The Tangram: quel nuovo soul “americano”

Libertà dietro una penna di forte personalità di suoni e di genere. La bellezza di oggi nasce dalla provincia abruzzese e porta la firma della giovane band The Tangram, formazione attiva da qualche anno con una bella gavetta di live sulle spalle. Oggi il nuovo soul in bilico tra suoni di stile ed elettronica che ricerca altro, fa il suo esordio per la IRMA Records con un primo singolo dal titolo “Awesome” arricchito da un bellissimo video firmato dalla regia di Diego Mercadante. Libertà anche dietro il bisogno di essere se stessi…

Noi parliamo di bellezza… ma non solo quella sfacciata da guardare ma anche quella sottile che sta dietro le righe, in profondità. Per i The Tangram cos’è la bellezza?
Per noi è bello ciò che piace, la bellezza intesa come canoni estetici non ci interessa nella sua esclusività, detto questo siamo sempre stati appassionati di tutto il trasformismo del mondo Glam, la creazione dell’alter-ego come marchio di fabbrica, Kiss o Bowie sono alcuni esempi. Poniamo attenzione al nostro modo di vestire perché prima di tutto ci diverte e poi perché ci viene anche abbastanza naturale; tuttavia non rinunciamo a coltivare quella che è la bellezza interiore ed a porre l’attenzione sul centro focale del nostro lavoro che è la musica, tutto gravita attorno ad essa.

Estetica e contenuto. Il soul di questo futuro che portate in scena è un genere assai attento al sex-appeal, all’estetica, al glamour. Come bilanciate tutto questo con i contenuti e il messaggio?
È un genere che come tanti è attento al sex-appeal. I messaggi contenuti nelle nostre canzoni come avrete modo di scoprire sono spesso anche introversi, nonostante il veicolo di trasmissione sia quello di un genere musicale profondamente sessualizzato ed “estroverso” non si riduce solo a questo, noi utilizziamo il mezzo musicale per esprimere emozioni che caratterizzano ogni essere umano, non solo le emozioni più “ profonde” ma anche più “leggere”.

A proposito di contenuti: un singolo dedicato all’individualità e alla ricchezza personale
Si, appunto come dicevamo nella risposta precedente, il singolo nasconde un messaggio molto personale ed anche malinconico che non abbandona la speranza ed anzi è pregno di spirito di rivalsa e voglia di migliorarsi, il dialogo interiore è fondamentale per la crescita, tra l’altro il “Soul” è la musica “dell’anima” perciò non sentiamo di uscire fuori dai confini del genere quando parliamo di individualità ed arricchimento personale come scoperta di noi stessi.

Una realtà abruzzese… si torna a parlare della provincia italiana, come accadeva per il pop-rock anni ’90. Secondo voi oggi che potenziale e che limitazioni ha la provincia italiana?
L’Italia è, nel bene e nel male, divisa in due. C’è quella delle province e quella delle città, dal punto di vista lavorativo chi ha necessità di imparare, crescere e trovare una propria dimensione artistica lavorativa è talvolta costretto a spostarsi nelle grandi città dove c’è meno clientelismo e più possibilità di emergere, almeno apparentemente; molto spesso chi vive nelle città scopre un clientelismo ben sviluppato e più stratificato, dove si va incontro magari alle stesse difficoltà se non peggiori. In fondo la città è un ricettacolo di anime alla ricerca di qualcosa e molto spesso questo qualcosa si può trovare anche semplicemente in ambienti meno affollati come le province, molto pensiamo dipenda da come si è fatti, c’è chi trova ispirazione in una o nell’altra o in entrambe; viaggiare è scoprire, è una grande fonte d’ispirazione. Oggi, per quanto riguarda il nostro lavoro, abbiamo la fortuna/sfortuna di poter condividere la nostra arte attraverso i social il che ci facilita non poco. Forse, un giorno, la linea di demarcazione tra provincia e città sfumerà lentamente.

E per chiudere parlando di estetica allora citiamo questa immagine di copertina. Si torna indietro nel tempo nonostante il vostro mood futuristico…
Per l’immagine di copertina volevamo fare qualcosa di diverso, non sappiamo se è un modo di tornare indietro nel tempo, di certo la pixel art ha un suo fascino vintage che senza mezzi termini, ci piace. Permette di esprimere tanto utilizzando poco, gioca con i ricordi di chi la guarda risultando sempre familiare. Un po’ come l’utilizzo di un synth storico risulta piacevole all’orecchio perché viene inconsciamente riconosciuto ed associato a centinaia di brani ascoltati ed apprezzati in precedenza, così l’estetica da cabinato rievoca, almeno nelle nostre generazioni, una distesa di ricordi fatta di sale giochi, gettoni insabbiati e spensieratezza. Il nostro è un mood retro-future: ci piace mescolare, più o meno consapevolmente, il vecchio e il nuovo.