Qualche thriller interessante lo aveva interpretato, Demi Moore, nei suoi oltre 40 anni di carriera, ma un horror di quelli veri direi proprio di no. Ed eccola, così, a sorpresa, nel 2024, apparire come protagonista in quello che viene ritenuto da molti l’horror più bello, spiazzante e destabilizzante dell’anno, The Susbstance, seconda opera della regista francese Coralie Fargeat, dopo il thriller Revenge del 2017. Autrice anche della sceneggiatura, la Fargeat ci regala un’esperienza immersiva estrema nel male primario del nostro tempo, quello che riduce la sostanza di un essere umano solo ed esclusivamente alla sua apparenza. In una novella e più tecnologica versione di Jekyll e Hyde, la Fargeat ci porta nell’ossessione di una donna, una ex diva, che non accetta il passare degli anni, ed è devastata dalle rughe e dall’invecchiamento cutaneo. La Moore, che in passato ha avuto molti problemi di questo genere, arrivando a sottoporsi ad estenuanti chirurgie plastiche per rimanere sempre il sex symbol che era negli anni Novanta, si mette letteralmente a nudo, offrendoci una performance che lascia di stucco e che non può che farci commuovere e riflettere nel devastante ed oltremodo splatter finale da body horror.

Elisabeth Sparkle è un’ex stella di Hollywood che adesso conduce un programma mattutino di ginnastica in televisione. Arrivata alla soglia dei 50 anni viene però licenziata dal viscido datore di lavoro Harvey, che vuole carne giovane per il suo show. La donna è disperata e tornando a casa ha un grosso incidente d’auto dal quale esce, per fortuna, illesa. Il suo corpo è forte e resistente, ed un giovane medico le farà trovare nella tasca del cappotto una chiavetta in cui si fa pubblicità ad un’innovativa tecnologia, The Substance, che permette, grazie ad un siero sperimentale, di generare dal proprio corpo un io più giovane e bello. Unica regola da rispettare: ogni sette giorni la versione più giovane deve scambiarsi con quella vecchia, così che chi si sottopone alla sperimentazione vivrà una settimana da giovane ed una da più anziano. Ovviamente Elisabeth accetta, e dalla scissione del suo DNA per partenogenesi genera dalla schiena la bellissima e sensuale Sue, la sua parte più bella e più giovane. All’inizio le cose sembrano andare bene, ma quando il suo desiderio sarà essere sempre più Sue e sempre meno Elisabeth cominceranno i veri guai, anche perché, ahimè, il processo pare essere irreversibile.

The Substance è un film scioccante nella sua toccante attualità. Nell’era dei social, dove tutti dobbiamo apparire belli e patinati, per ottenere sempre più popolarità e consensi del pubblico, dove i like vengono messi non per quello che abbiamo da dire ma per quello che abbiamo da mostrare, ecco che un personaggio come quello di Elisabeth, messo alla porta con una stretta di mano dopo anni di popolarità e successo, non può che cadere inevitabilmente nel baratro. La Fargeat ci porta in un precipizio di follia, dove tutto va sempre più a rotoli, fino al devastante finale. Tutto è portato all’eccesso, qui, ma forse neanche troppo. Lo star system è descritto come viscido ed ipocrita, dove si giudicano le persone solo se possono portare ascolti, e non si fa il minimo sforzo per capirne l’anima, l’interiorità. L’idea è sicuramente di forte impatto, la realizzazione anche, e, sebbene oltremodo citazionista, quello che alla fine ne esce fuori è un film decisamente notevole, che merita di essere visto, se si ha, ovviamente, lo stomaco forte per reggerlo.

Eh sì, perché, pur puntando molto sulla psicologia della protagonista, il film si avvale comunque di tutte le cifre stilistiche del body horror, a cominciare dagli effetti ultramodo gore e dal devastante trucco prostetico dell’effettista francese Pierre Olivier Persin, noto per aver lavorato in opere come Border – Creature di Confine di Ali Abbasi e nella famosa serie tv Il Trono di Spade. Tanti sono, nel lavoro di Persin, gli omaggi, neanche tanto velati, ad opere iconiche del body horror, tra cui spiccano particolarmente Society di Brian Yuzna (1989), Basket Case di Frank Henenlotter (1982), The Elephant Man di David Lynch (1980), La Cosa di John Carpenter (1982), Cabal di Clive Barker (1990) e La Mosca di David Cronenberg (1986). Ma molte altre sono le opere ed i registi che la Fargeat sceglie di omaggiare nella sua pellicola: dal Kubrick di Shining (1980) ed il De Palma di Carrie (1976) fino a registi più contemporanei come il Lanthimos di Kinds of kidness (2024) o il Refn di The Neon Demon (2016). Tutte queste suggestioni vengono però rielaborate in maniera organica e mai stonata, per questa epopea tutta al femminile dove gli uomini sono poco più che delle macchiette di contorno, lasciando spazio sul palcoscenico alle due divine protagoniste di questo Theatre of Tragedy, Elisabeth e Sue, che però, come continua a ripetere l’asettica voce dell’operatore di Substance, sono e saranno sempre due parti della medesima entità, e l’una non può sopravvivere senza l’altra.

Come lo definisce il critico e scrittore Mario Gazzola, The Substance è un film “satirico, grottesco, sanguinario e politicamente scorretto”, perché in effetti la regista gioca su più piani diversi, si avvale di registri stilistici contrastanti, passando dalle atmosfere glamour alla Barbie a quelle più intime e cupe di derivazione decisamente cronenbergiana, dove all’interno di una casa avvengono gli orrori più osceni ed inimmaginabili, in una solitudine destrutturante e oltremodo dolorosa. E se nel più celebre romanzo del dublinese Oscar Wilde era un ritratto, che veniva tenuto ben celato in soffitta, ad invecchiare al posto del protagonista, il dandy dissoluto Dorian Gray, qui sarà nell’asettica toilette del loft hollywoodiano di Elisabeth che si consumerà la mutazione, e dietro una porta, al buio totale, buttato per terra, sarà celato il corpo di una delle due parti anatomiche viventi. Verrebbe da pensare che il sentire di Elisabeth e Sue sia lo stesso, essendo parti del medesimo io, ma ben presto non sarà così, cominceranno invece a provare odio ed avversione l’una verso l’altra, da una parte perché gelosa della bellezza e giovinezza, dall’altra perché irritata dal dover smettere di vivere a causa di un vecchio corpo cadente. Con la scissione dell’anima, e non solo del corpo, inizia la degenerazione suprema, ben rappresentata nel finale grottescamente orrendo e pulp che a tratti mi ha ricordato l’orrido sabba conclusivo del Suspiria di Luca Guadagnino (2018), con tanto di Moore mostruosizzata come lì lo fu l’algida Tilda Swinton.

Perfette le due protagoniste. Demi Moore, classe 1962, a 62 anni interpreta un’aitante cinquantenne che non riesce ad accettare le prime rughe ed il passare del tempo, pur sfoggiando ancora un fisico tonico che mette in risalto con un abitino rosso fuoco e tacchi vertiginosi. Al suo fianco, nel ruolo del suo alter ego, Sue, la sexyssima Margaret Qualley, 30 anni anagrafici ma dimostrati decisamente meno, bella e statuaria oltre ogni limite, capace di incantare uomini e donne col suo misto di sensualità e dolcezza infantile. Il personaggio di Sue è però vuoto, esprime lo stereotipo della ragazza moderna da TikTok, tutta apparenza e nessuna sostanza, che non si preoccupa di nulla al mondo se non di apparire ed essere adorata, che è però anche il desiderio di Elisabeth. The Substance, in fondo, cosa significa? E’ la sostanza che la donna si inietta per tornare giovane, o piuttosto la sostanza interiore che si accorge di avere quando ormai sarà troppo tardi? Sebbene le due siano una cosa sola, ad un certo punto sembrano non pensarla più così, e Jekyll cercherà di prevalere su Hyde quanto Hyde su Jekyll. Terzo nome importante e fondamentale di questa pellicola è quello dell’attore texano Dennis Quaid, che dà vita al viscido Harvey, tipico esempio della mantide da star system pronta a far fuori con una mossa fulminea e nessun senso di colpa coloro che, dopo averli spremuti ben bene, non gli servono più. Insomma, con pochi interpreti ben scelti, una stupenda fotografia dicotomica, firmata da Benjamin Kračun, che passa dai colori pastello ai toni cupi, ed un tappeto sonoro – musicale curato dal compositore britannico Raffertie, oltre ad una sceneggiatura coerente, contemporanea e di grande impatto, pare proprio che la Fargeat abbia fatto centro, e ciò è dimostrato anche da alcuni riconoscimenti che sono stati tributati al film, primo fra tutti il Prix du scénario al Festival di Cannes, dove The Substance si è meritato anche di essere in concorso per la prestigiosa Palma d’Oro, dimostrando così che anche l’horror, quando sia ben fatto e curato, può arrivare in alto, regalando sempre più lustro al genere.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Apple TV, YouTube, Rakuten TV, Google Play Film, Paramount+, CHILI ed Amazon Prime Video, ed in dvd e blu-ray Eagle Pictures.

https://www.imdb.com/it/title/tt17526714

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