Il regista canadese Matt Johnson dirige Tony – Diario di un giovane cuoco, film che tratteggia gli inizi professionali del celebre chef, scrittore e volto televisivo statunitense Anthony Bourdain.

La personalità di Tony, interpretato magnificamente dal Dominic Sessa che avevamo imparato ad apprezzare in The Holdovers – Lezioni di vita e L’illusione perfetta – Now you see me: Now you don’t, è difficile da catturare: sfugge ad ogni catalogazione, è eccentrico, geniale, folle e autodistruttivo.

Il cineasta canadese ne coglie con dovizia le caratteristiche peculiari traendo spunto da Kitchen confidential, scritto dallo stesso Bourdain. Il lavoro di Matt Johnson, tuttavia, non si limita a raccontare lo spaccato della vita di un personaggio pubblico partendo dalle sue origini nel 1975, ma porta sul grande schermo le sfaccettature di un giovane alla ricerca di se stesso in quello che si rivela un vero e proprio romanzo di formazione sotto forma di biopic. Il racconto è frenetico e mette in luce un giovane diciannovenne dalle enormi potenzialità che non riesce a focalizzare l’attenzione su di sé, preda di una conflittualità interiore del tutto peculiare. Dichiara di essere uno scrittore ma non scrive, si innamora di Nancy (Emilia Jones, reduce dal recente The running man), la Musa a cui ispirarsi, nel disperato tormento di un giovane poeta romantico. È proprio questo l’aspetto fondamentale della figura di Anthony Bourdain: un vero ricercatore di umanità. Questa spinta lo porta a fidarsi delle proprie intuizioni apparentemente casuali, che come prima esperienza lo conducono a fare il lavapiatti nel locale di uno chef incarnato da Antonio Banderas. Prima di arrivarci, però, Tony era finito a dormire proprio sulla veranda del cuoco, in riva al mare a Provincetown, cittadina balneare sulla penisola di Cape Cod. La cucina del ristorante è popolata da bizzarri personaggi, su tutti Sal (Leo Woodall), che porta dentro di sé quella carica autodistruttiva in cui il giovane Tony inizia presto a rispecchiarsi, fraternizzando con lui anche nell’uso di sostanze. Attraverso Sal, lo spettatore scopre le prime crepe nel mondo di Bourdain e quel lato oscuro che ne avrebbe segnato, anni dopo, l’esistenza. Matt Johnson, che firma anche la sceneggiatura insieme a Todd Bartels e Lou Howe, racconta l’anima di un viaggiatore eterno e irrequieto, mai incline a trovare la pace poiché attratto dai margini, dal buio dei vicoli pericolosi e dalla bellezza disperata e maledetta della vita.

Lo sguardo malinconico di Dominic Sessa registra magistralmente la personalità ribelle e fragile di Anthony nel suo scontro con l’esistenza per trovare un posto nel mondo. Mente di continuo, non per ingannare chi lo circonda, ma per convincere se stesso e gli altri, in cerca di conferme sulle sue potenzialità che sfociano in un talento cristallino. Lo stesso che, nel profondo, teme di non possedere. In Tony – Diario di un giovane cuoco Matt Johnson ritrae il viaggio nel caos di un poeta dell’essere che, attraverso un libro di cucina, avrebbe in futuro raccontato molto più di una semplice guida culinaria: l’epopea di un’umanità che esprime la sua reale essenza nell’empatia. Lo spettatore non faticherà a scorgerla negli occhi di un Dominic Sessa in stato di grazia. Insieme ad Antonio Banderas, Sessa dà vita a un duo in cui il giovane Tony e l’esperto chef riconoscono e rispettano il percorso umano dell’altro. L’attore spagnolo fornisce un’interpretazione capace di emozionare attraverso ogni gesto il tono della voce e persino i silenzi, che comunicano più delle parole svelando la vita segreta del personaggio. Attraverso lo scontro e la successiva intesa tra questi due mondi, il film mostra come il passaggio di testimone intergenerazionale sia una contaminazione reciproca in cui la maturità offre un’ancora di salvezza all’irrequietezza della gioventù, mentre la gioventù restituisce entusiasmo e linfa vitale all’esperienza. Il lungometraggio è un omaggio poetico al viaggio di un’anima in una corsa senza soluzione di continuità, alla ricerca di una stabilità destinata a non arrivare mai. In Tony – Diario di un giovane cuoco,insomma, Matt Johnson gestisce al meglio un racconto frenetico e privo di cali di tensione, restituendo suggestioni sullo stato psicologico ipercinetico di Anthony Bourdain.

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