Sette anni dopo il quarto capitolo, datato 2019, lo straordinario mondo dei giocattoli della Disney Pixar torna al cinema con Toy story 5.
La direzione è stata affidata stavolta ad Andrew Staton, sceneggiatore di tutti i titoli di questo franchise, nonché regista due volte premio Oscar per il miglior film d’animazione grazie a Alla ricerca di Nemo e WALL•E.

Proprietaria di gran parte dei giocattoli un tempo appartenuti ad Andy, la piccola Bonnie ha ormai otto anni, ma non sembra tanto cambiata dai tempi dell’asilo. Ama ancora divertirsi con i giocattoli e, soprattutto, non riesce a farsi nuovi amici tra i suoi coetanei. I genitori hanno notato questa situazione, e, non riuscendo a trovare altre soluzioni, cedono alla moda del momento: regalarle un tablet tramite cui poter interagire virtualmente con altri bambini. La cosa sembra funzionare, ma, al tempo stesso, Bonnie pare ormai assuefatta e ipnotizzata da quello schermo. Che è comunque un giocattolo, quindi ha vita propria. Si chiama Lylipad, la quale entra subito in competizione con i giocattoli tradizionali. A questi ultimi, capitanati dalla cowgirl Jessie, non resta altro che chiedere aiuto a Woody, il loro vecchio amico ormai giramondo. Riusciranno ad impedire la fine dell’era dei giocattoli di una volta? Anche Toy story 5 ama citare i grandi film, indipendentemente dal fatto che appartengano o meno all’universo Disney. In passato sono stati menzionati capolavori come Jurassic park, Guerre Stellari e Alien, ora tocca a Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re. Una delle tante conferme da parte di questo franchise, come quelle relative al passato di Jessie. Lei che da cinque anni porta sul petto la stelletta dello sceriffo di casa Bonnie è la vera protagonista di questa storia. La vediamo affrontare e ampliare, il suo passato, che avevamo conosciuto per la prima volta in Toy story 2.

Quindi, l’aver visto il film del 1999 è fondamentale per apprezzare questo del 2026. Sono passati invece trentuno anni dall’inizio di questa storia. Per quanto riguarda il doppiaggio italiano, alcuni personaggi hanno doppiatori diversi per motivi (supponiamo) anagrafici: così Luna Tosti, Francesco Rizzi e Massimo De Ambrosis sono le nuove voci di Bonnie, Slinky e Mr. Pricklepants. Discorso diverso per Mr. Potato, Mrs. Potato e Hamm: lì il cambio era inevitabile. Gerolamo Alchieri, Tiziana Avarista e Ambrogio Colombo hanno degnamente sostituito gli indimenticati Angelo Nicotra, Cristina Noci e Renato Cecchetto. Confermati, rispetto al quarto film (ma in molti casi anche oltre), Angelo Maggi (Woody), Massimo Dapporto (Buzz Lightyear), Ilaria Stagni (Jessie), Carlo Valli (Rex), Luca Laurenti (Forky), Serena Sigismondo (Karen Beverly), Cinzia De Carolis (Bo Peep), Roberta Pellini (Dolly), Micaela Incitti (Trixie), Daniela D’Angelo (madre di Bonnie), Alessio Cigliano (padre di Bonnie) e Paolo Marchese (Combat Carl), mentre gli altri professionisti esordienti in questa saga sono Simone Mori (Atlas), Sveva Lucentini (Blaze), Irene Trotta (mamma di Blaze) e Riccardo Scarafoni (Dr. Nutcase). E le voci scelte per i soliti motivi di marketing? Sal Da Vinci (Pizza cu ‘e llente) e Gianluca Gazzoli (il “perfido” Bullseye) hanno parlato più in conferenza stampa che nel film. Quindi, nessun problema. Molte più righe sono state invece assegnate a Federico Basso (Smarty Pants), Katia Follesa (Lilypad) e Jacqueline Luna Di Giacomo (Snappy), ma la loro prestazione al leggio è decisamente buona.

Siamo poi nuovamente di fronte ad un’ottima direzione di Massimiliano Manfredi, assistito da Sara Sorrentino. I dialoghi sono di Roberto Morville, mentre Christian Murgia è il fonico di doppiaggio. Toy story 5 non sarà commovente come gli ultimi due capitoli che lo hanno preceduto, ma riesce comunque a regalare allo spettatore tante belle emozioni e messaggi formativi. In passato abbiamo visto i giocattoli in varie avventure grazie alla fantasia dei loro bambini. Per raccontare questi nuovi momenti quasi onirici stavolta è stato usato un altro tipo di animazione, molto simile a quella (meravigliosa) vista ne Il gatto con gli stivali 2 e Il robot selvaggio. Oltre che su Jessie, Toy story 5 è focalizzato soprattutto sul discorso della tecnologia. Essendo una storia dai buoni sentimenti, ci racconta appunto la cosa più giusta. Essa è un mezzo, anche molto utile. Nel mondo di oggi sembra ormai fondamentale, quindi non va demonizzata. Sicuramente regolarizzata, se non proprio limitata. Anche perché è più che giusto affermare che la tecnologia non fa solo crescere i bambini troppo presto, ma rovina davvero la creatività e la fantasia. Immaginare con la propria mente i personaggi di un libro o avventure con dei giocattoli non digitali è qualcosa che non si può più fare se si è incollati ad uno schermo. Poi c’è il discorso sulle amicizie. Bonnie imparerà a circondarsi di veri amici, non di persone che pensano che si possa essere troppo grandi per una passione, come quella di giocare con dei pupazzi. È forse questo il messaggio più forte e importante che Toy story 5 è stato in grado di regalarci. Chissà se in futuro ne avremo degli altri…
