Un mondo a parte: benvenuti al centro sud

Alla sua quinta collaborazione con il regista Riccardo Milani, per il quale, oltre al Grazie ragazzi del 2023, ha interpretato affiancato da Paola Cortellesi i successi Mamma o papà? e il dittico Come un gatto in tangenziale, l’attore originario di Olginate Antonio Albanese veste in Un mondo a parte i panni del maestro elementare Michele Cortese.

Maestro che, dopo quarant’anni di insegnamento nella giungla romana, riesce a farsi assegnare all’Istituto Cesidio Gentile detto Jurico, scuola composta da un’unica pluriclasse, con bambini dai sette ai dieci anni, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Una svolta che sembrerebbe aprirgli una nuova vita e nella quale riesce a superare la sua inadeguatezza metropolitana, diventando uno di quel posto perennemente innevato proprio grazie al supporto dei giovanissimi alunni e della vicepreside Agnese, incarnata da una Virginia Raffaele opportunamente fornita di esilarante accento abruzzese.

Fino al momento in cui, quando tutto sembra andare per il meglio, giunge la notizia che la scuola chiuderà a Giugno a causa della mancanza di iscrizioni; portando dunque i protagonisti ad intraprendere una corsa contro il tempo per far sì che ciò non avvenga.

E diciamo subito che, al di là di un plot che richiama inevitabilmente alla memoria quello del wertmülleriano Io speriamo che me la cavo con Paolo Villaggio, la tematica dell’impatto sociale che il quotidiano vivere rurale ha sull’uomo abituato alla grande città non risulta certo argomento nuovo cinematograficamente parlando, se pensiamo che uno dei titoli maggiormente noti in proposito sia quel Benvenuti al sud di Luca Miniero che nel 2010 fu già a sua volta rifacimento tricolore del francese Giù al nord di Dany Boon.

Ma, procedendo su questa sempreverde linea narrativa della commedia, Un mondo a parte garantisce l’indispensabile dose di sorrisi da strappare allo spettatore, invitato oltretutto a riflettere sul fatto che abituarsi al peggio è la cosa più brutta che un essere umano possa fare e ad immergersi in un freddo territorio geografico italiano dove, a detta dei personaggi, la rassegnazione si mangia a morsi come la scamorza.

Con un Albanese e una Raffaele amalgamati sufficientemente bene, ma anche l’impressione che, tra accoglienza di bambini ucraini e africani e una evitabilissima parentesi drammatica riguardante una ragazza omosessuale, sia un po’ troppa la carne al fuoco tirata in ballo nella oltre ora e cinquanta di visione.

Tanto che, con la Agnese dolce Agnese di Ivan Graziani pronta a fare da colonna sonora, a risentirne è soprattutto un ritmo generale che non è certo il massimo in Un mondo a parte, guardabile ma leggermente tirato per le lunghe.

 

 

Francesco Lomuscio