Ted Bundy – Fascino criminale: l’uomo che odiava le donne

Tra i serial killer che nella storia della cronaca nera hanno fatto maggiormente parlare di loro, vi è indubbiamente lo statunitense Ted Bundy, condannato alla sedia elettrica nel 1989 per l’omicidio di oltre trenta ragazze. Su di lui sono stati girati diversi lungometraggi, l’ultimo dei quali, Ted Bundy – Fascino criminale, lo ha realizzato il regista Joe Berlinger.

Ted (Zac Efron), un trentenne affascinante e misterioso, fa la conoscenza, in un locale, della bella ragazza madre Liz (Lily Collins). Tra i due è subito amore e poco tempo dopo vanno a vivere insieme. E tutto sembra andare per il meglio, fino al momento in cui lui – in seguito alla sparizione e al ritrovamento dei cadaveri di diverse giovani – viene accusato di omicidio plurimo.

Questo resoconto cinematografico firmato da Berlinger tenta, a suo modo, di fornire al pubblico una versione alternativa di come possano essere andati realmente i fatti, lasciando credere che, molto probabilmente, sia stata la sua stessa ragazza a denunciare l’omicida alle autorità, direzionando, dunque, tutti i sospetti su di lui.

In sé, quindi, potrebbe essere anche un’operazione interessante, ma il problema principale di Ted Bundy – Fascino criminale risiede nel fatto che tali possibili tesi si fondano su basi eccessivamente deboli e pretestuose che, fino in fondo, non convincono mai realmente lo spettatore.

Stesso discorso vale per eccessive lungaggini – concentrate, in particolare, nella parte centrale del lungometraggio – dove le vicende di Ted e Liz tendono quasi a girare a vuoto, prima che possa accadere qualcosa di realmente rilevante.

L’unica nota mi merito va sicuramente alla cura della messa in scena che ben si sposa con la reale costruzione dei fatti e degli stessi personaggi (come stanno a dimostrare i filmati di repertorio montati sui titoli di coda). Eppure, nonostante tutto, Ted Bundy – Fascino criminale finirà molto probabilmente per essere dimenticato in fretta.

 

 

Marina Pavido