Ambientato in un mondo post-apocalittico appartenente ad un futuro non molto remoto, in maniera curiosa non cela neanche troppo lo spettro del Covid-19 The dog stars – Le stelle dopo la fine, che segna il ritorno dietro alla macchina da presa per Ridley Scott due anni dopo Il gladiatore II, datato 2024.

In maniera curiosa perché il lungometraggio prende le mosse dal bestseller Le stelle del cane, scritto da Peter Heller nel 2012, quindi in larghissimo anticipo rispetto alla pandemia che nel 2020 ha costretto l’intera umanità a rimanere chiusa nelle proprie abitazioni per diversi mesi.

E vede al proprio centro il Jacob Elordi che ha concesso anima e corpo al Frankenstein di Guillermo del Toro qui calato nei panni del giovane pilota Hig, il quale in Colorado, vicino alla catena montuosa del Front Range, ha costruito insieme al militare esperto di sopravvivenza Bangley alias Josh Brolin un rifugio efficiente ma isolato su una pista di atterraggio abbandonata. I due rientrano tra i pochi sopravvissuti di un’epidemia influenzale che ha decimato la maggior parte della popolazione del globo terrestre, mentre molti di coloro che non sono andati incontro alla morte si rivelano affetti da una debilitante malattia del sangue. Inizialmente, quindi, con tanto di cane Jasper al fianco del protagonista, risulta difficile non accostare The dog stars – Le stelle dopo la fine a Io sono leggenda, diretto nel 2007 da Francis Lawrence attingendo dall’omonimo romanzo – edito in Italia anche come I vampiri – di Richard Matheson che fu in precedenza fonte d’ispirazione per L’ultimo uomo della Terra di Ubaldo Ragona (e Sidney Salkow) e 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra di Boris Sagal. Se in quel caso, però, si puntava maggiormente al genere in senso stretto strizzando l’occhio agli zombie movie come voleva la tradizione della matrice letteraria di partenza, Scott tende a mantenersi su un piano più realistico, privilegiando una lunga prima parte incentrata in particolar modo sui rapporti tra i diversi personaggi tirati in ballo.

Con Bangley che non sembra affatto intenzionato ad abbandonare il posto e Hig che, invece, desidera rintracciare altri esseri umani avventurandosi in missioni di ricognizione a bordo del  proprio  aereo, consegnando  rifornimenti ad una vicina comunità mennonita e cercando chiunque non sia  stato  contagiato. Fino al momento in cui, costretto improvvisamente ad atterrare, s’imbatte in una casa isolata in un canyon appartenente al diffidente Pops e alla figlia Cima, ovvero, Guy Pearce e Margaret   Qualley. La Cima con la quale il ragazzo, che si porta dietro il trauma della sua compagna tragicamente deceduta, ritrova dopo molto tempo un legame autentico; nel corso di quasi due ore di visione in cui, come c’era da aspettarsi, l’autore di Alien e Blade runner offre il meglio nelle situazioni a base di violenza e di spettacolarità qui infarcita di colossali esplosioni. Ma si tratta, purtroppo, soltanto di brevi e irrilevanti situazioni destinate a non riuscire a strappare dalla morsa della noia e della fiacchezza The dog stars – Le stelle dopo la fine, che, oltretutto penalizzato da inspiegabili lungaggini narrative e da brevi flashback riguardanti la citata consorte di Hig che non gli aggiungono nulla, appare decisamente inutile sia nella filmografia scottiana che nell’ambito del filone cinematografico post-apocalittico.

  

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