanti della sua vita… o la vita ha stavolta in serbo qualcosa di diverso per Ivy? Il modo migliore per parlare di cancro giovanile.

Merito anche del contributo di Caitlin Spiller, la montatrice di Sunny dancer, la quale ha avuto il cancro da bambina e ha frequentato proprio uno di questi campi estivi dedicati ai sopravvissuti della malattia. Il perché questo nuovo film di George Jaques funzioni non è dovuto solo alla giusta dose di commedia o all’aver affrontato in maniera intelligente molti temi adolescenziali comuni, come i primi amori, le mestruazioni femminili, e il desiderio della prima volta. Il cancro è sempre presente e non viene giudicato un dono, come si usa (purtroppo) dire in tempi recenti. Anche se sono sopravvissuti, è ugualmente uno schifo, perché gli ha tolto tanto, e poi c’è sempre il rischio di una ricaduta. Il muro dell’ufficio di Patrick rimembra bene tutto ciò, perciò l’importanza del Cancer Camp è soprattutto quella di farsi forza a vicenda. Perché bisogna ancor di più vivere il momento, inoltre ragazzi come loro sono più deboli rispetto agli altri. Oltre a dover a che fare con la compassione altrui, a volte subiscono attacchi di vero e proprio bullismo. Sunny dancer sa far ridere quando è il momento per farlo, così come far commuovere intensamente lo spettatore. Ed è inoltre un film molto melodioso. Sentirete più volte l’iconica I don’t feel like Dancin’ del gruppo Scissor Sisters; e James Blunt, oltre ad apparire nel ruolo di se stesso, canta uno dei pezzi più famosi del suo repertorio.

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