Dopo aver girato esclusivamente documentari (tra cui Navalny, vincitore agli Oscar 2023), Daniel Roher non poteva chiedere di meglio per Tuner – L’accordatore, suo primo lungometraggio di finzione.

In questa occasione ha avuto modo infatti di dirigere grandi attori del calibro di Leo Woodall (Norimberga), Havana Rose Liu (Bottoms), Lior Raz (IlGladiatoreII), Tovah Feldshuh (la serie tv Law & Order), Jean Reno (Nikita) e, soprattutto, Dustin Hoffman.

L’attore due volte premio Oscar interpreta un piccolo ma fondamentale ruolo: un personaggio legato ad una storia che sotto certi aspetti ricorda molto L’ottava nota –  Boychoir. Se nel film di François Girard era un maestro di canto, in Tuner – L’accordatore è, appunto, un esperto accordatore di pianoforti di nome Harry. Un mestiere importante, che ha deciso di insegnare ad un ragazzo di nome Niki White (Woodall), il quale, col tempo, è diventato a tutti gli effetti un figlio adottivo di lui e di sua moglie Marla (la Feldshuh). Niki è dotato di un udito assoluto, una particolarità che lo rende ipersensibile ai rumori fastidiosi, ma, al tempo stesso, gli consente di avere un talento per tutto ciò che ha un suono particolare. Non parliamo solo di accordare pianoforti o di riconoscere al volo le note musicali, ma anche di riuscire a scoprire la combinazione di una cassaforte attraverso il ticchettio che si sente durante la rotazione della manopola. Quest’ultima cosa viene notata un giorno da Uri (Raz): ufficialmente imprenditore incaricato da uomini facoltosi di installare nuove casseforti nelle loro case. Ma Niki intuisce fin da subito che la sua società è una copertura per rubare oggetti preziosi durante quelle commissioni. Il ragazzo, oltre ad essere facilmente abbindolato dalla solita retorica sul razzismo e sul quanto sia giusto derubare i ricchi, ha comunque bisogno di soldi. Per aiutare Harry e Marla, ma anche perché si è innamorato della giovane pianista Ruthie (la Liu) e vorrebbe creare un futuro con lei.

Quanto ci metterà a rendersi conto che il crimine non paga? Nonostante questa sinossi possa sembrare l’origine di una storia trita e ritrita, Tuner – L’accordatore è un film capace di tenere incollato lo spettatore per tutti i suoi centosette minuti di visione. Merito non solo del cast straordinario, ma anche di una regia curata nei minimi dettagli, capace di trasmettere tensione, empatia e commozione a coloro che decideranno di vederlo. Applausi anche per la versione italiana diretta da Gabriele Patriarca (con l’assistenza di Veronica De Biase, Federico Dottori come fonico di doppiaggio e Mauro Lopez come fonico di mix) presso la CD International. Grande attesa c’era nello scoprire chi avrebbe prestato questa volta la voce a Dustin Hoffman, attore che in passato è stato doppiato da indimenticati professionisti come Ferruccio Amendola e Giorgio Lopez. La scelta è ricaduta su Marco Mete, ed è decisamente importante, perché la voce di Roger Rabbit sta doppiando altri attori un tempo affidati a Lopez, come Danny DeVito. Il resto del cast artistico di Tuner – L’accordatore ha visto al leggio nomi del calibro di Federico Campaiola (Niki), Martina Felli (Ruthie), Andrea Lavagnino (Uri), Cristina Boraschi (Marla), Massimo Corvo (Marius Maissner) e David Chevalier (Yoni).

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