Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com Roma, 29 novembre 2025

Un anziano regista tormentato da visioni di “donne mastodontiche”, una Torino intrisa di mistero, un cast stellare con Marina Suma, Vincenzo Bocciarelli, Sydne Rome e Aldo Dovo. “The Big Mother” (titolo italiano “La grande madre”), opera prima del regista e scrittore Antonello Altamura, è un thriller psicologico che omaggia i maestri del brivido come Hitchcock e Mario Bava, senza jumpscare né sangue, ma con un incubo interiore lentissimo e metafisico. Definito un “crime spirituale”, il film esplora il male che nasce da anime ferite, tra fede, paganesimo e sensi di colpa. In questa intervista esclusiva, Altamura racconta le scelte coraggiose, dal cast “puro” al look onirico girato con budget limitato, e anticipa il suo prossimo horror internazionale.

Antonello, partiamo dal cuore del film: Aldo Dovo interpreta il Maestro Mandelli, un regista anziano prigioniero del suo stesso mito. Quanto c’è di autobiografico in questo personaggio? E come ha fatto Dovo a rendere così credibile quella miscela di vanità, fragilità e ferocia creativa?

Aldo Dovo l’ho osservato in diverse operette ed ero incantato dalla sua bravura. Ha incarnato l’anzianità del grande artista alla perfezione. I grandi registi sono sempre stati anime inquieta assetate di novità e Aldo Dovo ha incarnato alla perfezione un regista italiano in cerca di nuovi incontri, talvolta pericolosi. Il doppiaggio è del grande Fulvio Trivero.

Una delle scelte più coraggiose è stato affidare il ruolo del Cardinale Reneè de Toledo a Vincenzo Bocciarelli, attore di teatro purissimo. Ci racconti come è nato questo incontro e perché ha scartato nomi più “da botteghino” come Thomas Arana o Stefano Dionisi in favore di un interprete così spirituale e inquietante.

Vincenzo Bocciarelli, devo dire, è stato scelto perché ho intuito dietro la sua professionalità un’anima divisa. Mi ricorda gli attori di una volta, come Anthony Perkins in Psycho, i bravi ragazzi della porta accanto che devono nascondere la marmellata alla mamma. Inoltre, volevo finire il film e le trattative sono state più rapide perché lui credeva nel ruolo del cardinale. Credo che non si debbano convincere gli attori; devono essere loro a capire cosa scegliere di fare col loro istinto. Credo sia l’inizio di un sodalizio. Lui oggi dirige i Teatri di Siena, ma per me è una faccia da cinema.

Marina Suma e Sydne Rome insieme in un film indipendente italiano del 2024 è qualcosa che nessuno si aspettava. Come le ha convinte a trasformarsi in due incarnazioni della “Grande Madre” crudele? E quanto è stato difficile dirigere due dive abituate a set molto diversi dal suo?

Beh sì, Marina Suma e Sydne sono due attrici famose, ma sono anche donne molto intelligenti e colte. Credo che a loro interessi anche la profondità del personaggio; le belle donne vogliono anche cambiare pelle.

Joan Crawford ieri e Jessica Lange oggi, le star hanno entrambe fatto in maturità anche cinema indipendente thriller e horror, trovando un nuovo pubblico. Credo che queste due grandi attrici abbiano trovato nel copione qualcosa che le stimolava, di essere personaggi nuovi, paradossali, per loro una sfida attoriale. Poi Marina per me non è solo una donna di fascino unico e un’attrice molto preparata e intuitiva, ma il personaggio di Cristina Blanchard è stato scritto pensando a lei. I grandi di solito sono grandi lavoratori, certo ci sono alcuni piccini che cercano solo limousine, divismo e lussi, ma sappiamo che purtroppo il cinema italiano è in una crisi pazzesca, dunque… poca trippa per gatti.

Il film è ambientato tra Roma (Cinecittà) e Torino, e gran parte dell’azione si svolge in interni claustrofobici. Con un budget evidentemente limitato, come ha ottenuto quel look così elegante e onirico? Nicolò Fumero alla fotografia è stato il suo complice più importante?

Assolutamente, Nicolò Fumerò è un grande artista e con lui si crea una storia vera. Ha un gusto straordinario, è un lavoratore instancabile e possiede una grande creatività personale. A soli 30 anni ha già una carriera di tutto rispetto.

“The Big Mother” viene definito un “crime spirituale”. Può spiegarci meglio questa etichetta? In che senso il delitto qui è prima di tutto interiore e non fisico?

Il film parla delle problematiche di persone con grandi rabbie e sensi di colpa. Si arriva a parlare di religione e paganesimo: perché una persona diventa cattiva? Perché ruba? Perché cerca l’occulto? I grandi crimini avvengono dentro anime ferite. Ecco, volevo analizzare da dove nasce il male, e nel film sembra derivare da incontri casuali.

Rispetto al cinema di genere italiano attuale (penso a Zampaglione, Manetti Bros, o ai nuovi horror), il suo film sembra andare controcorrente: niente jumpscare, niente sangue, solo un incubo psicologico lentissimo. È una scelta ideologica o semplicemente il modo in cui vede il thriller oggi?

Allora, riempire una scena di sangue non è il mio genere. Trovo sia troppo facile. Io amo molto i thriller psicologici del passato, come quelli di Aldrich, Chabrol, Clément e Bava.

Trovo che in Italia, dopo Gomorra, il cinema sia spesso diventato troppo violento e evidente. Io preferisco offrire qualcosa di più mentale, direi un taglio nuovo tra il metafisico e l’astratto. Inoltre, i miei personaggi nel film sono sempre eleganti e nessuno può dire il contrario.

Sydne Rome, dopo decenni di ruoli angelicati, qui appare irriconoscibile e terrificante. È stata lei a chiedere di “sporcare” la sua immagine o è stata una sua precisa indicazione registica?

La mia idea… volevo una mamma molto forte e feroce. Sydne è stata una delle donne più belle del mondo e oggi è una nonna fantastica. Ma a me interessa soprattutto quanto sia brava oggi. Chi ha visto il film mi ha detto: “La Rome mi ha davvero dato i brividi, wow”.

Il cast secondario (Riccardo Fusero, Francesca Puopolo, Loredana Villata, Daniele Gaeta) viene quasi interamente dal teatro torinese e romano. Perché ha scelto di lavorare con attori poco noti al grande pubblico invece di inseguire facce da fiction?

Perché avevo seguito questi artisti dal vivo in teatro e percepivo la loro naturale potenza. Se scegli un attore di una fiction, porti nel tuo film quel personaggio televisivo ormai cristallizzato come medico, maestro, carabiniere… Preferisco una terra di nessuno, un viaggio nuovo.

Beh, dopo Roma, Torino e poi il Sud Italia in primavera, è un’opera non databile che parla di peccati in tutte le epoche. Credo che Torino sia ben rappresentata, c’è una scena al Parco Valentino stupenda.

Sogno o realtà vedere “The Big Mother” su una piattaforma importante o in sala d’essai?

Beh, proposte ce ne sono, ma credo che alla fine lo prenderà un grosso canale, anche se è un low cost. Devo dire che è un genere nuovo: “The Big Mother”, un thriller astratto e metafisico.

Domanda finale inevitabile: sta già girando “Ancient Taste of Death – The Sinister Legend of Wardal”. Dopo aver raccontato la fine di un Maestro del brivido, ora passa a un horror più classico e internazionale. È l’inizio di una nuova fase della sua carriera o semplicemente un altro volto della stessa ossessione?

Questo film è qualcosa di completamente diverso… un grande incubo oscuro per il pubblico internazionale… ora sta attraversando il difficile percorso del montaggio da mesi, e io non sono mai soddisfatto. È un film molto avvincente e crudele con attori francesi, arabi, tutti guidati da Wardal; un grande attore e personaggio italo-egiziano. L’opera porterà il pubblico in un mondo sommerso… la vecchia e crudele Hollywood…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner