Apre con la Love is strange di Mickey & Sylvia e chiude attraverso titoli di coda accompagnati da Fooled around and fell in love di Elvin Bishop Keeper – L’eletta, sesto lungometraggio diretto dall’Osgood Perkins figlio del compianto Anthony entrato nella storia della celluloide di tensione come Norman Bates del capolavoro hitchcockiano Psycho.

Lungometraggio datato 2025 come il precedente The monkey, trasposizione da Stephen King da cui proviene la Tatiana Maslany qui calata nei panni di Liz, impegnata a godersi un week-end fuori porta insieme al Malcolm dal volto del Rossif Sutherland di Orphan: First kill.

Week-end all’interno di una baita isolata che, insieme al bosco circostante, fa quasi da unica scenografia alla circa ora e quaranta di visione; man mano che strane apparizioni e tutt’altro che benevole sensazioni cominciano a tormentare la protagonista. Aspetto che provvede a spingere continuamente lo spettatore a chiedersi cosa stia accadendo, mentre il tutto si trasforma per Liz in un autentico incubo ad occhi aperti il cui clima di isolamento viene ancor più accentuato dalla riduzione all’osso dei personaggi tirati in ballo nel corso della narrazione. E, come ci ha abituati colui che si trova dietro alla macchina da presa soprattutto attraverso February – L’innocenza del male e Gretel e Hansel, è su lenti ritmi che viene costruita l’evoluzione di Keeper – L’eletta, destinato a lasciar emergere qualche dettaglio di spiegazione soltanto dopo un’ora di attesa.

Con immagini spettrali occasionalmente presenti, occorre dunque armarsi di non poca pazienza per poter arrivare al momento in cui viene svelato il retroscena della nient’affatto rassicurante situazione in cui si è ritrovata la protagonista. Perché, a loro modo anche piuttosto inquietanti, sono gli ultimi venti minuti dell’operazione a rappresentare la sua parte strettamente horror, ma deludendo in ogni caso le aspettative (e non poco). Tanto che, con evidenti debiti nei confronti del cinema di paura di matrice orientale, dopo tanta noia Keeper – L’eletta non solo sfoggia una totale mancanza di originalità, ma si rivela anche poggiante su un’idea talmente esile che sarebbe stata sufficiente, al massimo, per mettere in piedi un cortometraggio.

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