SYNTHAGMA PROJECT: una bellezza che si fa arte

Un filo sottile che non divide ma che unisce in una coerenza spirituale che, alle orecchie ed al cuore diviene bellezza… e oggi parliamo di un concetto alto di bellezza, quella che ha radici nell’oltre, nel superare i confini senza mancare di rispetto alle forme e alle sue regole, ma che osa concedersi il lusso di pensare soltanto alla sua esistenza. Ed è così che “Onirica”, il primo disco ufficiale dei Synthagma Project pubblicato dalla RadiciMusic, diviene alto nel suo intento di restituire un suono alle visioni di quell’oltre entro cui vivono i suoni e le composizioni. Composizioni che spesso sono figlie di antiche scritture e da queste prendono direzioni evolutive, di suono e di forma, non prevedibili a priori. Oppure composizioni raccolte dal caso, dall’ispirazione estemporanea, dall’improvvisazione. E suonano con gusto e fanciullesca libertà strumenti quotidiani assieme a quelli antichi, medievali, l’acustica unita all’elettronica diviene una rivoluzione della forma… così, ad esempio, una ghironda può avere il suono che ha se lasciamo girare questo disco dei Synthagma Projecy.

Noi parliamo spesso di bellezza e non solo per riferirci a quella da esporre in vetrina. Anzi, in particolar modo con la musica, parliamo di una bellezza che germogli sotto la superficie delle cose. Partiamo proprio da qui: per voi cos’è la bellezza?
Sin dall’antichità artisti, filosofi, scrittori, architetti hanno cercato di dare una loro definizione di bellezza, cercando di fissarne i canoni in modo da avvicinarsi il più possibile a questo loro ideale. Per noi si può riassumere tutto in una sola parola: armonia. Non è importante la perfezione del singolo elemento, quanto la bellezza dell’insieme. Così il suono dello strumento musicale e quello della parola devono armonizzarsi e fondersi, come tessere di un puzzle che assumono pieno significato quando vengono unite tra di loro dando forma all’intero quadro. Se il risultato sia stato poi raggiunto, non sta a noi dirlo.

Però, anche osservando il video e l’immagine di copertina, anche per voi ha un peso importante la bellezza da vedere. Quanto pesa questo ingrediente nella realizzazione di una composizione dei Synthagma Project?
Certamente: l’immagine è un altro elemento fondamentale di questo insieme. E’ il terzo elemento di questa sorta di triade ideale, insieme a testo e musica. Si tratta di un aspetto che è sempre stato curato anche nei lavori discografici degli InChanto e che in questa nuova esperienza vorremmo sviluppare ulteriormente negli spettacoli dal vivo. Intanto ci siamo sbizzarriti con la grafica del Cd operando una contaminazione tra foto, elaborazione grafica e disegno.

Quindi bellezza o contenuto? Difficile equilibrio… che in qualche misura vi mette davanti la grande sfida di avere un pubblico sempre più indottrinato all’estetica e sempre meno propenso alla ricerca spirituale. Come vi approcciate a questo problema?
Pensiamo che senza contenuto non si possa parlare di vera bellezza poiché, non essendoci un equilibrio tra le componenti, rimane incompleta e quindi senza “armonia”. Attualmente ci imbattiamo spesso in arrangiamenti complessi e stilisticamente belli: purtroppo ancora più spesso si tratta solo di belle scatole contenenti…il nulla: testi banalmente pretenziosi di cui non si cura più la musicalità in quanto la melodia è spesso inesistente. Tutto ciò ha avuto buon gioco per la presenza di un pubblico paradossalmente sempre più pigro e impreparato. Questo nonostante la disponibilità di “media” che gli potrebbero permettere di cercare la “novità” e di coglierne tutte le sfumature. Una situazione che si è aggravata negli anni anche per la scarsa considerazione di tutte le attività artistiche da parte di una classe politica superficiale e inconcludente, come vediamo anche in questo periodo di emergenza Covid, che non tiene nella dovuta considerazione la cultura in generale e la musica in particolare. Ma qui si aprirebbe un discorso ancora più ampio.

“Fragments” è davvero un frammento. Forse un miscuglio di improvvisazione, di passate prove, di ricerca casuale. Che stiate prendendo pian piano la via della scrittura inedita e della sperimentazione?
Quello della scrittura inedita e della sperimentazione non è tanto “una via che stiamo imboccando”, quanto “La Via”: è il cardine principale su cui si fonda tutto il progetto. “Fragments” ne è un esempio. Si tratta di uno strumentale nato per caso nel nostro studio di registrazione durante la messa a punto dei suoni: su un arpeggio di chitarra, che avrebbe dovuto far parte di un’altra composizione, abbiamo aggiunto quasi per scherzo un’improvvisazione di ghironda. Infine abbiamo completato il tutto con “frammenti” di voce tratti da altri brani, filtrati, trattati o riprodotti a rovescio. Quasi una sorta di riassunto di tutto il Cd.

Per chiudere: perché pescare dal passato rivoluzionandone la natura? In qualche modo, nel confronto con i puristi del genere, non sentite di aver violato una bellezza originale?
Anche se quello della composizione è l’aspetto principale del nostro lavoro, “riscrivere” brani che hanno attraversato i secoli ci è sembrata un’altra sfida affascinante. Pensiamo che nell’ambito della musica antica in molti casi sia abbastanza complicato parlare, come fanno molti puristi, di filologia data la frammentarietà dei documenti a noi pervenuti, anche a causa di una notazione musicale non ancora ben definita e per una prassi esecutiva che lasciava molta più libertà ai musicisti. In questa ottica pensiamo di non aver violato la natura dei brani originali, ma di averne dato una diversa chiave di lettura altrettanto affascinante. Ad esempio la lauda “Voi ch’amate” descrive il dolore materno di Maria che assiste alla sofferenza puramente umana del figlio morente: per sottolineare la drammaticità del momento abbiamo riprodotto, mediante la ghironda, suoni di corni, voci ed archi in loop in un crescendo “orchestrale” che raggiunge l’apice con gli “assolo” finali. Invece in “Huron carol”, brano tra l’altro continuamente rielaborato nel corso dei secoli, abbiamo voluto metterne in evidenza il carattere quasi sciamanico creato dalle voci per mezzo di percussioni tribali e suoni della natura, sempre ricreati con i nostri strumenti opportunamente filtrati ed in alcuni interventi interfacciati con synth. Per quanto ci riguarda siamo abbastanza soddisfatti del risultato ottenuto. Ribadiamo “abbastanza” in quanto nella musica, come in qualunque espressione artistica, non ci si deve mai accontentare di quanto fatto, ma dobbiamo tendere sempre a migliorarci.