Supremacy – La razza eletta: dalla vera storia di Walter Scully Jr.

Supremacy – La razza eletta, diretto da Deon Taylor, è disponibile – distribuito da Cloud 9 – dal 6 Luglio 2020 in anteprima su Sky Primafila e dall’11 dello stesso mese suCHILI, Rakuten, Tim Vision, Apple TV, Infinity TV, Google Play, CG Digital e The Film Club.

Il film affronta un argomento di scottante attualità ed è liberamente ispirato alla storia vera di Walter Scully Jr., suprematista bianco affiliato alla Fratellanza Ariana.

Infatti, racconta di un criminale razzista appena uscito di prigione (Joe Anderson), esponente della Nazione Ariana, il quale sequestra una famiglia di afroamericani insieme alla sua spietata fidanzata (Dawn Olivieri). Il patriarca della famiglia (Danny Glover), anche lui un ex detenuto, deve ricorrere alla sua intelligenza e sulla sua conoscenza della mentalità razzista per escogitare un piano che gli permetta di liberare la propria famiglia; non prima, però, di aver fatto i conti col suo personale carico di rabbia.

“Danny Live Matter” potremmo scrivere per questo film che esce in un modo fin troppo opportuno riguardo all’attualità e ai disordini scoppiati negli USA dopo il caso di George Floyd, sebbene risalga in realtà al lontano 2015, ovvero a prima dell’elezione del Presidente capro espiatorio del mondo, cui vengono addossate tutte le colpe possibili (e che stranamente sarà ricordato come uno degli unici che non ha fatto una guerra di portata devastante all’estero).

Alimentando un linguaggio sboccato con i suoi personaggi, Supremacy – La razza eletta drammatizza il razzismo tramite un’intensità invariabile che diventa rapidamente esagerata, almeno per il pubblico italiano. La fornace al suo centro è Tully (Joe Anderson), un suprematista bianco appena rilasciato dal carcere dopo aver scontato quindici anni per rapina a mano armata. Con una svastica sulla guancia e l’odio nel suo cuore, Tully colpisce la strada con Doreen (Dawn Olivieri), prima di rapinare un negozio e sparare a un agente di polizia di colore.

La storia in breve si sposta in una fattoria rurale, dove i due si riparano e pianificano la loro prossima mossa. Gli abitanti della “capanna dello Zio Tom”, una famiglia nera decisamente stereotipata, diventano ostaggi. Ma, mentre questi, guidati dal patriarca cautamente saggio interpretato dal sempre bravo Glover, in breve rivelano le divisioni, Tully marca il territorio con la forza del suo razzismo al 110% e l’atmosfera diventa sempre più opprimente.

Nonostante una prestazione attoriale notevole, Supremacy- La razza eletta, però risulta alla fine poco coinvolgente. Ripetuti colpi di un orologio a pendolo che ticchettano aggiungono peso piuttosto che suspense. In definitiva, il lungometraggio si colloca nel genere a cui l’emittente Sky Cinema ha persino dedicato il canale Black Lives Matter, ma aggiunge ben poco, se non qualche goccia di benzina in più al fuoco del razzismo e alla furia iconoclasta che sta distruggendo le statue di Colombo in varie parti degli Stati Uniti. Cristoforo Colombo, colpevole forse di aver scoperto l’America e di aver dato inizio alla conquista bianca.

Peccato che fino agli anni Cinquanta anche gli italiani erano trattati come la gente di colore e viceversa. Probabilmente, più che un canale dedicato al razzismo, a tanti proclami, a magliette dedicate, servirebbe una bella dose di educazione civica per tutta la nazione USA, poi al mondo intero, che difetta come sempre di conoscere bene la propria storia e ama le divisioni.

Prima di abbandonarsi alla visione di Supremacy – La razza eletta sarebbe il caso di riscoprire un capolavoro  come Tradita di Costa-Gavras, che nel lontano 1988 inquadrava in modo perfetto il problema del razzismo e raccontava all’America di Ronald Regan  la realtà dei gruppi della fratellanza ariana, le milizie e tanto altro.

 

 

Roberto Leofrigio