Top 5 horror di Umberto Lenzi

Ieri era nato il grande regista Umberto Lenzi (Massa Marittima 6 Agosto 1931 – Roma 19 Ottobre 2017), il cui nome è noto al cinema mondiale e la cui mole di lavoro ha avuto un grande impatto sul mondo dell’horror e della celluloide cult che riverbera fino ad oggi.

Mentre era ancora in vita ha avuto il privilegio di godere da parte della critica di una meritata rivalutazione delle sue opere. Con instancabile entusiasmo per il cinema, ha accumulato nel corso della sua carriera ben sessantacinque crediti. Come molti registi di genere italiani degli anni Settanta e Ottanta, il suo lavoro spazia da spaghetti western a film horror, da cappa e spada a violenti film poliziotteschi che avrebbero ispirato cineasti del calibro di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez. L’interesse del revival tarantiniano ha trasformato le sue produzioni in oggetto di culto e ha regalato a Lenzi lo status di indiscusso maestro. Dopo un primo decennio in cui si è dedicato a film avventurosi o di matrice salgariana, peplum e fanta-spionistici, ha dato il via ad una lunga produzione di gialli e thriller.

Lenzi é stato l’inventore di “Er Monnezza”, magistralmente incarnato da Tomas Milian, personaggio protagonista di stracult quali Il trucido e lo sbirro e La banda del gobbo. Un legame professionale e di amicizia che terminò quando l’attore ha accettato di interpretare il ladro ne La banda del trucido di Stelvio Massi. Un tradimento che Lenzi non riuscì ad accettare e che provocò la rottura fra i due. Nel 1980, con Mangiati vivi, il regista tè torna poi ad esplorare il genere che ne contraddistinse la carriera: l’horror e, in particolare, la tematica del cannibalismo, già affrontata nel 1972 tramite Il paese del sesso selvaggio. L’esempio più estremo in questo caso resta senza dubbio Cannibal ferox, del 1981, tra i più censurati al mondo e alla lunga disprezzato dallo stesso Lenzi, che dichiarò di averlo diretto solo per motivi economici.

Come omaggio a questa icona dell’orrore, presentiamo di seguito una selezione delle sue cinque opere più belle:

 

SETTE ORCHIDEE MACCHIATE DI ROSSO

 

 

Anno: 1972
Genere: thriller (colore)
Regia: Umberto Lenzi
Cast: Antonio Sabato, Uschi Glas, Pier Paolo Capponi, Marisa Mell, Claudio Gora, Marina Malfatti, Renato Romano, Nello Pazzafini.

Il giallo Sette orchidee macchiate di rosso è ispirato al romanzo Appuntamenti in nero di Cornell Woolrich (l’autore de La finestra sul cortile). La pellicola si distingue nella filmografia di Lenzi per la sua sottigliezza e per l’intricata trama. Qui il regista sfodera tutto il proprio mestiere, nonché l’invidiabile capacità di mantenere sempre alti il ritmo e la tensione per confezionare un thriller sanguinario di ottima fattura gestendo abilmente il compito di consegnare i cliché e i colpi di scena che il pubblico pretende. Il punto forte di tutti i suoi gialli è la strana mescolanza di bello e macabro (Lenzi ha sicuramente un occhio per questa giusta opposizione) e l’affascinante teatralità di molte sequenze.
Sette orchidee macchiate di rosso è basato su sette misteriosi omicidi legati da un unico filo conduttore e che saranno proprio i protagonisti a dover scoprire. Un misterioso assassino vestito di nero sceglie avvenenti donzelle di varia estrazione sociale come vittime sacrificali. Il serial killer uccide inizialmente una donna e lascia in mano a lei uno strano amuleto d’argento a forma di mezzaluna, che diventerà la sua “firma”.
Con la seconda vittima si assiste ad un crescendo di tensione veramente notevole, che sfocia in una delle migliori sequenze del film (insieme a quella del successivo omicidio con il trapano). Poco dopo, poi, un’altra aggressione si consuma a bordo di un treno, segnando l’inizio delle indagini da parte di una coppia.

 

GATTI ROSSI IN UN LABIRINTO DI VETRO

 

 

Anno: 1974
Genere: thriller (colore)
Regia: Umberto Lenzi
Cast: Martine Brochard, John Richardson, Ines Pellegrini, Andrés Mejuto, Mirta Miller, Daniele Vargas, George Rigaud, Silvia Solar.

Gatti rossi in un labirinto di vetro è un giallo pieno di presagi. In quasi ogni fotogramma si possono notare i semi di quella che sarebbe diventata la mania slasher americana: il gruppo di turisti sempliciotti ed egoisti che viene preso di mira da un assassino propenso all’uccisione delle vittime per rimuoverne poi gli occhi sinistri.
Il film ha momenti di estro creativo intriso di sangue che gli fanno guadagnare un posto in questa lista.
Umberto Lenzi riesce a creare atmosfere affascinanti, coinvolgenti, dosando bene una forte componente di violenza sanguinaria (occhi estirpati, coltellate inferte barbaramente). Belle musiche di Bruno Nicolai, rockeggianti ma mai invadenti, e buona l’idea di creare suggestive sequenze d’omicidio in piena luce solare catalana. Lenzi dimostra di saper usare la cinepresa e, grazie anche a un montaggio grintoso, mantiene sempre alto l’interesse. Non ci sono punti morti e fino all’epilogo non abbiamo la certezza sull’identità dell’assassino.

 

INCUBO SULLA CITTA’ CONTAMINATA

 

Anno: 1980
Genere: horror (colore)
Regia: Umberto Lenzi
Cast: Hugo Stiglitz, Laura Trotter, Mel Ferrer, Maria Rosaria Omaggio, Francisco Rabal, Ugo Bologna, Sonia Viviani, Eduardo Fajardo, Stefania D’Amario, Sara Franchetti, Manuel Zarzo, Tom Felleghy, Pierangelo Civera, Achille Belletti, Mel Ferrer

Di ispirazione fulciana e romeriana, è senza dubbio il primo film sugli “zombi veloci” che Lenzi chiama però”contaminati”. Le tematiche antimilitariste e ambientaliste all’epoca andavano di moda e il regista segue questa strada offrendo allo spettatore la sensazione dell’apocalisse e di un’umanità in pericolo e senza scampo. Una fuga radioattiva da una centrale atomica trasforma alcuni esseri umani in feroci infetti dal volto sfigurato. Gli infetti sono armati, pericolosi, iperattivi, intelligenti e hanno costante bisogno di sangue per sopravvivere.
Il make-up è trash e bizzarro e i numerosi effetti splatter sono efficaci. Il liquido rosso, insomma, è abbondante. La trama è senza dubbio minima e ciò che ci colpisce davvero è come Lenzi abbia confezionato questo valido prodotto combattendo contro le costrizioni del budget. Un cult assoluto per gli amanti dei b-movie e da rivalutare per gli altri. Attenzione: Tarantino e Rodriguez lo hanno già fatto!!

 

CANNIBAL FEROX

 

Anno: 1981
Genere: avventura (colore)
Regia: Umberto Lenzi
Cast: Giovanni Lombardo Radice, Lorraine De Selle, Bryan Redford (Danilo Mattei), Zora Kerowa (Zora Kerova), Walter Lucchini, Fiamma Maglione, Robert Kerman, John Bartha, Venantino Venantini

Difficilmente potremmo stilare una lista delle fatiche registiche di Umberto Lenzi senza fare riferimento al suo film forse più famoso. Notoriamente bandito in trentuno paesi (e fiero di esserlo), Cannibal ferox mostra tutti i tratti distintivi della mania cannibale italiana: misoginia, violenza, atrocità e crudeltà sugli animali.
Il lungometraggio inizia come un poliziesco, ambientato a New York, per dirigersi poi nelle fauci della foresta amazzonica che fa da umida cornice ad atrocità contemplanti castrazioni, seni appesi e strappati da ganci, scoperchiamenti di scatole craniche, acque infestate dai piranha e gabbie infestate di sangiusughe.
Questo sicuramente non è un prodotto per i deboli di cuore e di stomaco, e, da buon padre del cannibal movie, Lenzi scrive e dirige l’ultimo significativo film
del genere, capace di rimanere di forte impatto anche oggi, a quasi quarant’anni dalla sua uscita nelle sale.

 

LA CASA 3 – GHOSTHOUSE

 

Anno: 1988
Genere: horror (colore)
Regia: Humphrey Humbert (Umberto Lenzi)
Cast: Lara Wendel, Greg Scott, Mary Sellers, Ron Houck, Martin Jay, Kate Silver, Donald O’Brien, Kristen Fougerousse, Willy M. Moon, Susan Muller, Alain Smith

Negli anni Ottanta in Italia andava di moda richiamare nei titoli dei film le pellicole horror di successo d’oltreoceano. In questo caso la strategia commerciale prevedeva di sfruttare il titolo italiano degli Evil dead di Sam Raimi (La casa e La casa 2) per far credere allo spettatore che produzioni di casa nostra come questa (dietro allo pseudonimo di Humphrey Humbert si nasconde, appunto, Umberto Lenzi) fossero di quei due classici.
Scordiamoci però ogni legame con la serie made in USA menzionata e godiamoci questa ghost story ambientata in una casa maledetta dove la tensione è monopolio di una inquietante bambina fantasma e del suo pupazzo: un ghignante clown dalle fattezze malefiche. Intendiamoci, non siamo di fronte a un capolavoro, ma Lenzi crea un buon horror con tutti gli stilemi del genere, non originale ma abbastanza inquietante. Buona dose di splatter e situazioni di suspense niente male, come ormai non se ne vedono quasi più.

 

Daniela Asmundo