Tintoretto. Un ribelle a Venezia: la proto rock star del Rinascimento

In occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita del noto pittore veneziano Tintoretto arriva sul grande schermo il docu-film Tintoretto. Un ribelle a Venezia, diretto da Giuseppe Domingo Romano e  Pepsy Romanoff. 

La nuova produzione internazionale firmata Sky Arte per il ciclo la “Grande Arte al Cinema” è stata ideata dalla nota scrittrice Melania G. Mazzucco e narrata da Stefano Accorsi. 

Artista ribelle, anarchico, spregiudicato, Jacopo Robusti, in arte Tintoretto, fu uno degli artisti più influenti del Rinascimento veneziano, oltre ad esser considerato “il primo regista della storia”, come lo ha definito Jean-Paul Sartre per le sue complesse e originali costruzioni scenografiche. 

Venezia, 1500. Tintoretto deve gareggiare con i più famosi e apprezzati maestri Tiziano e Veronese. A differenza di questi, però, Tintoretto nasce e muore a Venezia e ne rappresenta tutta la sua vitalità, anche cosmopolita, con i suoi dipinti, preferendo ambientazioni spoglie e povere, giocate soprattutto con i chiaro-scuri. Ogni calle e palazzo veneziano parla del pittore: dall’Archivio di Stato a Palazzo Ducale, da Piazza San Marco alla Chiesa di San Rocco.

Alcuni accenni riguardano anche l’amata figlia prematuramente scomparsa, la talentuosa ritrattista Marietta e suo figlio Domenico, che con maestria porterà avanti la bottega anche dopo la morte del padre.

Il grande pittore, tanto criticato in vita, ha riscosso molto successo presso gli autori contemporanei: da David Bowie, che lo definì una “proto rock star” a Peter Greenaway, maestro del cinema britannico.

Molti sono gli interventi di esperti, dagli  storici dell’arte Kate Bryan, Matteo Casini, Astrid Zenkert, Agnese Chiari Moretto Wiel, Michel Hochmann, ai co-curatori della mostra Tintoretto 1519-2019 di Palazzo Ducale, Frederick Ilchman e Tom Nichols; fino alle restauratrici Sabina Vedovello e Irene Zuliani.

Tintoretto. Un ribelle a Venezia è un bellissimo docu-film, coinvolgente e affascinante, per commemorare il grande artista veneziano nella complessità della sua prismatica personalità.

 

 

Anastasia Mazzia