“Io sono un uomo di scienza, ed ho sempre creduto nelle leggi immutabili della natura” dott. Johns
Nel 1992 esce in vhs per la serie “Lucio Fulci Presenta” un film del regista toscano Umberto Lenzi, Le Porte dell’Inferno, classe 1989. La pellicola viene prodotta per la televisione e faceva inizialmente parte di una serie intitolata “I Maestri del Thriller“, ma a causa dell’alto tasso di violenza fu trasmessa in tv soltanto nel 1991. Girato tra Roma e Rieti, Le Porte dell’Inferno vanta nel cast nomi quali Barbara Cupisti, Paul Müller e Giacomo Rossi Stuart qui al suo ultimo film. L’ambientazione è quasi del tutto sotterranea, girando la storia intorno a un gruppo di speleologi, e ciò lo rende particolarmente cupo e claustrofobico, e, se talvolta può risultare anche un po’ soporifero, tuttavia intrattiene e non è così male come si potrebbe pensare. Tutto il fulcro ruota intorno ad un’antica leggenda, quella di sette monaci eretici che nel medioevo furono condannati dalla Santa Inquisizione, e che, ovviamente, non riescono a trovare pace. A meno che…

Lo speleologo Maurizio Fasner ha stabilito il nuovo record mondiale di permanenza nel sottosuolo, stando all’interno di una profonda grotta da ben 78 giorni. L’uomo è costantemente monitorato e tenuto sotto stretta sorveglianza da una squadra di suoi colleghi pronti ad intervenire nel momento del bisogno, guidati dall’esperto dott. Johns. Un’ora prima dell’uscita dell’uomo dalla grotta, però, qualcosa va storto. Fasner comincia ad avere delle visioni mistiche, poi si accascia al suolo con evidenti problemi respiratori, e chiama i suoi colleghi chiedendo loro di andare ad aiutarlo perché, parole sue, “loro stanno arrivando, stanno venendo a prendermi, vogliono uccidermi!!!”. Dopodiché la comunicazione, sia visiva che vocale, si interrompe. Allora la squadra decide di calarsi subito nella grotta per aiutarlo, e ad essa si aggiungerà una coppia di archeologi che sta studiando i ruderi di una vicina abbazia, un luogo, a quanto pare, maledetto. La giovane archeologa Laura Benson afferma di essere in possesso di alcune antiche mappe che mostrerebbero come la cripta ed i sotterranei della vecchia abbazia siano collegati con il sistema di grotte nel quale si trova il malcapitato Fasner. Dettaglio assolutamente da non sottovalutare se si è a conoscenza della leggenda che aleggia sui ruderi dell’abbazia maledetta, che fu data alle fiamme nel 1289 per bruciare con essa i sette monaci eretici che vi risiedevano, dediti a pratiche maligne ed adoratori del demonio. Ma i sette monaci, scomunicati dalla chiesa e gravati da un’atavica maledizione, si aggirano ancora in quei sottosuoli, alla ricerca di altri sette eretici da sacrificare per poter così finalmente lasciare per sempre questi lidi mortali. E si dà il caso che i sette speleologi ed archeologi chiusi là sotto siano ebrei, o protestanti, o non battezzati, o atei, o testimoni di Geova, quindi perfettamente adatti al sacrificio.

Sebbene il film non sia certo tra i più memorabili del grande Umberto Lenzi, si può dire che qualche spunto interessante ce l’abbia eccome. A partire dalla location principale, decisamente suggestiva, l’abbazia maledetta i cui ruderi sono fatti scorrere davanti ai nostri occhi accompagnati da una musica assolutamente adatta allo scopo, firmata da Pietro Montanari, autore della colonna sonora di un cult quale La Casa 3 dello stesso Lenzi (1988), e di molte opere del grande Joe D’Amato. Si tratta della chiesa, con annesso convento, di San Bonaventura, a Monterano (Roma), progettati entrambi dal Bernini e realizzati tra il 1677 ed il 1679 su incarico di Papa Clemente X Altieri. I ruderi dello storico complesso religioso sono stati più volti utilizzati al cinema, ad esempio in titoli quali Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), Brancaleone alle Crociate e Il Marchese del Grillo di Mario Monicelli (1970 e 1981), Dèmoni e Una Notte al Cimitero di Lamberto Bava (1985 e 1989). Tuttavia i ruderi di Monterano non sono gli unici usati per rappresentare l’abbazia dei monaci eretici: altri scorci degli esterni mostrano i resti, altrettanto affascinanti e suggestivi, del Castello di Rocchettine, sito a Torri in Sabina (Rieti), a pochi chilometri dal confine con l’Umbria, edificato nel corso del XIII secolo. Sebbene la maggior parte del film si svolga sotto terra, queste due maestose location, sapientemente riprese dal maestro Lenzi, danno il loro apporto all’inquietudine generata dalla storia.

Il cast, a parte un paio di nomi, non brilla purtroppo per doti recitative, ed alcuni sono addirittura al limite del dilettantesco; è forse questa la pecca più macroscopica del film. Certamente degno di nota il grande attore umbro Giacomo Rossi Stuart, le cui partecipazioni a film di genere e non sono talmente numerose che non avrebbe alcun senso cercare di elencarne qualcuna. Con Lenzi aveva già lavorato nel 1962 in Caterina di Russia, dove interpretava il Conte Poniatowski, e nel 1964 in Sandok il Maciste della jungla, e con lui chiuderà la sua carriera, in quanto Le Porte dell’Inferno è l’ultimo film nel quale ha recitato. L’attore, qui nel ruolo del professore che guida la spedizione speleologica, ci offre una discreta interpretazione, per quanto glielo conceda la sceneggiatura, di un uomo scettico e miscredente, ancorato saldamente alla fede nella scienza come unica verità, che si troverà suo malgrado a fare i conti col sovrannaturale ed a doverne constatare amaramente l’esistenza. Al suo fianco la bella attrice toscana Barbara Cupisti, unica donna della spedizione insieme alla giovane archeologa, all’epoca non ancora trentenne, ma già nota nel mondo del cinema horror per aver partecipato a classici quali Lo Squartatore di New York di Lucio Fulci (1982), Deliria di Michele Soavi (1987) e Opera di Dario Argento (1987). Altri nomi noti sono quelli del milanese Pietro Genuardi, che esordisce nel cinema di genere diretto da Luigi Cozzi nel suo ormai cult Paganini Horror del 1989, del siciliano Gaetano Russo nel ruolo di Fasner, già diretto da Lenzi in Roma a Mano Armata (1976) ma anche da Gianni Martucci in Thrauma (1980) ed I Frati Rossi (1988) e da Giovanni Simonelli in Hansel e Gretel (1990) sempre per la serie “Lucio Fulci Presenta“, e dello svizzero Paul Müller, diretto in Italia da nomi del calibro di Pietro Germi, Roberto Rossellini, Riccardo Freda, Mario Bava, Luigi Comencini, Mario Monicelli, Joe D’Amato e moltissimi altri, ed anche lui presente nel film suddetto di Simonelli. Nonostante questa rosa di nomi interessanti, tuttavia la recitazione non è certamente il punto di forza di questo film.

Senz’altro d’impatto le belle sequenze buie e claustrofobiche che si svolgono all’interno delle grotte, e che ricordano quelle altrettanto sinistre del fanta-horror di Ciro Ippolito del 1980 Alien 2 – Sulla Terra, che ha anch’esso come protagonista un gruppo di speleologi. Ma mentre Ippolito fa scontrare i suoi uomini con l’elemento fantascientifico, Lenzi invece li farà scontrare con un gruppo di fantasmi maledetti non proprio simpatici e benintenzionati che prendono forma di tarantole per rendersi ancora più gradevoli ai malcapitati che vi si imbattono. La fantascienza cede il posto alla ghost story, ma certamente c’è affinità tra le due pellicole, quanto meno nelle atmosfere. Gli amanti dei b-movies senz’altro apprezzeranno questo piccolo film così scalcagnato ma capace di divertire chi ama questo genere di prodotto a basso budget abbastanza tipico degli anni Ottanta/Novanta. Il tema delle caverne infestate da entità non proprio benevole, anche se di differente natura, si ritroverà successivamente in lavori internazionali quali Il Nascondiglio del Diavolo di Bruce Hunt e The Descent di Neil Marshall, entrambi classe 2005.
Certo Lenzi ha fatto molto di meglio, anche in ambito registico, visto che qui non brilla certo per trovate o guizzi visivi particolari, ma si sa che, per sua stessa ammissione, il genere horror non è mai stato tra i suoi preferiti. I personaggi non hanno nulla di particolarmente interessante ed i dialoghi sono spesso illogici, così come senza senso sembrano essere le motivazioni per le quali i monaci eretici cercherebbero di uccidere altri eretici come loro, se non per il fatto di un eventuale riscatto davanti agli occhi del Signore: negando l’eresia ed uccidendo gli eretici in qualche modo i monaci si pentirebbero delle loro azioni riavvicinandosi alla strada della vera fede. Tuttavia ciò non viene mai spiegato ed è quindi una mera deduzione. Il film riesce comunque ad essere piuttosto visionario ed a tratti onirico, ed a coinvolgere quanto basta per arrivare in fondo con una certa curiosità.

Molte le citazioni, tra cui al cult dello stesso Lenzi Incubo sulla Città Contaminata (1980), al quale si occhieggia nel colpo di scena finale, o al gioiello di Lucio Fulci E tu vivrai nel Terrore! – L’Aldilà (1981), omaggiato ovviamente nelle scene con protagonisti i sette ragni schifosi nei quali si sono mutati i sette monaci dannati. Non disprezzabili gli effetti splatter, considerando che si tratta di un extra-low budget. Belle anche alcune trovate come la croce infuocata che appare nei cunicoli, le candele disposte come in un rituale satanico intorno alle vittime, le immagini sacre che trasudano sangue ed i serpenti, che fanno parte delle visioni mistiche del povero Fasner. Insomma, nonostante gli evidenti limiti, un autore raffinato come Lenzi riesce comunque a dare un taglio dignitoso anche ad un’opera di serie B come questa. Personalmente sento la mancanza anche di questo tipo di produzioni che in Italia non si fanno ormai più e sono il simbolo di un’epoca in cui il cinema di genere era tutta un’altra cosa, un’epoca che a me, a dirla tutta, nonostante non disdegni affatto il panorama Made in Italy odierno, manca da morire.
Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme YouTube ed Amazon Prime Video ed in dvd AVO Film.
https://www.imdb.com/it/title/tt0134902
