Ambientato in una San Francisco del 2049 dominata dalle intelligenze artificiali, “L’Ultima Variabile” riflette sul rapporto tra tecnologia e libertà. Michele Pingitore racconta come nasce l’ambientazione del romanzo, il significato delle scelte dei personaggi e quanto la realtà di oggi abbia influenzato la storia.

Perché San Francisco come ambientazione?

Perché è il simbolo mondiale dell’innovazione tecnologica. Ambientare lì la storia rende il conflitto tra uomo e tecnologia ancora più reale e credibile.

Che messaggio speri arrivi ai lettori?

Che il futuro non è qualcosa che subiamo. È qualcosa che possiamo influenzare. Anche una piccola scelta può cambiare tutto.

Quanto nasce dalla realtà?

Molto. Osservo il mondo che ci circonda: intelligenza artificiale, controllo dei dati, velocità del cambiamento. La storia è fiction, ma le domande sono reali.

C’è stato un momento che ti ha fatto rivedere la struttura?

Sì, quando ho capito che non volevo raccontare solo una storia tecnologica, ma un viaggio umano. Da lì ho ristrutturato tutto intorno al conflitto interiore del protagonista.

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