Di Eva, inviata speciale per MondoSpettacolo.com Roma, 18 ottobre 2025 – Ore 14:45 – In un momento in cui il cinema italiano lotta per mantenere la sua vitalità culturale e economica, la bozza della Legge di Bilancio 2026-2027 presenta un quadro allarmante per il settore: un taglio netto di 190 milioni di euro per il 2026 e 240 milioni per il 2027 al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Come inviata di MondoSpettacolo, ho analizzato la proposta governativa, le reazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli e le implicazioni per un’industria già sotto pressione. Questo provvedimento, che riduce il livello complessivo di finanziamento all’1% delle entrate fiscali del settore (con una soglia minima di 510 milioni nel 2026 e 460 nel 2027), solleva interrogativi seri sull’impegno dello Stato verso la cultura, in un Paese che ha fatto del cinema un simbolo di identità nazionale. Ecco un’analisi critica e professionale, con un occhio alle dichiarazioni del ministro che, pur negando “tagli”, annunciano una “nuova fase” di rigore – ma a che prezzo?

I Dettagli della Bozza: Un Taglio Drastico Mascherato da “Rigore”
La bozza della Manovra, anticipata da fonti come CremaOggi, prevede una riduzione significativa del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo, che passerebbe dai 696 milioni del 2025 (confermati dal ministro) a livelli inferiori negli anni successivi. Nello specifico, il provvedimento introduce una soglia minima di 510 milioni per il 2026 e 460 per il 2027, con un meccanismo che lega il finanziamento all’1% delle entrate fiscali del settore, riducendo il complesso livello di sostegno. Questo taglio, che ammonta a circa 430 milioni in due anni, non è un semplice “aggiustamento”: è un colpo al cuore di un’industria che genera occupazione (oltre 200.000 posti di lavoro diretti e indotti) e contribuisce al PIL nazionale con circa 14 miliardi di euro annui, secondo dati ANICA. In un contesto di inflazione e costi produttivi in aumento, questo ridimensionamento rischia di soffocare produzioni indipendenti, festival e talenti emergenti, favorendo solo i colossi commerciali.

Le Dichiarazioni del Ministro Giuli: Tra Negazione e Promesse di “Rigore”
Il ministro Alessandro Giuli ha risposto alle critiche in Senato, negando tagli per il 2025 e confermando i 696 milioni, con una crescita del 180% rispetto al passato. Ha annunciato verifiche su tax credit per 200 opere (350 milioni coinvolti) per combattere “abusi” e “film fantasma”, promettendo una “nuova fase” per il cinema con più rigore contro sprechi. “Mai più film fantasma e abusi”, ha dichiarato, enfatizzando un sostegno pubblico “tra i più alti d’Europa” e una dotazione che non subirà riduzioni immediate. Tuttavia, queste parole suonano come un palliativo: mentre il 2025 è salvo, i tagli per 2026-2027 restano, mascherati da “soglia minima”. Giuli invoca “infermieri periciali” e un “movimento sociale”, ma ignora il rischio di desertificazione culturale – un’ipocrisia che MondoSpettacolo non può tacere. Come si può parlare di “crescita” quando si riduce il fondo del 30% in due anni? E le dichiarazioni su “abusi” sembrano un diversivo per giustificare austerity, mentre il settore chiede investimenti, non controlli punitivi.

L’Impatto sul Settore: Un Cinema Italiano in Ginocchio
Questi tagli arrivano in un momento critico: il cinema italiano, post-pandemia, fatica a riprendersi, con produzioni che dipendono dal Fondo per il 40-50% dei budget. Ridurre a 460 milioni nel 2027 significa meno film indipendenti, meno festival come Roma o Venezia, meno occupazione per tecnici, attori e creativi. ANICA e associazioni come Doc/it hanno già lanciato allarmi, definendo la manovra “devastante”. Dal punto di vista professionale, come inviata, vedo un rischio di omologazione: solo blockbuster commerciali sopravviveranno, mentre l’arte autoriale – quella che MondoSpettacolo celebra – svanirà. E mentre il governo taglia il cinema, investe in tecnologie che potrebbero “educare” al posto degli artisti. Un paradosso che grida vendetta.

Conclusione: Un Appello per la Cultura Italiana
La bozza della Manovra 2026-2027 è un atto miope che sacrifica il cinema sull’altare dell’austerity, ignorando il suo valore economico e culturale. Le dichiarazioni di Giuli, pur rassicuranti per il 2025, non nascondono l’ipocrisia: rigore contro “abusi” mentre si taglia il fondo del 30%. MondoSpettacolo invita il ministro a rivedere questa scelta – la cultura non è un lusso, è l’anima dell’Italia. Restate sintonizzati per aggiornamenti, e unitevi all’appello: salviamo il cinema italiano!
