Tommaso Talarico: la paura del diverso

Ci aveva parlato di vita e di maschere sociali in quel suo esordio che, brevemente, titolava “Viandanti”. Oggi pare prendere gusto e tiene affilata la punta del suo coltello linguistico e melodico: pubblica un nuovo singolo dal titolo “La tua paura”, con una grafica di copertina di sicuro impatto (quella che trovate in copertina di questo articolo). La paura, secondo il cantautore calabrese Tommaso Talarico, è paura del diverso instillata da un sistema sociale che sempre più ci tiene omologati ad un cliché. La discriminazione in ogni sua sfaccettatura. Un brano pop d’autore, severo e poetico allo stesso tempo, il bellissimo video in rete e l’immagine di copertina: torniamo di nuovo a citarla… in fondo, ci lascia riflettere: è paura reale, quella per il diverso, o una paura che viene insegnata, tanto è necessaria per il grande commercio industriale? Un brano di cui si deve sentirne il bisogno…

Ti ritroviamo con questo nuovo singolo, ben felici di darne voce. Se all’esordio davi spazio a scritture lontane dal tempo ora? Hai deciso di pubblicare “in tempo reale” quello che scrivi di nuovo?
Questa è una bella domanda. In generale non è così,ma per questo pezzo, così figlio dei tempi che viviamo, sentivo un’esigenza diversa. Poter dire la mia, scattare una fotografia del mutamento delle nostre coscienze e della nostra etica collettiva. Quando si pensa di aver qualcosa da dire a volte si ha fretta di dirlo. Credo che dipenda anche dal fatto che viviamo immersi in una velocità vertiginosa, in cui i fatti vengono subito sostituiti da altri fatti, le idee da altre idee. È un cambiamento che necessariamente coinvolge il linguaggio e anche la musica.

Dunque ti chiedo ancora: hai trovato gusto e coraggio nel rendere pubblico quello che fai? Come a dire: un segno di maturazione e personalità?
Si, credo di aver trovato, principalmente, voglia e coraggio. Appunto, come dicevo prima, sento di aver qualcosa da dire. So benissimo che canzoni come queste non suscitano l’interesse che potevano suscitare in un’epoca in cui c’era più attenzione per lo sguardo dei cantautori sulla società. Però c’è molto da raccontare, se stiamo attenti. Io voglio provare a farlo.

E perché non attendere un disco intero? Che urgenza avevi per questo brano?
Un disco intero può attendere, e deve attendere, i tempi della creazione.Invece questo pezzo specifico nasce dal sentimento dell’indignazione, ed è un tipo di sentimento che deve essere comunicato subito. Non potevo aspettare. So bene che in genere un video precede l’uscita di un nuovo album, ma non mi interessano questi meccanismi. Io avevo necessità di entrare ora nel discorso pubblico, e di farlo a modo mio. Con una canzone.

Tra l’altro parliamo di una canzone molto importante per i temi che tratta… l’educazione sociale ci regala una paura verso il diverso, alla faccia dell’emancipazione e del futuro. Perché secondo te?
Viviamo in un periodo storico in cui le persone avvertono molta insicurezza per il futuro, per la propria esistenza. La globalizzazione , le nuove tecnologie, stanno trasformando la società in un modo profondo, e tanti si sentono smarriti e abbandonati, anche giustamente, di fronte a questi cambiamenti. Dentro a questa ansia, arrivano i demagoghi, che sfruttano questa paura, incanalandola sotto forma di odio nei confronti dello straniero o delle minoranze. Quindi l’odio nei confronti degli immigrati, dei gay, dei Rom, delle donne anche. L’odio è un collante fortissimo, contribuisce a ricreare un’identità collettiva, facilmente manipolata dal potere in nome del consenso. È già accaduto, accadrà ancora. È in questi momenti che, a dispetto di tutto, bisogna riaffermare i principi base della nostra convivenza civile.

Hai mai letto “I barbari” di Baricco? L’immagine della grande muraglia cinese eretta per paura dei barbari che in una futura invasione contaminassero il ceppo originale, la razza pura…
Certo, ho letto ” I barbari” di Baricco. Penso che il concetto di purezza sia alla base delle più grandi tragedie dell’umanità. Io sono calabrese. La Calabria è stata dominata da greci, romani, bizantini, arabi, normanni, angioini, aragonesi e via dicendo.Io stesso porto un cognome che è di origine visigota, visto che Alarico venne seppellito nel fiume Busento, con il suo leggendario tesoro.L’idea della purezza è, a mio parere, ridicola e pericolosa. Credo invece che siano gli incroci e gli incontri a determinare bellezza e genialità. Ed è il futuro dell’umanità, non servono i muri contro il passo potente della Storia.

L’immagine di copertina è dura e spietata. Non pensi possa venir letta in modo totalmente contraria? Ecco l’estetica che entra prepotente nel discorso…
Può darsi che tu abbia ragione. Di fatto Spotify non voleva pubblicare la canzone, proprio per via della copertina. Ma questo accade perché il contenuto (la canzone), viaggia ormai scollegato dal contenitore ( le piattaforme digitali), in un contesto in cui il significato artistico pare essere trascurabile, visto che qualunque cosa viene vista o ascoltata solo per pochi secondi. Quando ero ragazzo ascoltare un album, per me, era un’esperienza quasi religiosa. Ascoltare le canzoni, leggere i testi, ammirare la copertina, che comunque “comunicava” con le canzoni e spesso le completava. Esperienza totale, il contenitore era arte come il contenuto.