Regista campione d’incassi con la saga de I guardiani della galassia, che vanta tre capitoli, e di The suicide squad – Missione suicida, James Gunn dirige Superman, riportando sul grande schermo l’icona intramontabile del DC Universe.

Interpretato da David Corenswet, il supereroe proveniente dal pianeta Krypton è alle prese con molti dubbi e mette in discussione i genitori biologici, soprattutto per il loro discorso che è stato a lui tramandato, mancante della parte finale, che dà la stura a molteplici interpretazioni.

Nel frattempo il suo acerrimo nemico, Lex Luthor, genio dell’ingegneria e della scienza dalle fattezze di Nicholas Hoult, complotta alle sue spalle, presentandolo come un’ostile minaccia per l’umanità. Superman dovrà dunque affrontare il “Martello” di Boravia in uno scontro all’ultimo sangue, in una guerra architettata dalll’infido Luthor. E James Gunn mette in risalto un eroe più umano, incline ai dubbi, con molte fragilità, forse anche troppe, poiché, al contrario di altre sue apparizioni, queste si riflettono troppo sul lato della sua fisicità, da sempre sinonimo di onnipotenza, ma che nel film si nota poco. Le guerre, sono allusione alle crisi geo politiche dei nostri giorni e il regista non lesina di strizzare l’occhio all’attualità, inserendo poi un’ironia che si protrae in maniera tediosa in un universo DC coloratissimo, dalle tinte fin troppo sature.

Il lungometraggio a tratti sembra una parodia di se stesso, soprattutto quando entra in scena il supercane Krypto e ci si domanda se la scelta di James Gunn al timone di regia fosse quella giusta. Gli effetti visivi si aggiungono alle note negative, fagocitando le immagini con una presenza eccessiva della CGI, che mette inoltre in bella mostra più difetti che pregi. Poco carismatica anche l’interpretazione di Nicholas Hoult nelle vesti di un Lex Luthor mai davvero geniale, suadente e mellifluo come quello incarnato da Gene Hackman entrato nella leggenda insieme al Superman di Christopher Reeve, un dualismo perfetto che qui non emerge affatto. Oltre a non esaltare la rivalità ossessiva provata da Lex Luthor, Superman annovera poi tra i flop altri personaggi fondamentali come Lois Lane, che dovrebbe incarnare il ruolo di una giornalista intelligente e curiosa con un fascino molto spiccato ma che, qui portata in scena da Rachel Brosnahan, non riesce ad apportare alcunché al personaggio, né alla liason con Clark Kent.

Prolissi, approssimativi e profondamente scialbi, i dialoghi tra i due sono tra le cose peggiori dell’operazione. A chiudere il cerchio del falò delle banalità provvede infine il riconciliarsi di Clark Kent, con la sua famiglia umana adottiva a Smalville, nel Kansas, poiché ci insegna il buon Gunn che i veri genitori sono coloro che ti hanno cresciuto e ti hanno insegnato i valori della vita. E anche la sceneggiatura, a firma del regista stesso è scarna, ingenua e poco interessante. I personaggi sono al limite del parodistico, come Lanterna verde, cui presta il volto Nathan Fillion, e il divertente Mister Terrific incarnato da Edi Gathegi è forse l’unica nota positiva; mentre è impalpabile Hawkgirl, impersonata da Isabela Merced. È criptico invece, situato ai confini di portali spazio temporali, il metamorpho alias Anthony Carrigan, che avrebbe potuto godere di un appeal più accattivante. In definitiva, Superman non intrattiene, risultato anche di un racconto frammentario il cui tessuto narrativo non fornisce un’esperienza coesa e coinvolgente.

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