Ugo Fagioli: un disco, una web serie

Siamo dentro le trame indie della canzone d’autore attuale, quella nostrana, quella di oggi che si fa portatrice sana di suoni digitali… Ugo Fagioli fa il suo esordio con “Respira” un disco di semplicità e trasparenze, come la bellezza che piace a noi… figlio di questo periodo di apocalisse in cui è proprio la bellezza a cambiare faccia e forma, in cui è proprio il respiro a divenire fonte di malattia, lui che è prima di tutto fonte di vita. Paradossi di un peso poetico importante. Questo disco è figlio anche una Web Serie che ha 9 episodi quante sono le sue scritture. Serie che possiamo trovare nel suo CANALE YOUTUBE… e noi di seguito vi riportiamo il primo e l’ultimo, l’origine e la chiusa. Parlando appunto di bellezza… viaggiamo dentro le trame di questo “Respira”.

Noi parliamo spesso di bellezza. E ne parliamo andando spesso anche oltre la buccia delle belle cose di scena. Per Ugo Fagioli che cos’è la bellezza?
La bellezza è un concetto che va ben oltre il lato estetico delle cose. Siamo in un mondo che cerca sempre d’influenzarci attraverso canoni di bellezza standard. Forse un modo per omologarci e di non permetterci di esprimere ciò che siamo veramente. Nella musica vedo questo concetto applicato in tantissime cose.
Se non crei una Hit puoi scordarti un passaggio in radio o la presenza del tuo brano in una playlist famosa di Spotify. “È sempre stato così” e forse non cambierà mai.
Questa frase non da valore alla musica, ma al contrario la rende omologata agli stardard di bellezza che vogliono un certo tipo di suono, con un uso delle parole “giusto” e con una chiara forma di perbenismo che fa nascere una specie di paura nella gente, di scoprire cose nuove che creano “rottura”.

E quanta bellezza sta dentro i dettagli secondo te? E di dettagli da sottolineare ce ne sono molti in questa Web Serie che corona il disco…
Viviamo in un momento storico dove escono centinaia di brani ogni settimana e per me è stato importantissimo aver creato una Web Serie che trasformasse le parole del mio disco in immagini, in scene che ho vissuto veramente. Un modo nuovo di proporre musica, per far capire alle persone di non essere le sole ad aver provato dolore per la fine di una storia d’amore. Ci sono alcuni dettagli che abbiamo inserito nella serie, molto importanti, come quando i protagonisti sulla spiaggia disegnano un cerchio e un simbolo dell’infinito, la carta da regalo, tutti dettagli che simboleggiano la voglia di partire.
Nel disco ho utilizzato strumenti come percussioni africane e sintetizzatori degli anni 60, che creano una grande profondità.
La cura e la ricerca del suono è stata fondamentale per il risultato finale.

Ecco parliamo dalla serie: come nasce questa idea che sviluppa concetti quali solitudine, distanza, il respiro che viene impedito… bellissima l’idea della boccia di vetro come fossimo pesci rossi…
Avevo bisogno di qualcosa che facesse distinguere i personaggi della serie da altre cose già viste. L’idea della sfera è venuta per questo. Oltre che a favorire le scene dove i personaggi dovevano stare vicini per le norme anticovid, abbiamo pensato che potesse essere anche una sorta di “bolla interiore” ovvero la paura di parlare, di non essere ascoltati, di essere soli e di vivere dentro un vortice di emozioni che li opprime.

E quanta bellezza anche dietro i non detti di cui questa serie è piena? Il finale anche e soprattutto… ci ho voluto leggere anche irrealtà, sogno, speranza dietro la visione futura del respirare…
Amo le parole che comandano un’azione involontaria.
“Respira” è una parola scritta su un muro in centro a Bologna, che ho letto un giorno mentre stavo camminando senza meta. Quando l’ho letta, mi sono bloccato. Ho preso un grande respiro e ho buttato fuori tutta l’aria che avevo in corpo. Una sensazione bellissima, che mi ha fatto capire quanto le parole possono spostare le cose.
I “non detti” tuttavia, danno una caratterizzazione dei protagonisti della serie. Ognuno ha i suoi, come nella vita reale. Sono ciò che ti mette davanti a quello che sei veramente. Più “non detti” hai, più sei lontano da te stesso. Analizzare una storia d’amore finita non è facile, ripercorrere i momenti belli e quelli brutti ti fa stare male, ma allo stesso tempo ti rende consapevole di quello che sei diventato. Capire tutto quello che è successo, ti libera la mente e ti fa star bene con te stesso. Questo ti permette di relazionarti con altre persone, senza portarti dietro le paure e i dubbi che avevi. Questo l’ho imparato sulla pelle e un disco così mi sarebbe servito in quei momenti di totale sconforto.

E di questi 9 capitoli, qual è sicuramente quello che per te ha determinato tutto? Io penso a “Pensare al futuro”…
“Pensare al futuro” fotografa un momento d’indecisione. Nella serie, i personaggi sono pieni di dubbi sul loro futuro. Dopo un po’ di tempo non si parlano più ed entrano in una sorta di apatia comune, che non gli permette di capire quello che sta succedendo. L’episodio 4 ovvero “Speranza”, è quello che determina la fine della prima storia d’amore e che apre le porte alla seconda.
Forse è quello l’episodio “chiave”, ma tutti gli episodi raccontano un aspetto dell’amore che ho voluto associare ad un colore (gli episodi infatti, sono tutti di colori diversi, associati al mood dei brani)

Per te qual è il male d’autunno?
Parlare di male d’autunno in questo momento è veramente pericoloso 🙂
L’autunno è una stagione che a me porta ad un esaurimento di tutte le energie.
Sarà la poca luce o lo stress accumulato durante l’anno, ma è una stagione in cui perdo la voglia di fare. Tuttavia, è in questo periodo che sento l’esigenza di scrivere di tutto quello che mi passa davanti agli occhi. Poi quando arriva l’inverno mi chiudo in studio a lavorare su quello che ho scritto durante questa stagione.