Stefano Simone dirige The trick, un thriller ambientato in Puglia con forti derive psicologiche e che non lesina di trattare tematiche sociali di rilevante importanza con estrema sensibilità.

Kevin, interpretato da Giovanni Casalino, è un giovane di circa trent’anni che per sbarcare il lunario accetta lavoretti saltuari, come per esempio prestare servizio in qualità di custode notturno in una scuola.

In loco incontra Antonio, impersonato da Tonino Potito, un guardiano anziano che fa questo lavoro da tanti anni. I due bevono un liquore molto forte che stende il vecchio custode, facendolo addormentare molto presto. Rimasto ormai solo, Kevin telefona ad un vecchio amico che non vede da tempo: Diego, impiegato pubblico e appassionato di giochi di prestigio, incarnato da Mr Carnacki, il quale, dopo qualche tentennamento, accetta il bizzarro invito di passare la notte nella scuola a bere con il sodale ritrovato, lasciando a casa sua moglie e sua figlia. Da qui iniziano una serie di sfide di coraggio costituite da sottili trame psicologiche che culminano in una notte di paura al cimitero. The trick affronta il tema della salute mentale e la crisi della sanità pubblica in Italia attraverso un plot molto sofisticato che mette insieme tanti tasselli, costituenti una trama con derive thriller capace di tenere incollato lo spettatore allo schermo.

La fotografia di Marco Rizzi restituisce un’esperienza immersiva, coadiuvata da una regia abile nel proporre inquadrature e movimenti di macchina che testimoniano il valore del regista Stefano Simone, che con un budget irrisorio realizza un film decisamente peculiare. Liberamente ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe Il cuore rivelatore e Il barile di Amontillado, e le suggestioni che lo attraversano non si limitano alla letteratura, poiché la fotografia, con suoi colori saturi nel cimitero, rievoca il cinema horror  d’antan e non si può fare a meno di notare anche la dedica del regista al compianto maestro David Lynch, cui si deve lo slancio di un afflato di sospensione della realtà che deflagra nell’onirico, preda  a sua volta di un abisso visionario. La colonna sonora di Luca Auriemma è un quid pluris e offre quel contrappunto musicale in grado di elevare la suspense, laddove il regista ancora una volta è bravo anche nel gestire la tensione. Il thriller si ammanta di mistero nella notte al cimitero e tracima in una soluzione cupissima che strizza sì l’occhio a Poe, ma senza riprodurre una copia carbone dei racconti e brillando di luce propria.

Con The trick Simone si mostra dunque in grado di prendere la migliore delle ispirazioni per un bel colpo di scena finale che si inserisce in un contesto dai risvolti sociali, tramite cui analizza, senza essere didascalico, i disturbi mentali, l’emarginazione e la solitudine, ben raccontati anche dal volto scavato di Kevin e dall’espressione dei suoi occhi scuri che sembrano scrutare oltre l’ignoto. Anche la critica alla sanità pubblica, che si palesa inadempiente verso chi ha bisogno perché non dispone di risorse sufficienti per curarsi, non fa sconti, diventando parte integrante del thriller, dimostrando la sincerità e l’urgenza dei temi trattati. The trick, al netto di qualche difetto riscontrabile in piccole forzature di sceneggiatura verso il finale che non inficiano affatto sul risultato, dimostra quanto il cinema indipendente abbia belle storie da raccontare, grazie anche a un bravo regista come Stefano Simone che, usufruendo di un budget ridottissimo, realizza un lungometraggio che intrattiene e fa riflettere, lasciandosi guardare con estremo interesse.

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