Tommaso Talarico: la bellezza della semplicità

La bellezza della semplicità. E noi di Mondospettacolo che siamo attenti ai dettagli estetici celebriamo questo disco da Cantautore che sposa a pieno i dettami classici della bella canzone italiana, quella sola che unisce sotto lo stesso tetto la bellezza di una melodia con la ricchezza di liriche popolari. Tommaso Talarico pubblica per la RadiciMusic Records il suo esordio ben maturato, pensato e ben pesato di una produzione efficace e di grandissimo mestiere. Si intitola “Viandanti. Canzoni da un tempo distante.” e noi che rincorriamo la bellezza non possiamo che restare affascinati quando questa è manifesto di semplicità e personalità. Un disco ricco di umanità, acqua e sapone, di una “poesia” che si rivela tra le righe di testi per niente saccenti e filosofici ma figli di quel vivere popolare che ha il sapore di ogni giorno che passa. Un disco che in qualche modo ci appartiene. In rete il video ufficiale del singolo “Il tempo delle favole”.

Noi parliamo di estetica e di apparenze. Un cantautore (se mi passi il termine) di scuola classica come te direi che è in perenne lotta tra l’essere e l’apparire, tra il contenuto di un’opera e la sua forma estetica per compiacere il gusto. Come vivi questo equilibrio assai precario?
A dire il vero non ho mai avvertito questa dicotomia. Nella fase di scrittura e composizione l’unica cosa che mi interessa è la sincerità, cercare di evitare il più possibile la retorica in cui è facile cadere, soprattutto quando ci si avventura in alcuni temi. Poi c’è una lavoro di sottrazione, di alleggerimento, che per me è necessario. Credo che la semplicità sia un grande punto d’arrivo, anzi, credo nella “leggerezza pensosa” di cui parlava Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane. In produzione abbiamo poi cercato di vestire le canzoni nel modo che ci sembrava più naturale, senza forzature.

Che poi torna spesso tra le figure delle tue liriche una ricerca a quel mondo fantastico che ognuno di noi ha nei ricordi, nel passato o nelle speranze. Non è così? E se così fosse dicci: come mai questa tua propensione a ricercare anche altro che non sia realtà?
Non c’è quasi nulla nelle mie canzoni che non racconti una storia reale, o che non abbia radici in qualcosa che non sia stato vissuto da me o da altri. “Storia di Lillo”, ” Sud”, ” In nome di Dio”, ” Caleidoscopio”, “Viandanti”, ma anche tutte le altre, raccontano vicende accadute a persone reali. E’ vero che ci sono trasfigurazioni un po’ oniriche o simbolismi, come ne ” Il tempo delle favole”, ma in quel caso c’è il giochino di utilizzare personaggi delle fiabe o della cultura pop per rappresentare la realtà in modo grottesco. Il desiderio, la speranza, la nostalgia entrano nelle mie canzoni in modo naturale, perché sono sensazioni e sentimenti umani

Veniamo al suono di questo disco che è assolutamente pregiato, composto, coerente e per niente presuntuoso. Come si sceglie una direzione da seguire? Cioè tu e il tuo gruppo di lavoro avevate ben chiari gli obiettivi?
Ti ringrazio per queste belle parole. Quando abbiamo cominciato a lavorare, in pre produzione, sapevo di volere un disco che fosse completamente ” suonato”. Piano piano, ascoltando quello che veniva fuori dai provini, io e Gianfilippo Boni ci siamo resi conto che si trattava di un lavoro abbastanza eterogeneo, abbiamo fissato delle linee di lavoro per ogni pezzo, scegliendo gli arrangiamenti in un modo che ci sembrava coerente con la storia che ogni canzone raccontava. E’ stato molto divertente, e posso dire di avere imparato che proprio lavorare per “sottrazione”, puntando alla semplicità, è la cosa più giusta e onesta che si possa fare. 

Improvvisazione: come una bella donna che apre l’armadio e cerca sul momento qualcosa di bello da indossare. Talarico, durante la produzione ha mai aperto il “suo armadio” per scegliere al momento cosa indossare? Spero sia chiara la metafora…
Certo, capisco cosa vuoi dire. È capitato. Per esempio ne “Il dono”, a un certo punto ho sentito che desideravo che in quella canzone  ci fosse il suono del sax. Col senno di poi è stata una scelta azzeccatissima, Claudio Giovagnoli ha fatto un lavoro incredibile.   

Citiamo “Sud”, davvero bella. Quanto è forte per te il richiamo della terra, delle origini, il divario ancora esistente tra Nord e Sud? Quanto pensi sia importante invece guardare al futuro?
Il legame che sento con le mie origini è molto forte. ” Sud” è un pezzo nato in un momento di rabbia. Mi piace definirla una canzone d’amore e politica al tempo stesso. È chiaro che una canzone non può descrivere da sola la complessità della questione meridionale, ci sono persone che ogni giorno lottano, si impegnano , combattono battaglie di cui pagano il prezzo in prima persona, in un territorio difficile. ” Sud” racconta una storia, e ha sullo sfondo la meravigliosa bellezza violentata che si può vedere in buona parte del meridione, l’abbandono, il non finito, il senso di solitudine.Però racconta una storia, non “la” storia. Ci sono persone eccezionali che lavorano e si battono per la cultura e la legalità.Loro sono il futuro.