Tornare: il thriller dell’inconscio di Cristina Comencini

Disponibile sulle piattaforme Sky Primafila Premiere, Timvision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten TV a partire dal 4 Maggio 2020, Tornare segna il ritorno della regista Cristina Comencini e di Giovanna Mezzogiorno sui passi che decretarono nel 2005 il successo del fortunato La bestia nel cuore.

Non a caso, come lì l’attrice romana vestiva i panni di una donna decisa a scoprire la verità sulla propria famiglia nel trovarsi a rivivere un incubo legato all’infanzia, qui incarna una quarantenne che, negli anni Novanta, torna dall’America a Napoli alla notizia della morte del padre, per poi cominciare ad effettuare un autentico viaggio nel suo passato.

Perché, mentre incontra alla commemorazione del defunto un affascinante individuo dal volto di Vincenzo Amato, comincia a conversare in casa con la se stessa dei diciotto e dei dieci anni, rispettivamente interpretate da Beatrice Grannò e Clelia Rossi Marcelli.

Facendo quindi prendere alla oltre ora e mezza di visione una direzione quasi fantastica che, nell’inscenare progressivamente il trauma che ha cambiato l’esistenza della protagonista, consente all’autrice di Va’ dove ti porta il cuore e Latin lover di concretizzare quello che lei stessa definisce un “thriller dell’inconscio”.

Ma se, sfruttando un’idea di questo tipo, nelle cinematografie internazionali confezionano quasi sempre signori film di genere all’insegna della tensione e del sorprendente twist ending, nella sempre più anonima Italia in fotogrammi del XXI secolo dobbiamo accontentarci dell’ennesimo, scontato dramma trasudante bene o male avvertibili problematiche dei nuclei familiari borghesi.

Quindi, man mano che, con abbondanza di contrasti presenti soprattutto in interni, l’apprezzabilissima fotografia a cura di Daria D’Antonio garantisce un tono generale quasi funereo e atmosfere che arrivano addirittura a sfiorare l’horror, si sguazza nei consueti cliché del calibro di “Mio padre era militare e come sempre ci sono i ruoli, allora mia sorella era la santa e io la ribelle”.

Ma come biasimare un genitore la cui figlia, tra l’altro, sniffava triellina per sballarsi (!!!)? La risposta rientra nei misteri della Settima arte (definizione un po’ troppo esagerata) tricolore dal respiro chiaramente radical chic, pronta sempre a far passare per vittime in ingiusta punizione i suoi insopportabili personaggi e in oppressori di taglio fascista tutti coloro che, giustamente, non li apprezzano.

E, di conseguenza, si prova soltanto il desiderio di sprofondare in un sonno liberatorio nell’assistere a Tornare, costruito su una narrazione a dir poco fiacca e all’interno della cui colonna sonora, oltretutto, decisamente sprecate risultano hit musicali degli anni Sessanta quali Don’t worry baby dei Beach boys, With a girl like you dei Troggs e Honey di Bob Goldsboro.

 

  

Francesco Lomuscio