Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo
Tommaso Orzalesi, attore fiorentino classe 1980, ha trasformato un grave infortunio sportivo in una nuova vocazione artistica. Da professionista di golf a interprete sensibile, ha lavorato con registi del calibro di Christian Marazziti e ha creato il progetto social “Steal Dreams”. In questa intervista esclusiva, Tommaso racconta il suo percorso umano e professionale, tra famiglia, dolore e rinascita.
Tommaso, provieni da una famiglia profondamente legata al calcio (tuo nonno Renzo Magli allenò Fiorentina e Genoa). Come ha influenzato questo ambiente la tua infanzia e la tua personalità?
L’ambiente sportivo in famiglia mi ha insegnato a non mollare mai. Io e i miei fratelli, Lorenzo e Vieri, giocavamo a pallone ogni giorno, in ogni momento possibile, anche in casa, dove qualche vaso veniva rotto e rincollato tra le urla di mia mamma. Il pallone è stato davvero il fulcro della mia crescita: mi ha insegnato il lavoro di squadra, a stare con i compagni, a mettermi a disposizione. Col senno di poi, credo che questi valori siano tornati utili anche nella recitazione: sul set come nello sport devi ascoltare, collaborare e dare sempre qualcosa di autentico agli altri.
Sei stato un golfista professionista e maestro, con una carriera internazionale interrotta da un infortunio. Qual è stato il momento più difficile di quel passaggio e come hai capito che la recitazione poteva diventare la tua nuova strada?
Da sportivo non ti arrendi mai: cerchi continuamente una soluzione. Rendersi conto che il tuo corpo non reagisce più a ciò che vorresti fare è stato difficilissimo. Ho passato tante notti a piangere, cercando una risposta che non arrivava… finché una notte ho ringraziato il golf per tutto quello che mi aveva dato. In quel momento ho capito che il limite non era l’infortunio, ma qualcosa dentro di me: una prova che dovevo superare guardandomi dentro e imparando a conoscermi davvero. La recitazione è arrivata proprio lì. Ti costringe a viaggiare nel tuo inconscio, a gestire le emozioni perché inizi a riconoscerle. È come aprire una porta che non avevi mai visto dentro di te e scoprire un mondo nuovo.
La perdita di tuo padre a soli dieci anni ti ha fatto crescere velocemente. In che modo questo dolore ha influenzato il tuo approccio alla recitazione e alla vita?
La perdita di mio babbo è stato un trauma che a dieci anni non mi sono reso conto, perché un bambino pensa a giocare, ma io e lui avevamo iniziato a scrivere una storia ogni mattina… beh ogni giorno dopo la sua morte andavo lì, in camera dei miei genitori ma lui non c’era più. È un vuoto che sento tuttora e che non si può colmare. La recitazione è essere veri, e per esserlo devi provare le emozioni e per farlo devi andare a scavare nel tuo inconscio. Questo dolore mi ha dato una mano come via preferenziale per arrivare ad esso e usarlo nei miei personaggi.
Hai studiato alla Accademia Artisti di Firenze e poi a Roma con la tecnica Chubbuck presso l’HT Studio. Quale insegnamento di quel percorso ti è rimasto più impresso?
L’Accademia Artisti è stato il mio primo vero passo nel mondo della recitazione: lì ho iniziato a capire chi fossi e cosa potevo trasmettere. È stato proprio lì che ho incontrato Christian Marazziti, che mi consigliò di continuare perché, secondo lui, avevo molto da raccontare. All’HT Studio ho trovato un approccio completamente diverso: un lavoro a 360 gradi sull’attore. L’insegnamento più grande che mi è rimasto è questo: devi coltivarti ogni giorno se vuoi essere un attore vero.
Hai lavorato due volte con Christian Marazziti: prima come protagonista nel cortometraggio “The Last One” e poi nel ruolo del Deejay in “Prendiamoci una pausa”. Come è nata la collaborazione con lui e cosa ti ha insegnato sul set?
Ho avuto la fortuna di conoscere Christian Marazziti docente all’Accademia Artisti. Da lì è nata una stima reciproca. Un giorno mi chiamò per propormi il ruolo da protagonista nel cortometraggio “The Last One”. Sul set Christian mi ha insegnato a non farmi intrappolare dal copione: la memoria è fondamentale e deve essere precisa, ma la verità viene da te. Mi disse: “se una parola non viene, sii Tommaso”. Quell’approccio mi ha aiutato moltissimo.
In “The Last One” eri uno dei protagonisti e in “Prendiamoci una pausa” interpretavi il Deejay. Qual è stata la differenza più grande tra i due personaggi e quale ti ha messo più in difficoltà emotivamente?
Il Deejay è stato un personaggio divertente, molto vicino a come sono io nella vita. In “The Last One”, invece, interpretavo Michele, un soldato, e lì il lavoro è stato completamente diverso. Pensare di essere in guerra, sotto le bombe, è stato impegnativo a livello emotivo. È stato un viaggio emotivo a 360 gradi, sicuramente il ruolo più difficile da affrontare.
Christian Marazziti ha scelto te per ruoli importanti. Qual è l’aneddoto o il consiglio che ti ha dato sul set che porti ancora con te?
Il consiglio di Christian è stato: “Tommy divertiti e sii te stesso. Dajeeee!”
Hai creato il progetto social “Steal Dreams” con la tua Harley Davidson “Peggy”, arrivando fino a Capo Nord. In che modo questa passione per le moto si collega al tuo lavoro di attore?
Steal Dreams nasce da un’idea mia e di Alessandro. Volevamo creare un canale che raccontasse la nostra vita da motociclista e non solo… parlare di amicizia, rispetto, valori, ma anche i posti da visitare e le sensazioni che le due ruote ci danno. Per me è anche un grande allenamento come attore: girare i video mi tiene in esercizio sia con la memoria sia con l’interpretazione.
Sei anche sommelier di secondo livello e hai aperto (e chiuso) un negozio di sigarette elettroniche. Come si conciliano queste esperienze con la tua sensibilità artistica?
Queste due esperienze rappresentano la mia curiosità e la mia voglia di mettermi alla prova. Mi hanno insegnato a non fermarmi alla prima impressione, e questo mi aiuta molto anche nel mio lavoro di attore: non basta leggere il copione e farsi un’idea del personaggio, bisogna approfondirlo.
Ultima domanda: guardando al futuro, quali sono i tuoi sogni come attore e come uomo? C’è un ruolo o un progetto che vorresti realizzare con tutto te stesso?
Essendo una persona – e un attore – molto curioso di mettermi alla prova, mi piacerebbe interpretare più ruoli possibili, soprattutto quelli lontani da me. Il mio sogno sarebbe interpretare un ruolo che lasci qualcosa alle persone, che le faccia riflettere. Poi sì, mi piacerebbe anche fare un bell’action movie o interpretare il protagonista in Vikings. Diciamo che non metto limiti: sono aperto a qualsiasi progetto che possa emozionarmi e insegnarmi qualcosa.
Fonte: Esclusiva Tommaso Orzalesi per MondoSpettacolo.com
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