In possesso dei connotati della Willa Holland nota, tra l’altro, grazie alle sue partecipazioni nelle serie televisive cinecomic The Flash e Arrow, è immediatamente la protagonista Rebecca Owens che conosciamo in The mortuary assistant – Anatomia di un incubo, diretto da Jeremiah Kipp.
La Rebecca Owens che, completato il proprio percorso di formazione come assistente mortuaria, cerca di lasciarsi alle spalle un passato doloroso e di ricostruirsi una vita attraverso il lavoro.

E accetta dunque un incarico presso la River Fields Mortuary sotto la guida dell’enigmatico Raymond Delver alias Paul Sparks, ritrovandosi a preparare le salme seguendo le procedure e affrontando il silenzio di un obitorio durante i lunghi turni notturni. Una situazione di partenza che potrebbe in un certo senso richiamare alla memoria quelle già alla base di Autopsy di André Øvredal e L’esorcismo di Hannah Grace di Diederik van Rooijen, se non addirittura lo sconosciuto Night life firmato a fine anni Ottanta da David Acomba. Titolo, quest’ultimo, che tra splatter e commedia tirava però in ballo i morti viventi, tutt’altro che presenti in The mortuary assistant – Anatomia di un incubo, sebbene qualche accenno zombesco non risulti assente nel corso della circa ora e mezza di visione. Una circa ora e mezza che, con il gore rappresentato in particolar modo da dettagli di svisceramenti di cadaveri, prende le mosse dall’omonimo videogioco survival horror sviluppato in solitaria nel 2022 da Brian Clarke sotto lo pseudonimo di DarkStone Digital e pubblicato da DreadXP per Microsoft Windows e Nintendo Switch.

Una circa ora e mezza che, rispecchiando dunque l’evoluzione dell’esperienza videoludica, porta quella che doveva essere una semplice notte di lavoro a trasformarsi per Rebecca in una discesa nell’ignoto, con tanto di violento omicidio in agguato. Ma, mentre cerca di scoprire la verità affrontando una forza soprannaturale interessata ad impossessarsi di lei, è il continuo dubbio tra la realtà e apparizioni più o meno fantasmagoriche ad accompagnare l’operazione, film dell’orrore demoniaco pronto a lasciar emergere segreti sepolti nel passato. In attesa di approdare all’epilogo, quindi, allo spettatore non rimane altro da fare che lasciarsi trascinare nel lento ma efficacemente coinvolgente incedere narrativo di The mortuary assistant – Anatomia di un incubo, la cui riuscitissima atmosfera cupa – con annessi lampi e tuoni – garantita dalla fotografia di Kevin Duggin giova non poco alla sensazione di claustrofobia trasmessa dalla quasi totale ambientazione in interni.