Eusapia T.

Il ritmo trascinante ed entusiasmante impresso dagli Opera Squallid Orchestra, riproducendo i testi e le musiche degli Squallor, gruppo musicale italiano/napoletano attivo dal 1971 al 1994, noto per i suoi testi demenziali, irriverenti e spesso espliciti, ha coinvolto e galvanizzato il pubblico del cinema/teatro San Marco di Benevento nella serata del 24 Ottobre.
Gli Squallor erano composti da grandi musicisti e professionisti affermati come Daniele Pace, paroliere, cantante e compositore, Totò Savio, compositore, arrangiatore e produttore discografico, Giancarlo Bigazzi, paroliere e compositore di grandi canzoni e Alfredo Cerruti, voce narrante del gruppo.


Il gruppo degli Opera Squallid Orchestra, formato da Francesco Mandato – voce -, Marco Pietrantonio – batteria -, Peppe Timbro -basso -, Paolo Parrella – chitarra -, Antonello Rapuano e Fabiano Fasoli – piano e tastiere -, Vincenzo Saetta – sax – e Giuseppe Telaro – violino -, ha fortemente coinvolto i presenti, in un teatro in sold aut, con le musiche dagli accordi non sempre semplici nell’esecuzione degli Squallor, ma soprattutto in un percorso di ironia e denuncia degli atti quotidiani, troppo spesso dissimulati in nome della “normalità” e del perbenismo degli anni ’70 della nostra società.

Ha accompagnato l’esibizione, nella presentazione dei testi delle canzoni degli Squallor, Gennaro Del Piano, art director del progetto e insospettato e capace interprete delle massime ironiche contenute nei diversi brani.

La rappresentazione voluta e prodotta da Francesco Tuzio, Presidente dell’Accademia delle Opere, è stata presentata dalla operatrice culturale, attrice e regista Monica Carbini e, in apertura del concerto, dai saluti di Attilio Pace, figlio di Daniele Pace.
L’evento si è aperto con l’introduzione allo spettacolo del M° Luigi Ottaiano, coordinatore del corso Canzone Classica Napoletana presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento, di Ciro Castaldo, autore del libro “Fango. Gli Squallor a tutto tondo” e Gianluca Mazza, autore della tesi “Squallor, ironia e genialità”.
I tre ospiti hanno ricordato la musica anticonvenzionale e moderna degli Squallor e sottolineato il riconoscimento culturale spesso negato al gruppo napoletano a causa della censura che ha sempre accompagnato la loro opera, ritenuta scandalosa.

Nonostante la disapprovazione e la condanna che ha accompagnato l’opera musicale degli Squallor, i tre ospiti hanno ricordato l’influenza culturale da loro generata, la capacità di dissacrare eventi iconici della nostra vita squarciando le tenebre di un moralismo fuori del tempo e della vera normalità quotidiana.
Non è mancato, grazie al libro di Castaldo, un riferimento a Federico Salvatore, Squallor mancato, che, sulla scia del gruppo napoletano, prima si propose come voce dello stesso gruppo e poi costruì la sua carriera musicale con testi molto vicini al genere irriverente e derisorio dei suoi maestri.
Tante le frecciate degli Squallor alla politica ed alla chiesa, ai loro riti pleonastici proposti come modello immutabile del vivere quotidiano, alle loro offerte di cambiamento che tutto erano meno che cambiamenti, come ricordato nel brano “Albachiava” del 1994, cantata poi da Gigi Sabani.

Altro brano, ricorda Castaldo, cantato da Salvatore, sul modello degli Squallor, è stato “Sulla porta”, pezzo in cui si parlava di omosessualità, altro tema caldo e “sconveniente” di quei tempi.
Censura e politicamente corretto sono state dunque le parole che hanno accompagnato e cercato di limitare tutta la produzione degli Squallor, essi infatti hanno prodotto ed interpretato testi crudi e trasgressivi presentati con l’ironia, il sarcasmo, lo scherno e il dileggio di autori che amavano divertirsi e divertire, rompendo ogni barriera di consuetudine e pseudo moralità.

Tanti i brani presentati dagli Opera Squallid Orchestra come ad esempio “Cornutone”, molto applaudito dai presenti, “Bagno Aurora”; “Chi cazzo mo’ ‘fa fa”, “ ‘O ricuttaro ‘nnammurato”, “A chi lo do stasera” e tanti altri del repertorio dissacrante degli Squallor.
Ci piace ricordare che i testi, tutti in vernacolo napoletano, hanno sempre menzionato momenti di vita quotidiana letti con satira, quasi a demolire la loro importanza ed evidenziando la demenzialità di situazioni reali che spesso vogliamo ignorare nascondendo a noi stessi la loro assurdità, perché ridere, ci hanno insegnato gli Squallor, per denunciare con sottigliezza ed arguzia momenti lieti, ma soprattutto amari del nostro vivere, è forse l’unico modo per guardare in faccia la realtà.
Le musiche degli Squallor, sono state eseguite in maniera magistrale dall’ Opera Squallid Orchestra riproducendo il boato di note che, strette le une accanto alle altre, sono state capaci di accompagnare testi digressivi, ma trascinanti.

Non sono mancate, a fine serata, richieste di bis accompagnate dalle voci entusiaste del pubblico presente che, tutto in piedi, ha intonato con gli artisti i pezzi richiesti, smantellando pregiudizi e confutando censure, ma soprattutto, riconoscendo alla satira la validità di strumento di critica sociale e di indagine etica che usa l’ironia, l’esagerazione ed il ridicolo, per svelare e criticare vizi e difetti umani.

Di Claudio

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