
La regista norvegese Kjersti Helen Rasmussen esordisce dietro alla macchina da presa con il film horror The dark nightmare, che fonde folklore e psicologia.
Portati in scena da Eili Harboe e Herman Tømmeraas, Mona e Robbie si sono da poco trasferiti in un appartamento più grande con lo scopo di allargare la famiglia.

La casa è da ristrutturare e l’acquisto economicamente è stato un affare, anche perché una donna vi era morta tragicamente. Quel che fin da subito invece li infastidisce sono i vicini, un’altra giovane coppia che non fa altro che litigare, anche a causa del loro bambino che piange in continuazione. Passa poco tempo e Mona resta incinta, ma da quel momento iniziano a manifestarsi strani eventi nella casa. La ragazza è tormentata da orribili incubi e da inquietanti episodi di sonnambulismo, con derive allucinatorie, che peggioreranno ulteriormente quando il neonato dei vicini muore in un modo davvero terribile. Da quel momento in poi in Mona cresce la convinzione di essere tormentata dal Mara, un antico demone del sonno che mira a possedere l’anima del suo bambino affinché possa vivere nel mondo materiale.

The dark nightmare rievoca dunque atmosfere polanskiane, con un appartamento che emana afflati sulfurei e coinvolge anche, appunto, il Mara, demone appartenente al folklore germanico che, in senso figurativo, si accovaccia sul ventre di una persona che sta dormendo, come anche viene mostrato e rievocato nei dipinti del pittore svizzero Johann Heinrich Fussli. I movimenti di macchina all’interno dell’appartamento evidenziano una buona regia, che è capace di creare un’atmosfera inquietante anche senza jump scare. Le suggestioni che si respirano all’interno della casa evocano per certi versi anche Somnia, di Mike Flanagan e Slumber – Il demone del sonno di Jonathan Hopkins.

Ma la vicenda si focalizza in situazioni troppo ripetitive, apportando molta confusione. La giovane Mona si affida ad un professore che usa l’ipnosi per scandagliare l’origine di un possibile trauma, ritenuto la vera causa dei suoi incubi, ma sconfina invece nel folklore legato al soprannaturale. Uniti insieme, questi elementi – come, per esempio, la psicologia legata al trauma della maternità – potevano essere usati senz’altro meglo; ma, sebbene in The dark nightmare le intenzioni vi siano e le qualità registiche anche, si ha la netta sensazione che la storia non decolli mai veramente, rischiando di evocare per davvero il sonno nello spettatore.

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