Un amore così grande: una love story sulle note de Il Volo

Un amore così grande non è solo il titolo di una delle canzoni più famose della storia della musica italiana, ma anche uno dei più grandi successi del gruppo di giovani cantanti Il Volo. Ovviamente reinterpretata, la canzone era stata scritta nel 1976 da Guido Maria Ferilli e fu cantata, tra i tanti, da Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.

Si è partiti, quindi, da questo. Da uno dei brani di maggior successo di questo trio di ragazzi (due tenori, un baritono), che, in giro per il mondo, hanno ottenuto un successo letteralmente stratosferico (tanto da aprire  un concerto della “regina” Barbra Streisand).

Il concetto di “commedia-veicolo”, che serve più che altro a cavalcare l’onda del successo del cantante di turno, è vecchio e risaputo. I melodrammi canori o musicarelli dedicati ai musicisti italiani si sprecano.

Negli anni Cinquanta e Sessanta abbiamo visto una marea di film del genere, fatti ruotare attorno alle figure di Rita Pavone, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Al Bano, Caterina Caselli e Little Tony, fino, più tardi, a Nino d’Angelo e compagnia bella.

Nel caso di Un amore così grande le musiche de Il Volo e la loro apparizione su schermo, però, si limitano ad accompagnare la storia sentimentale tra Vladimir (Giuseppe Maggio) e Veronica (Francesca Loy), vero fulcro della trama.

Proprio come accadeva ne Il bisbetico domato con Celentano, anche qui si tira in causa Shakespeare, con buona pace del senso del ridicolo. Con la vergognosa pretenziosità di citare Romeo e Giulietta, il film di Cristian De Mattheis mette in campo una serie di luoghi comuni e di dialoghi imbarazzanti, aiutato senza sforzi da un cast poco convincente.

E, se le note della Bohème disseminate lungo tutto il film sono sempre un piacere da ascoltare, le innumerevoli situazioni da sceneggiata napoletana alla Mario Merola diventano involontariamente comiche. Il senso dell’umorismo è provocato proprio da momenti forzatamente seriosi, da questo prendersi troppo sul serio che serpeggia lungo tutta la durata (eccessiva) del lungometraggio.

Un amore così grande si rivela essere un maldestro erede dei musicarelli di Ettore Maria Fizzarotti, un prodotto purtroppo anacronistico e datato che incontrerà, probabilmente, il favore solo dei cultori del genere e dei fan più affezionati de Il Volo.

 

 

Giulia Anastasi