L’attrice, regista e produttrice Olivia Wilde dirige The invite – Il piacere è tutto nostro, il suo terzo film dietro alla macchina da presa.

Si tratta del sesto remake del lungometraggio spagnolo Sentimental di Cesc Gay (a sua volta tratto dalla pièce teatrale scritta dal regista stesso); tra gli adattamenti, figura anche l’italiano Vicini di casa di Paolo Costella.

Joe e Angela, interpretati rispettivamente da Seth Rogen e dalla Wilde, sono una coppia in passato molto affiatata. Con il passare del tempo, però, i sentimenti si sono affievoliti, portandoli sull’orlo di una crisi. Joe era un pianista dal sicuro talento e Angela si era innamorata proprio della sua musica; dopo tanti anni di matrimonio, tuttavia, il rapporto si è logorato, complici soprattutto le frustrazioni artistiche e professionali di lui. In questo lasso di tempo Angela si è sentita trascurata e sempre più confinata in una solitudine sentimentale, trasformando le mura domestiche in una prigione opprimente. Per spezzare la routine di un rapporto ormai logoro, la donna decide di invitare a cena i nuovi vicini di casa: la spagnola Pina e il compagno Hawk, interpretati da Penélope Cruz ed Edward Norton. L’obiettivo principale di Joe, tutt’altro che entusiasta dell’iniziativa della moglie, è semplicemente chiedere loro di essere meno rumorosi durante le proprie performance amorose. La serata, tuttavia, metterà ancor più in evidenza le difficoltà della coppia padrona di casa, in un tripudio di colpi di scena e attrazioni sessuali reciproche. Un appartamento, una cena, due coppie a confronto: come nella migliore delle ipotesi, alla mente riaffiora Carnage di Roman Polanski. Non si è però da quelle parti, né probabilmente era nelle intenzioni della stessa Olivia Wilde, che confeziona l’ennesimo film sulla decostruzione della coppia. Il ritmo c’è e il cast funziona alla perfezione, mostrando una sinergia magnetica che riflette il carattere dei personaggi e le loro attrazioni lascive, in un contesto perfettamente teatrale in cui lo spettatore diviene voyeur.

Le soluzioni registiche raggiungono lo zenit quando lasciano libero sfogo alle interpretazioni dei protagonisti, mentre la Wilde fallisce dal momento in cui si affanna a cercare iperboli stilistiche, considerato che è partita da un soggetto ben rodato e di sicuro successo. La forza di The invite – Il piacere è tutto nostro si concentra infatti sugli attori: ogni personaggio sembra cucito su misura per ciascuno di essi. Da un lato l’irascibile Joe, frustrato per un talento artistico mai sbocciato del tutto, e sua moglie Angela, casalinga repressa e carente di ambizioni, condannata ad un’esistenza di privazioni e infelicità. Dall’altra parte della barricata troviamo Hawk: un uomo spirituale, sicuro di sé, sessualmente appagato e dotato di un forte magnetismo erotico, dietro la cui superficie inscalfibile si cela però una natura irrisolta e sfuggente. Sua moglie Pina è invece una donna europea, disinibita, attraente e vero capo carismatico della coppia. Tutto questo dimostra la bontà delle interpretazioni e della costruzione della tensione, graduale ma costante, in cui l’attrazione fisica e il legame emotivo tra i protagonisti convergono sui dettagli, sui non detti, sugli sguardi e su dialoghi affilati. Sebbene The invite – Il piacere è tutto nostro trovi proprio nel ritmo una delle sue carte vincenti, ad un’analisi più profonda la tensione si sovrappone a una poetica voyeuristica, che poteva essere valorizzata meglio, perdendo di efficacia soprattutto quando i toni diventano oltremodo esagerati. Le situazioni bizzarre strappano sì un sorriso, ma sul finale resta una sottile amarezza di fondo che evidenzia la tematica della rinegoziazione dei legami con un tono decisamente malinconico ma riuscito.

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